Roma – Emozione e tensione si mescolano. Come quando accade nelle giornate importanti. Così è stato, questa mattina, nella sala intitolata a Giovanni Spadolini, al Ministero della Cultura, durante la seconda giornata in cui sono state lette le relazioni per assegnare la candidatura a Capitale italiana della Cultura per il 2028. Prima di Mirabella è toccato a Massa Carrara con: ‘La luna, la pietra. Dove Tirreno e Apuane incontrano la storia”. Poi anche la cittadina irpina ha letto il suo dossier. A prendere la parola Massimo Lo Pilato e lo staff che ha redatto quello che non è solo un sogno, ma anche un grande progetto: “L’Appia dei popoli”.
“Ho portato nelle mie parole – ha detto Lo Pilato, poeta – tutta la stima e le emozioni di chi mi segue ogni giorno, dando ai miei pensieri ali per volare”. A introdurre il dossier il sindaco Giancarlo Ruggiero, che ha ricordato la sottoscrizione di sessanta Comuni irpini della candidatura. “Grazie per il sogno che ci state facendo vivere- ha detto”. Lo Pilato ha ribadito come la Regina Viarum, l’Appia, “costituisca ancora oggi un nodo strategico nel percorso da Roma a Brindisi, ed è il connettore di diverse culture. Con il nostro progetto, conferiremo ad esso attrattivita’ e sostenibilità, contrastando lo spopolamento, attraverso la rigenerazione urbana e territoriale. Lavoriamo per un modello partecipativo e universale, perché una città più colta è più felice”. Quindi spazio al cortometraggio in cui nelle stradine caratteristiche di Mirabella Eclano, interamente allo scuro, si alternano immagini della chiesa di S.Bernardino, di ragazzi che ballano la dance, e di una stalla. “La cultura è luce – sottolinea il poeta – e noi la vogliamo rappresentare facendovi conoscere le tradizioni e la nostra civiltà. Una cultura non statica ma che parli delle radici per disegnare il nostro futuro”. In movimento come “il nostro obelisco di paglia, 25 metri di speranza e luce. Siamo una comunità piegata da tragedie e disgrazie ma che, poi, rinasce sempre. La storia di una terra con le carte in regola per ambire a quello per cui stiamo discutendo”.
Quindi è stato l’assessore alla Cultura, Raffaella D’Ambrosio a ribadire come: “Questo progetto ha la parola come mezzo, possibilità di connessione, non cultura imprigionata”. Come quando si tira il Carro, la terza domenica di settembre, ” la cultura è movimento, fonte di sviluppo consapevole e responsabile del patrimonio. Ci siamo aperti allo sguardo dei giovani, perché è anche trasformazione. Dobbiamo combattere contro l’indifferenza che è la vera antagonista. Dobbiamo essere consapevoli del nostro territorio per essere veramente forti e consegnare un futuro ai giovani”. Poi è toccato al direttore artistico del progetto, Francesco Cascino, il quale ha ribadito che “è stato un lavoro di ricongiungimento di generazioni. E di una provincia metafora di accoglienza. L’Appia non è il passato perché ricongiunge i popoli, possibilità di vivere l’universo. Abbiamo avuto un approccio creativo e immersivo creando un distretto territoriale armonico”. E le presenze di Vinicio Capossela e Big Mama lo dimostrano. “Irpinia come grembo materno. E sinonimo di arte, cultura, impresa e comunità”. La commissione del ministero chiede se, due milioni di euro di budget, non siano pochi.
Ma, a Mirabella, è stata applicata l’economia della fruizione, della conservazione, della conoscenza e della gestione. E ieri è arrivata anche la partecipazione della Regione Campania. Il budget aumenterà con “l’interrelazione con il territorio, dove insistono 240 mila aziende, eccellenze alimentari ed enogastronomiche. Non sarà un investimento statico”. E poi la collaborazione con le Università, la viabilità agevole grazie all’autostrada, uscita a Grottaminarda, quattro chilometri lontana, la costruendo Alta Capacità, che dovrebbe terminare l’anno prossimo. Quindi in tempo utile. L’appello finale lo fa il neo vicepresidente della Provincia, Franco Di Cecilia.
” Un progetto – esordisce – caratterizzato da grande speranza, che si sposa con quello della Provincia. Non è solo l’aspirazione di una città ma dell’intera comunità irpina. Che conta 400 mila abitanti. E che si rivolge alle sue radici più profonde, con l’Appia dei popoli elemento centrale e qualificato. La strada più Importante, che rappresenta il viaggio, i ponti che significano dialogo, per lenire le piaghe di un mondo ammalato. La nostra è una terra povera ma dignitosa, ma che lavora e progetta. Il Sistema Irpinia comprende molte iniziative. Siamo la provincia dell’arte sacra, dei cento castelli, dei grandi politici di oggi e di ieri, letterati, poeti: vi chiediamo di prestare attenzione. Sarà un riconoscimento per le piccole comunità, l’Italia migliore. Dove c’è l’autentica identità del popolo, l’accoglienza e lo spirito di generosità. La nostra è una provincia tormentata, di sacrifici e sangue versato, date la possibilità di riprenderci. Con lo sguardo rivolto al futuro”. E conclude: “Un altro sogno dei nostri territori è quello della restanza. Sarebbe, quello che assegnerete, una grande opportunità per una legittima aspirazione”. Tra un mese esatto, il prossimo 27 marzo, dopo che la Commissione del ministero della Cultura avrà studiato tutti i dossier, si saprà il nome della città che sarà Capitale italiana della Cultura 2028.






