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Barra presenta all’Archivio di Stato la sua Pandemia medievale: dalla crisi del Trecento alle basi della Questione meridionale

Una crisi che attraversa in maniera inesorabile il territorio del Principato Ultra e del Sud, nella quale è possibile individuare i semi di quella che sarà la Questione Meridionale. E’ l’idea da cui nasce lo studio del professore Francesco Barra, “Una pandemia medievale. Regno di Napoli e Principato Ultra tra Peste Nera e Crisi del Trecento”, Terebinto, presentato all’Archivio di Stato di Avellino, nell’ambito della rassegna “I giovedì della lettura”, nel corso di un incontro moderato da Gianluca Amatucci. Un itinerario che passa in rassegna le pandemie nella storia, da quella del 1348 alla peste del 1500: “A svanire con la peste del 300 – spiega Barra – è il sogno di ricostruire l’unità imperiale romana e bizantina, poi, definitivamente interrotto dalle invasioni barbariche e dalla conquista musulmana. Ad emergere per la prima volta, accanto alle testimonianze letterarie di poeti come Petrarca e Boccaccio, quelle di cittadini comuni, a partire dalle voci dei mercanti, che raccontano il trauma della morte collettiva, si trasformano in cronisti fissano su carta un evento capace di influenzare tutti gli aspetti della vita economica e sociale, tanto da determinare la fine della civiltà medievale. Una crisi che si avverte con forza nel Regno di Napoli, sia sul piano economico che militare. Così alle milizie della cavalleria nobiliare si sostituiranno le compagnie di ventura. A conoscere un forte indebolimento saranno, inoltre, la monarchia e le strutture feudali del regno, con il venire meno di due pilastri degli equilibri internazionali come la Francia e il Papato. Lo stesso tracollo della domanda estera determina la fine dell’economia meridionale. Ad essere attraversato da cambiamenti profondi sarà anche il Principato Ultra, a partire dalla creazione di infrastrutture come la Strada Regia delle Puglie e dalla nascita dell’industria siderurgica con il sorgere di un gran numero di ferriere”.
Barra pone l’accento sulla scarsità di documentazione relativa al ‘300 in Irpinia, di qui il tentativo di agganciare la storiografia europea a nuove fonti, a partire dalla scoperta di documenti inediti in cui la storia europea abbraccia quella localizzata, nel segno di un approccio alla storia globale. E’ il direttore dell’Archivio di Stato Lorenzo Terzi a sottolineare come il volume di Barra ricostruisca la storia delle pandemie nelle loro implicazioni morali, sociali e religiose, evidenziando come la peste del ‘300 rappresenti uno spartiacque tra la fine del Medio Evo e l’inizio del Rinascimento. Lo storico Fiorenzo Iannino ricorda la capacità dell’autore di accompagnarci nella comprensione di passato e presente: “Barra ci consegna un volume attraversato, in ogni pagina, da un ragionamento solido, da una ricostruzione sapiente delle trasformazioni della società. Nel Mezzogiorno proprio la crisi del ‘300 determina la trasformazione delle dinamiche della feudalità, con l’affermarsi di una nobiltà rapace come quella franco provenzale, così come perdono forza le strutture produttive del paesaggio”. Lo storico Michele Sisto sceglie di partire dalla virulenza della peste che si spiega con la mancanza di un’auto immunizzazione primaria delle popolazioni europee, a causa dell’isolamento microbico tra i continenti, per poi soffermarsi sulla velocità del contagio e sugli effetti determinati dall’epidemia: “Profondi saranno i cambiamenti nell’ambito del feudalesimo, con il Regno che diventa oggetto di conquiste straniere, l’emergere del carattere endemico della guerre che favoriva la ricorsività delle pandemie, la nascita dell’individualismo moderno, la variazione dei salari e la carenza di manodopera per decremento demografico, l’aumento della pressione fiscale. Una crisi resa più forte dalle scosse violentissime che colpirono il territorio”. E’ quindi il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa a porre l’accento sul valore della memoria d’Irpinia, una memoria difesa dal Corriere attraverso un impegno consolidatosi negli anni. Mentre l’on Enzo De Luca ricorda come sia fondamentale ripartire dalla cultura per una città come Avellino e ritrovarsi intorno a valori comuni, a partire da solidarietà e rispetto dell’altro.

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