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Le ultime battute della campagna elettorale per le Regionali in Campania consegnano un quadro a dir poco desolante. Sovrasta su tutto l’insulto tra i due candidati alla presidenza, Roberto Fico per il centrosinistra ed Edmondo Cirielli per il centrodestra, mentre lo scontro si consolida su temi che fanno riferimento alla politica nazionale: condono, autonomia regionale differenziata, sanità e politiche per le zone interne. Sembra di rivivere la stagione del laurismo, allorché per catturare il consenso, in assenza di una politica di grande dignità, si faceva ricorso alle scarpe divise a metà, da unire in caso di successo o alle mille lire anche esse strappate a metà. In questo contesto si è smarrito l’impegno del primo compito della Regione che è quello della programmazione territoriale che in Campania oppone aree fortemente urbanizzate (Napoli, Salerno e Caserta) ad una desertificazione (Irpinia e Sannio) che vede sempre più l’emigrazione, soprattutto giovanile, come fuga dalla disperazione, . In questo clima la stessa campagna elettorale non può che non consegnare balbettii conditi con promesse che fanno riferimento a pochi spiccioli quando invece i problemi sul tappeto avrebbero bisogno di grandi infrastrutture e adeguate risorse.

Ma qui si paga l’errore di fondo sin dalla nascita delle Regioni nel 1970 che per la Campania, fra tutte, ha significato gestione senza programmazione, clientele e trasformismo nel consueto abito dell’assenza di una vera e propria classe dirigente. Secondo gli ultimi sondaggi il centrosinistra, o campo largo, godrebbe di un significativo vantaggio e questo sprona Cirielli e centrodestra a non lasciare indietro nessuna occasione, seppure aggressiva, per recuperare il possibile svantaggio. Così come è avvenuto mercoledì quando su Fico si sono addensate frecce velenose per il fatto che l’ex presidente della Camera non si è presentato al confronto in Rai con tutti gli altri candidati presidenti. Cirielli, dopo aver definito il comportamento del competitor scorretto, ha aggiunto: «Questo modo di fare, di cambiare idea, dimostra che non abbiamo di fronte una persona corretta e coerente. Ha cambiato idea sul Pd, ha cambiato idea su De Luca, vorrei sapere se lui e i 5 stelle hanno cambiato idea anche sull’autonomia differenziata, che faceva parte del loro programma di governo». Si scatena la bagarre a cui Fico non ritiene di dover replicare sebbene ricordi a Cirielli la difficoltà sua nel sostenere un’Autonomia che penalizza la Campania e le regioni meridionali. Che questa campagna elettorale abbia un tono al ribasso lo si evince anche dal confronto a distanza tra i due candidati presidenti.

Aveva cominciato il centrodestra accusando Fico di possedere un gozzo ormeggiato al circolo dell’Aeronautica dell’isola di Nisida, luogo protetto, per 500 euro all’anno, aggiungendo poi di aver condonato una villa a San Felice al Circeo, avendone cambiato l’uso di destinazione del garage in abitazione. Così, gridando al lupo, si è tentato di squalificare il candidato presidente che ha offerto chiarimenti e a sua volta non ha mancato di fare le pulci al suo avversario, con argomenti poco dissimili da quelli a lui contestati. L’esito elettorale dipende molto anche dai comportamenti del governatore uscente Vincenzo De Luca, intenzionato a ricandidarsi per la terza volta e stoppato dalla bocciatura della Consulta sul terzo mandato.

In una prima fase, l’ex “sceriffo” salernitano aveva addirittura contestato la candidatura di Fico, anche usando quel suo linguaggio colorito che gli ha creato simpatie. Poi, dopo un lungo braccio di ferro con la segreteria nazionale del Pd, Elly Schlein ha stretto con lui un patto che prevedeva la nomina di Piero De Luca, figlio del governatore, a segretario regionale del partito — cosa che è già andata in porto — facendo storcere il muso a molti iscritti al Pd napoletano, e inoltre assicurandosi, in caso del successo del centrosinistra, almeno due assessorati di peso nella giunta regionale. E non è poco.

Ciò nonostante, De Luca è impegnato a dimostrare che i voti della sua lista “Testa Alta” sono determinanti per la vittoria del centrosinistra e quindi per Fico Presidente, che egli non ama molto. Anche Clemente Mastella, leader di “Noi di centro”, che ha scelto con la sua lista il centrosinistra (anche se il Pd sannita lo avversa come sindaco di Benevento), non fa mistero del fatto che i voti da lui conquistati potrebbero essere decisivi ma, come molti, è più preoccupato dalla non presenza degli elettori ai seggi, un’astensione che potrebbe diventare il primo partito e decidere sulla guida futura della Regione Campania.

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Gianni Festa

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