“Godi, fanciullo mio; stato soave,/Stagion lieta è cotesta./Altro dirti non vo’; ma la tua festa Ch’anco tardi a venir non ti sia grave”. Cita Leopardi, richiamando i versi del Sabato del Villaggio il vescovo di Avellino Arturo Aiello, nel giorno della celebrazione dell’Assunta in cielo, in una cattedrale gremita, in cui non c’è fedele che non si inginocchi di fronte alla Statua coronata della Vergine, nel segno di un legame più forte del tempo. Aiello ricorda i 60 anni dell’Incoronazione dell’Assunta e ribadisce come “Non possiamo accontentarci dell’attesa, c’è più del Sabato del Villaggio. L’Assunzione in cielo della Vergine Maria ci ricorda che la festa verrà, che la morte può essere vinta. Oggi celebriamo la Pasqua della Resurrezione nella vita di Maria. Nel dna di ogni uomo c’è scritto domani, non possiamo dimenticarlo”. Si rivolge al sindaco Nello Pizza, in prima fila e spiega come ” L’Assunzione in cielo di Maria è per noi segno di speranza la e speranza è una forza rivoluzionaria. Possiamo scegliere da che parte stare, se continuare ad accontentarci dell’attesa o credere che ci sia qualcosa di più”. Poi è la volta di Ungaretti “Chiuso fra cose mortali, perchè bramo Dio?”, a sottolineare il desiderio di eternità che ogni uomo avverte dentro di sè e ribadisce il valore di cui si carica la processione “di cui siete chiamare ad essere attori, perchè questa parte della città che si nutre di fede, anche se è una minoranza, può trasformare tutta la comunità”.





