“Avvocatura: regole formali e coscienza individuale”, al centro dell’incontro promosso, oggi, al circolo della stampa Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati in cui esperti del settore si sono confrontati sul rapporto tra norme deontologiche e responsabilità personale, quotidiana e umana della professione forense. Ad aprire l’incontro i saluti istituzionali di Fabio Benigni, presidente dell’Ordine degli avvocati e dall’avvocatessa Giovanna Perna, presidente del Comitato Pari opportunità. Mentre Adele Sessa, presidente di sezione del Consiglio Distrettuale di Disciplina Forense della Corte di Appello di Napoli, si è soffermata sui risvolti in materia di deontologia forense.Mentre il dott. Lorenzo Savignano dell’ASL di Avellino ha evidenziato il rischio come il lavoro diventi fatica e dolore nel caso non ci sia non cura della persona. Durante l’incontro, moderato dalla vicepresidente del comitato Antonella Sorice, che ha evidenziato la necessità di un percorso di consapevolezza che rimetta al centro la persona, il dibattito è entrato nel vivo grazie ad un’ ampia riflessione sul libro “Avvocato Zen – Equilibrio personale e professionale” di Giovanna Caliendo, volume che mescola il diritto al mindfulness.
«Il titolo dell’incontro di oggi – Avvocatura: regole formali e coscienza individuale – ci pone – ha evidenziato la presidente del comitato Giovanna Perna- immediatamente davanti a una tensione che ogni avvocato conosce bene: quella tra ciò che è prescritto dalle norme e ciò che abita la nostra responsabilità personale, quotidiana, umana. Il libro Avvocato Zen – Equilibrio personale e professionale si inserisce con grande lucidità proprio in questo spazio di riflessione, sottolineando come la consapevolezza di sé, la gestione dello stress e l’ascolto delle proprie emozioni non siano elementi estranei alla deontologia, ma ne costituiscano un presupposto profondo. Un avvocato consapevole è un avvocato più libero, e un avvocato più libero è anche un avvocato più responsabile, più rispettoso delle regole, più capace di tutela autentica dei diritti».
Ma ha aggiunto che le regole non sono uguali per tutti: «Le regole formali dell’avvocatura sono uguali per tutti, ma l’esperienza concreta di quelle regole, il peso che esercitano sulla vita quotidiana, non è uguale per tutte e per tutti».Poi la nota penalista si è soffermata sull’universo femminile. «Le donne continuano a misurarsi con carichi doppi e spesso invisibili: il tempo della cura, la maternità, la gestione familiare, l’aspettativa sociale di tenere insieme tutto, senza che questo trovi reale riconoscimento nelle strutture organizzative e nei modelli professionali dominanti.E ha chiuso così: «Parlare di equilibrio non è un esercizio individuale o intimistico, ma una questione di pari opportunità, di accesso reale alla professione, di sostenibilità del lavoro nel lungo periodo».
Infine Caliendo ha illustrato il contenuto «Nel mio libro, arrivato in un momento particolare della mia carriera, cerco di conciliare due concetti che apparentemente sembrano contraddittori, cioè la pratica del diritto e la pratica Zen. Entrambi parlano di integrità, equilibrio e centratura. È uno strumento in più da riporre nella nostra cartella di lavoro, insieme al tablet e ai fascicoli, da tirare fuori nei momenti in cui ci sentiamo sopraffatti dagli impegni quotidiani» Poi la verità sulla professione. : «Il lavoro dell’avvocato è un lavoro di narrazione. Da fatti noti, spesso dolorosi, l’avvocato deve ricreare, trasformare e con questo processo si fa carico anche del peso delle storie altrui».



