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Baiano, l’incontro sul fascismo e sul razzismo

Giorni amari quelli che stiamo vivendo! Razzismo , violenza, raid usati come una clava nel dibattito politico, riempiono quotidianamente le cronache delle nostre comunità, mentre ritornano sulla scena pubblica saluti romani svastiche, croci celtiche e scritte inneggianti all’odio razziale… Basti solo pensare alle scritte deliranti comparse in occasione del falò di S. Ciro davanti all’Associazione Don Tonino Bello ad Avellino ed ai commenti che popolano il web. Ecco allora che è bene soffermarsi su di una intervista allo storico polacco Zeev Sternhel pubblicata su una rivista scolastica degli anni 80, ”I viaggi di Erodoto”.
“Il fascismo appartiene ad una fetta di storia che è ancora nostra ed è stato prodotto da problemi che non sono stati risolti”. E’ vero che le cose non si ripetono mai nello stesso modo e che “soprattutto siamo in qualche misura vaccinati… Ma ne siamo davvero sicuri? Una ideologia di quel genere non si svilupperà mai in condizioni di stabilità, di crescita economica, di felicità. Si sviluppa in periodi di crisi e nulla può garantirci che le crisi non si ripetano”
Parole che colpiscono in questo scorcio di un nuovo millennio nel quale tutto appare segnato dalle stimmate della crisi, crisi economica, politica, spirituale… dalla ricerca di capri espiatori e dal sospetto di complotti immaginari per la “sostituzione della razza bianca”. Tesi non molto lontane da quelle presenti nei Protocolli dei Savi di Sion!!!
Quel vaccino ipotetico di cui parlava lo storico negli anni ’80 non sembra più in grado di proteggere la nostra società sempre più confusa, spaventata e disancorata da ogni certezza politica e morale.
Di qui la necessità di approfondire le dinamiche che nel passato hanno messo in moto gli oscuri eventi, il bisogno di cercarne le cause profonde troppo a lungo rimosse e di parlarne anche al di fuori del campo ristretto degli studi specialistici, chiamando con il loro vero nome azioni ed manifestazioni frutto di una cultura incauta ed irresponsabile che alimenta paure ed ansia e riporta in vita i mostri del secolo breve. Mostri e fantasmi presenti in molti paesi europei , non solo nella Germania del Terzo Reich, che con Hitler aveva individuato a chiare lettere nell’antisemitismo il capro espiatorio più efficace per spiegare il perché di tutti i problemi economici e politici del paese. Un antisemitismo usato come leva per raggiungere il potere politico dapprima in forma marginale ed episodica, poi in modo sistematico, passando dal boicottaggio dei negozi gestiti da ebrei nel 1933 alle leggi di Norimberga per giungere alla decisione della soluzione finale teorizzata nella conferenza di Wannsee. Una conferenza mirata alla discussione sulle modalità da seguire per deportare 11 milioni di ebrei europei nei campi di sterminio, per sfruttarene la forza-lavoro e poi eliminarli . Un processo di cui ormai conosciamo ogni passaggio, ma del quale resta da portare alla luce l’aspetto non secondario del collaborazionismo. Se infatti l’Europa fu setacciata tutta da ovest ad est e con successo, ciò avvenne grazie al contributo di individui ed apparati amministrativi locali. Basti pensare alla repubblica di Vichy in Francia ed al censimento del 1938 in Italia che aveva permesso la crazione di un vasto archivio dal quale attingere nomi ed indirizzi. Occorre dunque una riflessione sulla natura internazionale del fenomeno non solo per capire come il razzismo politicamente organizzato dal regime hitleriano abbia potuto esercitare negli anni trenta un’attrazione straordinaria in Europa e fuori d’Europa, ma anche ciò che si sta verificando oggi nel nostro continente.
Un tema questo della diffusione nel trentennio del 900 sul quale a lungo si è soffermata di Hannah Arend nei suoi scritti , “Le origini del totalitarismo” e “La banalità del male,” nei quali giunge ad affermare che” le tendenze razziste, anche se non trasparivano dal linguaggio ufficiale dei governi, erano diffuse nell’opinione pubblica di ogni paese. Nell’offensiva politica nazista, che precedette e accompagnò la seconda guerra mondiale, tali tendenze furono considerate alleate ben più valide di qualsiasi agente segreto o quinta colonna. Forti delle esperienze europee di quasi un ventennio i nazisti ritennero che la migliore propaganda sarebbe stata la loro politica razziale…”
Una politica non nuova quella razzista, ma esercitata altrove nelle terre dei nuovi mondi da conquistare e colonizzare con ogni mezzo. Un esempio tra i tanti lo sradicamento totale dei nativi nell’America del nord. Illuminanti le parole dell’antropologo americano Robert Knox nel 1850, durante la corsa all’Ovest, sullo sterminio null’altro che “una legge dell’America anglosassone”. Legge che in un contesto a noi vicino si affermerà con l’espansione nazista nei paesi dell’Est europeo. Dallo stesso retroterra culturale prese il via l’impresa di conquista coloniale italiana in Etiopia quasi un ponte tra l’imperialismo europeo in via di tramonto e la guerra nazista per il Lebensraum tedesco. Una guerra giustificata ricorrendo ad argomenti classici del colonialismo -solo i popoli fecondi che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza su questo pianeta hanno il diritto di possedere un impero. Una guerra condotta con mezzi di distruzione moderni. Da quelle terre, dalle stragi, dai muri alzati nel deserto, dall’aparthaid il passo alle leggi razziali fu breve sino alla deportazione degli ebrei ed alla loro tragica fine con la Repubblica di Salò. Temi tutti sviluppati e discussi grazie alla mostra fotografica e documentaria esposta nell’Itis di Avellino prima del viaggio ad Auschwhtiz di una parte della popolazione scolastica irpina. Una mostra che visivamente testimonia come sia fuorviante parlare della Shoah come di “un cataclisma senza antenati né cause” Auschwitz non è “un enigma irriducibile ad ogni tentativo di storicizzazione; non è un no man’s land della comprensione”. E’ il punto di arrivo di un processo che giunge da lontano. La sua singolarità consiste nell’aver fuso in una unica sintesi distruttiva atisemitismo, razzismo e sviluppo tecnologico . Ed è stata questa fusione oggi ad indurre il rabbino DeSegni ad affermare che oggi una nuova Auschwitz è possibile.
Temi difficili da affrontare dei quali si è discusso a lungo e con fervore il 3 febbraio a Baiano in un incontro organizzato dal Circolo culturale L’Approdo, introdotto da Don Franco Iannone. Il religioso, docente della facoltà di teologia dell’Italia meridionale, ha posto l’accento sulla mancanza di tolleranza e sul rifiuto del diverso dei nostri giorni ed ha richiamato i presenti a vivere con serenità la convivialità della differenza ricordando, con le parole della Bibbia, che tutti “siamo stati stranieri in terra d’Israele”.

Gaetana Aufiero

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