Si racconta con la semplicità che è la sua cifra distintiva Ghemon, al secolo Giovanni Luca Picariello dal palco di Corso Vittorio Emanuele, nello spazio antistante la villa. Saluta la sua città, che lo accoglie con un “tempo da lupi”, ribadisce l’orgoglio di essere avellinese, ricorda come fosse il sogno di suo nonno vederlo sul palco e canta con il suo stile inconfondibile, da “Rose Viole”, proposta con successo al festival di Sanremo ai brani che hanno segnato i suoi esordi, tra ritmi rap e brani di rara intensità. A introdurlo sul palco il sindaco Gianluca Festa e l’assessore Stefano Luongo. Da “La rivincita dei buoni” del 2007 a “E poi all’improvviso impazzire” nel 2012, fino a “Qualcosa è cambiato. Qualcosa cambierà”, “Orchidee” e all’ultimo album “Mezzanotte”. Fino al singolo “Criminale emozionale”, seguito nel 2019 da “Rose viola”. Un concerto, preceduto dagli Atomic Love Disorder, che arriva al culmine del tour “Ghemon e le forze del bene” con cui l’artista avellinese sta girando l’Italia, accompagnato dalla sua band. A prendere forma un viaggio dai ritmi soul al pop, capace di coinvolgere davvero tutti, grazie a testi intensi e mai banali e alla forza di un artista che ha fatto della musica strumento per ricominciare, più forte di prima. Un concerto che rappresenta la conferma del suo talento, come dimostra la scelta di puntare su rime estremamente curate sotto l’aspetto lessicale, che fanno di lui un artista a meta tra un cantautore e un rapper. E sono in tantissimi ad ascoltarlo malgrado le incerte condizioni metereologiche del pomeriggio. Si canta in coro, con i telefonini che accendono la notte. Poi l’omaggio alla sua città “Mi ricordo dove sono nato e sono cresciuto. Avellino ce l’ho dentro al cuore. E la porto in alto con me. Quella era la mia scuola. In quella villa ho dato i miei primi limoni. Chi lo poteva dire, io forse un po’ sì. Non mi sono mai reputato meglio di nessun altro. Ma che avessi qualcosa da esprimere, sì lo sapevo. L’ho sempre saputo.
Qualcosa di speciale, da dire a modo mio, ho cercato di proteggerlo, come si fa con le cose belle e fragili . Proteggete le cose belle speciali, non cercate di essere come gli altri. Non imitate le altre città, le altre persone. Distinguetevi, c’è bisogno di ognuno di voi. Non di una massa che uno gli dice cosa fare e loro obbediscono.
Ringrazio chi ci credeva e chi no. I miei genitori e mia sorella. Perché, accanto a chi sogna, c’è sempre bisogno di chi sostiene. E loro non mi hanno mai buttato giù. In me ci hanno sempre creduto”.
Avellino ce l’ho nel cuore, l’omaggio di Ghemon alla sua città
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redazione web
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