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Bassolino ospite della Scuola di Educazione politica: l’astensionismo si combatte coinvolgendo giovani e mondo del lavoro

Franco Vittoria: l’unica strada per difendere la democrazia è investire nel pensiero critico e nella formazione

di Rosa Bianco

Ieri mattina, presso la Scuola di Educazione Politica, Franco Vittoria ha tenuto una lezione densa di spunti sulla storia dei partiti in Italia, partendo dall’introduzione della legge elettorale proporzionale del 1919 fino alle sfide odierne della rappresentanza politica. Un percorso che ha attraversato il fascismo, la ricostruzione democratica, il ruolo dei cattolici e della sinistra, fino alla crisi attuale dei partiti e alla necessità di rinnovare la democrazia rappresentativa.

Dai notabili ai partiti di massa

Nel periodo post-unitario, il sistema elettorale italiano era dominato dal voto ristretto alle élite, con un modello politico basato sui notabili. La svolta arriva con la legge proporzionale del 1919, che favorisce l’ingresso dei partiti di massa nella scena politica, trasformando radicalmente il sistema. Un fenomeno che molti temevano, poiché significava l’irruzione delle grandi organizzazioni popolari nel gioco democratico.

In questo contesto, la Chiesa Cattolica cominciò a interrogarsi sul ruolo dei fedeli nella politica. La Rerum Novarum di Leone XIII (1891) aveva già posto le basi per un impegno sociale dei cattolici, ma la vera prova arrivò con la nascita del Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo, che cercava di coniugare fede e democrazia, senza essere un partito confessionale.

Il fascismo e l’annullamento dell’umano

L’ascesa del fascismo stravolge il sistema dei partiti. Dopo l’omicidio Matteotti, Mussolini interviene in Parlamento il 3 gennaio 1925 per sancire la svolta autoritaria. Le “leggi fascistissime” instaurano il partito unico, eliminando ogni forma di opposizione e sovrapponendo lo Stato al partito. Franco Vittoria ha sottolineato come il fascismo non sia stato solo un fenomeno politico, ma anche un processo di “alienazione dell’umano”, cancellando l’individualità e la libertà, pur avendo inizialmente attratto anche ex socialisti e liberali del periodo giolittiano.

Le conseguenze furono drammatiche: don Luigi Sturzo fu esiliato su pressione del Vaticano, mentre Alcide De Gasperi, allora capo del Partito Popolare, fu costretto all’isolamento. La repressione colpì anche figure come Antonio Gramsci e don Giovanni Minzoni.

La ricostruzione democratica e la nascita dei nuovi partiti

Con la caduta del fascismo, il Patto di Salerno del 1944 pose le basi per la ricostruzione politica dell’Italia, facendo rinascere il pluralismo partitico. Tuttavia, il modello di democrazia da adottare divenne un tema di scontro. Papa Pio XII guardava al modello conservatore del Portogallo, mentre De Gasperi si ispirava al Zentrum tedesco, che già aveva portato i cattolici dentro le istituzioni democratiche.

Dall’altro lato, Togliatti, rientrato dall’Unione Sovietica, delineava il nuovo Partito Comunista Italiano, accettando le regole democratiche e trovando una sintesi con i cattolici nella Costituente, in particolare nell’articolo 7 della Costituzione, che regolava i rapporti tra Stato e Chiesa.

Questa stagione di dibattiti fu influenzata anche dal filosofo Jacques Maritain, che negli anni ’30 aveva proposto una “terza via” tra fascismo e marxismo, ritenendo che il primo fosse un’eresia della politica e il secondo un’eresia cristiana, perché partiva dagli stessi valori della giustizia sociale, ma con una visione materialista.

Dalla democrazia dei partiti alla crisi attuale

Nella Costituente si affermò il principio che lo Stato democratico dovesse basarsi sui partiti, sancito nell’articolo 49 della Costituzione. Amintore Fanfani fu tra i principali artefici di una struttura partitica radicata, con sedi in ogni paese, che svolgevano anche un ruolo di alfabetizzazione in un’Italia ancora segnata da 18 milioni di analfabeti. Fu per questo che Aldo Moro introdusse l’educazione civica, ritenendola essenziale per la democrazia.

Negli anni ’70, per contrastare la corruzione nel finanziamento ai partiti, nacque la legge di Flaminio Piccoli. Tuttavia, con il tempo, la Democrazia Cristiana si trasformò in un “partito-Stato”, mentre la politica italiana subiva l’influenza delle grandi potenze: finanziamenti arrivavano sia dagli USA che dall’URSS.

Oggi, secondo Vittoria, viviamo una crisi profonda dei partiti. Se nel dopoguerra erano strumenti di mobilità sociale, ora sembrano svuotati di contenuto. Elon Musk e Donald Trump sono simboli di una politica che si muove senza partiti, sostituiti dalla comunicazione diretta e dai social media. Ma senza partiti, il rischio è una democrazia sempre più simile a un’autocrazia.

Verso il futuro: comunicazione e pensiero critico

Franco Vittoria ha concluso la sua lezione sottolineando che la democrazia rappresentativa va rinnovata, non eliminata. Senza antifascismo e resistenza, non avremmo avuto la Costituzione e i partiti democratici. Il rischio oggi è che la politica si trasformi in un “pensiero unico”, costruito attraverso l’uso delle neuroscienze e dei meccanismi di comunicazione di massa.

L’unica via per preservare la democrazia, secondo Vittoria, è investire nel pensiero critico e nella formazione politica. Se i partiti non saranno più il fulcro della partecipazione, bisognerà trovare nuovi strumenti per garantire che il popolo resti protagonista della politica.

Nella seconda parte della mattinata Antonio Bassolino ha raccontato il suo percorso politico, legato alla lettura di Gramsci e a un’esperienza diretta tra i lavoratori. Da giovanissimo segretario del PCI a Napoli, al lavoro tra i contadini in Irpinia su indicazione di Giorgio Amendola, fino all’impegno nel post-terremoto del 1980, ha sottolineato il valore della politica come strumento di trasformazione sociale.

Ha evidenziato il ruolo di Berlinguer, che portò il PCI alla massima indipendenza dal partito comunista sovietico e pensò il compromesso storico, aprendosi al mondo cattolico dopo il colpo di Stato in Cile. Ha poi ricordato Pietro Ingrao, che sfidò il centralismo democratico per un maggiore pluralismo interno, senza cadere nel correntismo esasperato.

Il nodo centrale del presente, secondo Bassolino, è l’astensionismo, che si combatte coinvolgendo il mondo del lavoro e i giovani. La politica deve tornare a essere una “passione organizzata”, come diceva Gramsci, per evitare una democrazia sempre più debole e priva di partecipazione reale

 

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