Ci voleva anche l’IA a complicare lo straordinario mondo delle notizie, che ci vengono propinate ad ogni istante della nostra vita quotidiana. Quelle che colpiscono di più la nostra sensibilità sono quelle più catastrofiche, più malevoli, meglio condite con raffinati pettegolezzi.
Aveva ragione Luigi Cassitto (1829-1888), giornalista e poeta umorista di Bonito quando sosteneva:
che chille vierze che non fanno remmore/ e che non sonano/ dint’a le recchie/ songo fetecchie.
Chille che ffanno quarche bottecella… O sia che sparano /abbocche e abbacche/ so tricche-tracche.
E cchille po che ffanno fracasso – senza spiegareve lo cché e lo ccome/ songo le bomme!
Questi versi di Luigi Cassitto riportati nel suo Lo sparatorio de lo mandracchio -fetecchie, tricche-tracche e bomme, pubblicato a Napoli nel 1862, suonano quasi un avvertimento per noi oggi, che andiamo alla ricerca delle notizie sensazionali, proprio quelle, che senza spiegare il perché degli accadimenti e come questi avvengono, fanno più rumore e fanno più audience.
Nel giorni scorsi ci sono stati due avvenimenti, che sono quasi passati sotto silenzio. Il primo: inaugurazione della biblioteca comunale di Montefredane “Berardino De Crescienzo” per la valorizzazione del patrimonio vitivinicolo del territorio. In quell’occasione la prof. Anna Bilotta docente di Biblioteconomia e Management delle biblioteche presso l’Università di Salerno ha fotografato lo stato delle biblioteche comunali in provincia di Avellino. Su 118 comuni ci sono ben 111 biblioteche comunali. Un dato che sarebbe entusiasmante; ma le biblioteche comunali funzionanti si possono contare sulle dita di una o al massimo due mani. E la prof. Bilotta ha esposto con dati alla mano questa situazione. Il comune di Montefredane con questa iniziativa vuole mettere a disposizione gli strumenti opportuni per partecipare alla crescita della comunità.
Il secondo avvenimento. Il 30 maggio scorso a San Barbato, frazione di Manocalzati, parrocchia autonoma fino agli anni settanta del secolo scorso, è stato festeggiato il restauro della cappella, un prefabbricato costruito dopo il disastroso terremoto del 1980. La notizia non ha fatto “rumore”, ma aveva tutti i motivi per essere conosciuta. Perché è stato tutto fatto volontariamente e gratuitamente da molti cittadini del posto. L’edificio restaurato e la sistemazione dello spazio antistante sono la testimonianza concreta di quello che una comunità può fare, e sa fare, quando si accorcia le maniche e si mette all’opera senza nessun interesse di lucro, ma perché sente di fare qualcosa per tutta la comunità.
Naturalmente non vi meravigliate se di questi eventi avete sentito parlare poco o niente, perché la notizia non faceva rumore. Si parla di libri e di biblioteche, di cappelle e di santi. Cose per i devoti e i pochi affezionati.


