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Cacciari e il futuro dell’Europa: ritrovi le sue radici e riparta da una visione politica, culturale e identitaria

Rosa Bianco

Massimo Cacciari, tra i più importanti e influenti filosofi contemporanei, stasera al Circolo del Nuoto di Avellino, è stato protagonista dell’ incontro “La crisi dell’ Europa”, promosso dalla Parrocchia “S. Maria di Costantinopoli“, in collaborazione con il Circolo del Nuoto. Per rispondere alla domanda di senso e quindi di direzione sul destino dell’Europa, il filosofo ha gettato lo sguardo alle radici della civiltà europea avvertendo che, se non sapremo mantenere vivo il valore espresso da quelle radici, l’Europa rischia di andare incontro al suo tramonto.

L’avvertimento lanciato da Massimo Cacciari non è stato solo un grido d’allarme, ma un’esortazione a una riflessione profonda e coraggiosa sul futuro dell’Europa. Il filosofo veneziano ha colto nel segno, evidenziando come l’Unione Europea stia attraversando un periodo di smarrimento, che non si limita alle difficoltà economiche o alle crisi politiche contingenti. È il progetto politico dell’Europa che sembra evaporare, svuotato di senso e di ambizione, ridotto a un meccanismo di compromesso tecnocratico, che fatica a reggere l’impatto delle sfide globali.

Di fronte all’attuale contesto storico, segnato da incertezze economiche, tensioni geopolitiche e una crisi identitaria che sembra ormai radicata, Massimo Cacciari ha sollevato interrogativi importanti sullo stato e sul destino dell’Europa. La sua è stata una riflessione che ha travalicato la cronaca, collocandosi in una dimensione più profonda, storico-politica.

Oggi l’Europa appare ridotta a una mera entità mercantile-commerciale, priva di un chiaro progetto politico e culturale. La crisi economica, che già da anni mette in difficoltà molti stati membri, è solo il riflesso di un’incapacità strutturale di affrontare problemi politici fondamentali: il coordinamento tra stati, la mediazione tra interessi divergenti, la definizione di fini comuni. Questo smarrimento non è un fenomeno nuovo, ma oggi assume proporzioni drammatiche.

La promessa di un’Europa politica, quella pensata dai padri fondatori come progetto di pace, solidarietà e integrazione, sembra essersi dileguata. Non si vedono strategie capaci di affrontare le sfide globali: dal cambiamento climatico alle migrazioni, dai conflitti internazionali alla regolamentazione economica. E mentre l’Europa manca di incisività, altre potenze, come Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, occupano lo spazio decisionale globale. In questo scenario di paralisi, Cacciari ci ha esortato a riscoprire il ruolo della filosofia. Non come disciplina accademica, ma come riflessione critica sulla condizione storica dell’Europa e sulle sue potenzialità. Che cosa significa oggi essere Europa? Quali valori, simboli e fini possono riattrezzare un continente in crisi? – La filosofia non può fornire risposte operative immediate, ma può aiutare a porre le domande giuste. Può illuminare le radici profonde dei problemi e indicare prospettive di senso, che vadano oltre le logiche economiche e burocratiche. Serve una nuova narrazione culturale, che ricomponga il frammentato mosaico europeo e restituisca ai cittadini una visione condivisa. –

Un punto centrale della riflessione di Cacciari è stata l’assenza di mediazione e compromesso: due pilastri che in passato hanno permesso all’Europa di superare i momenti più difficili. Oggi, invece, assistiamo a un irrigidimento delle posizioni nazionali e a una mancanza di visione collettiva. L’Europa sembra incapace di svolgere quel ruolo di equilibrio che le spetterebbe, in un mondo sempre più polarizzato e segnato da conflitti. La guerra in Ucraina, per esempio, avrebbe dovuto rendere urgente una risposta unitaria e coraggiosa. Eppure, nonostante alcune mosse significative, manca ancora una strategia coerente, che vada oltre le reazioni contingenti.

La soluzione?  – Secondo Cacciari –  bisogna tornare alle fondamenta: ridefinire il senso politico-culturale dell’Europa. Senza questa base, nessuna riforma economica o istituzionale potrà davvero funzionare. È necessario immaginare un’Europa che non sia solo un mercato comune, ma una comunità di valori, capace di offrire risposte globali partendo dalla propria esperienza storica.

Questo significa valorizzare il pluralismo come forza e costruire simboli capaci di unire, anziché dividere. Non sarà facile, perché richiede uno sforzo di leadership e una mobilitazione culturale, che oggi sembrano mancare.

In tempi di guerra, questa riflessione dovrebbe diventare ancora più urgente. Le crisi globali che stiamo vivendo – dai conflitti armati alle emergenze climatiche – non possono essere affrontate da singoli stati. Solo l’Europa, con la sua storia di integrazione e dialogo, potrebbe offrire un modello alternativo. Ma per farlo deve prima ritrovare sé stessa.

In definitiva, le parole di Cacciari ci hanno avvertito che il futuro dell’Europa dipende da una scelta fondamentale: restare impigliata nei limiti del presente o osare immaginare una nuova visione politica e culturale. Senza questa visione, il “lupo affamato” – come Hegel definiva l’ Europa – rischia di trasformarsi in una creatura incapace di sopravvivere alle sfide del mondo contemporaneo. Questo implica un impegno per superare l’attuale frammentazione tra gli Stati membri e per costruire un progetto comune, che sia più di una somma di interessi economici.

Il messaggio di Cacciari è stato tanto chiaro quanto urgente: senza una riflessione filosofica e politica profonda, l’Europa non può rispondere alle sfide del nostro tempo. Ripartire dal pensiero, dalla cultura, dalla consapevolezza storica non è un lusso, ma una necessità vitale.

L’Europa ha ancora un’opportunità unica: quella di dimostrare che l’unione tra i popoli non è solo un progetto economico, ma una visione di civiltà. Per farlo, però, deve ritrovare il coraggio di pensare in grande, di immaginare un futuro, in cui la giustizia e la pace prevalgano sulla forza. Solo così il crepuscolo dell’Europa politica potrà trasformarsi in una nuova alba.

Rosa Bianco e Fiore Carullo

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