Martedì, 24 Marzo 2026
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Di Franco Festa

La politica cittadina sembra ripiombata nel Medioevo. Il quadro offerto da chi governa la città ha cancellato dal suo sfondo ogni relazione con la realtà, ogni immagine della verità, e ha rispolverato il clima della magia e del sortilegio, il ricorso ai riti prodigiosi, tipici proprio dell’età medioevale. Intanto l’opposizione fa fatica a trovare la via di uscita, chiusa in questa trappola di stupore e di meraviglia. Oggi giorno, dal Sindaco, il nostro moderno feudatario, vengono proclamati editti e decreti mirabolanti, amplificati all’infinito dal sistema di comunicatori della corte, che hanno rinunciato al mestiere di informare e si sono ridotti a fare la cassa di risonanza delle sparate del loro Signore. Che si tratti di parchi mirabolanti di draghi, di fiere eccezionali del cioccolato, di gare di carrozze con cavalli alati, il sistema di banditori, con le loro grancasse, provvede subito a diffondere il sacro verbo del gran Capo alla popolazione. Tra luminarie sfavillanti, giullari e musici vaganti di tutti i tipi, nani e saltimbanchi, feste di piazza e di quartiere, la città è per tutto l’anno “ sott’ ‘a botta mpressiunata”. Tutto è spettacolo, rappresentazione, fuochi d’artificio, tutto è finzione: la verità è bandita. E chi prova a raccontare un’altra storia, di una città senza futuro, impoverita, abbandonata nelle sue strutture culturali e nei suoi monumenti (l’Eliseo e la Dogana sono due drammatiche testimonianze della vergogna e dell’insipienza di chi governa), svilita nelle sue periferie, attraversata da fenomeni di criminalità, eterodiretta da oscuri interessi economici, senza nessun ruolo a livello regionale, chi prova a rompere il velo magico che avvolge la città, è immediatamente deriso, messo alla gogna, bandito. Lo spettacolo deve continuare, questa è l’unica regola. Poche e coraggiose voci hanno provato senza fortuna, in questi anni, in consiglio comunale, a smontare questo racconto falso della realtà, questa rappresentazione magica di una città che non esiste, ad opporsi al disegno feudale che veniva proposto volta per volta, alle proclamazioni impomatate che disegnavano il nostro come il migliore dei mondi possibili. Il dibattito libero è sparito, sostituito dalla pratica dello sfottò, dell’insulto, del sistematico dileggio di chi la pensava diversamente. Cinque anni oscuri, in cui la democrazia è diventata un vuoto simulacro, il ruolo degli istituti rappresentativi accantonato, la pratica dell’appello diretto al popolo esercitata costantemente, a scapito di ogni altra. Medioevo, appunto, nonostante ogni tentativo di definirlo modernità. E nella trappola medioevale è caduta anche l’opposizione. Non parlo del centrodestra, che ha il suo mago Merlino nell’onorevole Rotondi, il cui unico sogno è far diventare Festa il suo Re Artù, una missione pari a quella di trasformare la sabbia in oro. Parlo del cosiddetto campo largo, giunto ormai al decimo mese di gestazione, avendo così battuto tutti i record fissati dalla natura: colpa forse di una inseminazione impazzita, che non ha trovato la sintesi giusta tra le brame notabilari di Petracca, la confusione dei 5stelle, i vani richiami etici di Sinistra Italiana e i pigolii di Controvento e di Soma, timidi rappresentanti della muta società civile. Il comitato di saggi, che da mesi e mesi prova ad elaborare un programma comune e a definire un possibile candidato – alla fine quasi certamente sarà l’avvocato Beniamino De Maio – è una pura istituzione medievale, il massimo esempio di ciò che il centrosinistra non dovrebbe essere: una conventicola eletta da nessuno, che gioca con il destino della città essendosene da sola nominata rappresentante. Questo è il quadro a fine anno. Come da esso possa derivare un nuovo Rinascimento per Avellino è davvero un arcaico mistero.

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