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Cairano, gli spazi vuoti da riempire e l’immondizia

di Virgilio Iandiorio

Il paese di Cairano, che domina dalla sua altura, quasi un nido di aquile, la valle tra Conza e Calitri, non lascia trasparire, oggi, l’importanza avuta nella preistoria, quando il fiume Ofanto era “l’autostrada”, la via di penetrazione nelle zone interne dalle coste della vicina Puglia. Quanto contrasto con la realtà attuale che lo relega agli ultimi posti nella provincia irpina per il numero degli abitanti. All’ultimo censimento è risultata una popolazione residente di appena qualche centinaio di persone; e pensare che una settantina di anni fa gli abitanti erano circa 1.500.

Nel 1978 il Centro di Ricerche Studi Documentazione Nuovo Politecnico concludeva un’indagine sul depauperamento sociale, culturale ed economico in Alta Irpinia (indagine promossa dall’Associazione Francesco De Sanctis, che nel 1976 diede vita al periodico storico e culturale “Civiltà Altirpina”, con il patrocinio dell’Amministrazione per le Attività Assistenziali Italiane e Internazionali).  L’indagine sul depauperamento in Alta Irpinia poneva l’accento sull’aspetto culturale del problema:” Se l’economia di una società subisce un profondo processo di degrado, se scompaiono quasi del tutto i vecchi rapporti di produzione senza che ne nascano dei nuovi, se le componenti più attive e più giovani della popolazione emigrano, se la vita sociale si inaridisce, allora alla perdita delle tradizioni non si accompagna più l’elaborazione di nuove forme di vita culturale che in quelle tradizioni dovevano avere le proprie radici. Si crea, insomma, un vuoto culturale e in questo vuoto si inseriscono, attraverso soprattutto i mezzi di comunicazione di massa, le forme esteriori di una cultura dominante cui la popolazione locale aderisce in modo passivo, conservandosi sostanzialmente estranea e subalterna rispetto ad esse; si ha, così, la ripetizione artificiale di modelli di comportamento che hanno altrove le loro origini e la loro giustificazione e che non hanno, perciò, nessuna possibilità di stabilire un legame e, quindi, di esprimere la realtà della vita di queste zone”.

Anche se può sembrare espressione un poco volgare, ma è incisiva, a proposito degli “spazi vuoti” venutisi a creare non solo a Cairano e della preoccupazione diffusa di trovare il modo come riempirli, Mons. Nicola Gambino, appassionato storico dell’Irpinia antica, mi ripeteva sorridendo:” Ricordati che gli spazi lasciati vuoti, in genere, sono riempiti di monnezza”.

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