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E’ dunque partito il “Draghi I”, che, salvo improbabili catastrofi parlamentari, fra tre o quattro giorni sarà nel pieno del proprio agire. “Improbabili”, si diceva, perché al suo fianco ci saranno tutti, ma proprio tutti, anche coloro che, in un passato non esattamente remoto, avevano manifestato allergie prossime all’anafilassi, rispetto al mondo di provenienza del neo Premier; la stessa Giorgia Meloni, appare destinata ad un’ opposizione più di facciata che di sostanza.

Augurare il meglio al Prof. Draghi è, da parte nostra, un atto doveroso e non solamente per le sue origini irpine; soprattutto il futuro dei nostri figli e nipoti, potrebbe dipendere dall’ efficacia di questo Governo nascente. E tuttavia non si può non esprimere una dose di perplessità sulla composizione di questo esecutivo che avrà, fra i suoi compiti primari, quello di iniziare a trasformare il Recovery da una semplice sequela di cifre in progetto concreto .

Certamente profili come quelli della prof Cartabia alla Giustizia o quello del Prof Cingolani alla transizione ecologica rappresentano quanto di meglio il nostro Paese possa oggi esprimere nei rispettivi ambiti di competenza .

Ma allo stesso modo , lasciano perplesse altre nomine che pure andranno ad occupare ruoli chiave per l’azione del governo e preoccupano per il futuro di un Sud che nel piano Next Generation vede l’occasione concreta di un rilancio e di una rinascita  sul piano dello sviluppo , dell’innovazione e del lavoro soprattutto giovanile .

Il nome del leghista Giorgetti esalta i timori di chi vede, piuttosto, il rischio  di una ulteriore crescita della disparità fra Settentrione e Mezzogiorno, sciaguratamente avviata col “federalismo differenziato” e che invece proprio con i fondi europei si spera di poter sanare .

Non appaiono certamente convincenti i ritorni di vecchi esponenti dell’epoca berlusconiana : è il caso di Renato Brunetta a suo tempo protagonista di feroci contrasti col mondo dei dipendenti pubblici più volte tacciati di “fannullonismo”.  Preoccupa una eventuale nuova stagione di conflitti con un settore già stremato da contrazioni di numeri, ogni anno crescenti, e da stipendi sempre più risicati proprio in un momento in cui servirà la collaborazione di tutti, in particolare di tecnici e operatori pubblici, per costruire i progetti del Recovery .

Lo stesso ministero del Sud , in molti avrebbero sperato finisse in mani più competenti ed autorevoli di quelle dell’onorevole Mara Carfagna, che francamente non sembra esprimere il profilo auspicato per un territorio che, come detto, si accinge a giocare una battaglia cruciale per il proprio futuro .

Se Draghi dovesse , con la sua azione diretta  cancellare le perplessità e i timori sopra indicati , naturalmente non potremmo che rallegrarcene, sperando che già nei primi 100 giorni i segnali possano essere rassicuranti.

Nel frattempo questa crisi di governo ha immerso ancora più profondamente nel crepuscolo il Movimento 5 stelle, un crepuscolo, iniziato, può sembrare strano, proprio all’ indomani del trionfo elettorale del 4 Marzo 2018; chi scrive, in un certo senso, senza presunzione , lo aveva postulato già a suo tempo.

La piattaforma programmatica dei grillini non era compatibile con nessuno dei partiti tradizionali; i pentastellati, a suo tempo, in mancanza di numeri sufficienti per un proprio governo (in questo senso non avevano torto a lamentarsi di una legge elettorale iniqua) avrebbero dovuto avere probabilmente il coraggio di spingere immediatamente per nuove elezioni anticipate (nessuno scandalo: in Spagna si è votato quattro volte in quattro anni ), puntando al 51%  e a un governo autonomo. I legami più o meno improbabili, intrecciati con la Lega prima e il Pd ( e soprattutto con lo spregiudicato Renzi ) poi, li hanno progressivamente indeboliti sul programma ( le poche cose ottenute come il reddito di cittadinanza sono state barattate per esempio con i decreti sicurezza ), sulla base elettorale ( hanno perduto tutte le elezioni successive) , e su quella parlamentare ( defezioni pesanti come quella di Paragone De Falco, Grassi fino ad arrivare a quella durissima anche sul piano simbolico del socio fondatore Di Battista); difficile al momento pensare ad un loro rilancio, emarginati come appaiono all’interno di questo esecutivo .

Ma attenzione, nessuno se ne rallegri!  Se questo governo dovesse fallire indebolendo ancor di più ceto medio, classi povere, piccoli imprenditori e commercianti sempre più costretti a chiudere le saracinesche, già fortemente fiaccati dall’ emergenza Covid , aumentando le diseguaglianze sociali giunte ormai al livello di guardia, il disagio potrebbe spingere verso la costruzione di nuove formazioni, magari anche difficilmente contenibili nell’ alveo costituzionale e potrebbero essere davvero guai seri per il Paese!

E questo che Mario Draghi, con il suo prestigio internazionale riconosciuto e la sua autorevolezza dovrà assolutamente impedire!

di Gennaro Bellizzi

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