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Avellino, un “disastro tecnico” senza precedenti

Un vero e proprio “disastro calcistico”. Senza precedenti. L’U.S. Avellino ieri ha chiuso la regular season al limite della zona playout. Un fallimento tecnico della società della famiglia D’Agostino ma soprattutto della gestione tecnica del direttore sportivo Enzo De Vito, ormai esautorato e prossimo al saluto (il suo contratto scadrà il 30 giugno, ndc). Nemmeno l’arrivo di Rastelli a metà ottobre al posto di Taurino ha cambiato l’andazzo di una stagione nata male e finita peggio. Ma riavvolgiamo il nastro. Tutto parte inesorabilmente dallo scorso 4 maggio. A caldo, dopo il primo turno playoff perso malamente al “Partenio- Lombardi” contro il Foggia, nella conferenza stampa la proprietà attaccò pesantemente il parco giocatori, dando il la ad una serie di dolorose e difficili epurazioni estive. Il ds De Vito non si fece pregare e smantellò di fatti un organico importante privandolo di Maniero (poi in doppia cifra alla Turris), Carriero (titolare poi in B col Cittadella), Silvestri (protagonista a Siena), Aloi, Bove, Mastalli, Mignanelli e Dossena (titolare col Cagliari di Ranieri poi in B) e mettendo fuori rosa i vari Forte (protagonista poi della salvezza del Monterosi), Scognamiglio e Sbraga. Ds che non prese mai le distanze dalla politica societaria e che ha avuto carta libera nell’allestire l’organico estivo, ingaggiando prima mister Taurino (reduce da una discreta annata col Francavilla) e poi allestendo una rosa che sin dalle prime amichevoli risultava deficitaria in difesa (negativa l’annata del portiere Marcone e dei difensori Aya, Auriletto, Moretti e Ricciardi) e spuntata davanti. L’inizio shock in campionato costò “solo” la testa di Taurino. La società in quella sede puntò nuovamente sul ds De Vito, che decise di richiamare l’ “amico” Rastelli, facendogli “guadagnare” un contratto da capogiro con addirittura una clausola vessatoria (rinnovo al 2025 in caso di esonero, ndc). Dopo una iniziale “luna di miele” dove la squadra, sebbene le solite carenze in difesa e “di gioco”, riuscì comunque a risalire leggermente la china, fu il mercato invernale a dare la stura, paradossalmente, al tracollo dei lupi. Un mercato gestito in pieno dal duo Rastelli- De Vito che “portò in dote” il centravanti Marconi (34enne, con un ingaggio quasi da Serie A), i centrocampisti D’Angelo (per lui un ritorno) e Mazzocco, Tounkara (rivelatosi un flop colossale), il giovanissimo Sottini e Benedetti (molto fragile dal punto di vista fisico). La squadra doveva quindi svoltare, e lo fece ma in negativo. Sconfitte su sconfitte, soprattutto in casa, con una salvezza raggiunta solo negli ultimi 90’ e grazie ai risultati di altre squadre. Ora “silenzio stampa” fino al 3 maggio e poi? Chi vivrà vedrà.  La piazza è stata umiliata, ora sarà compito di D’Agostino di svoltare con un altro progetto tecnico (nuovo ds e nuovo allenatore, al di là di ogni contratto) per, forse, l’ultima occasione che la tifoseria concederà dopo un’annata del genere. La proprietà dovrà farsi un esame di coscienza per valutare per bene ogni errore commesso e stavolta far fruttare i propri investimenti economici affidandosi, si spera, a persone in grado di riuscire di ripartire con entusiasmo e soprattutto competenze nelle scelte tecniche e gestionali. Il prossimo 1 luglio a libro paga di D’Agostino ci saranno ben 29 calciatori: il nuovo ds, insieme al prossimo allenatore, dovrà fare una rivoluzione cedendone almeno 14 ed aggiungendo altre 5-6 pedine di qualità (reparto difensivo da allestire ex novo escluso Tito e Pane). Idee chiare e sostenibilità, perché un altro anno così e ci saranno solo macerie ahinoi da raccontare…

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Domenico Russo

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