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Cambiamenti climatici e colture, è allarme anche in Irpinia. Gli agronomi: alzare l’asticella della prevenzione

“Le bombe d’acqua (tanta pioggia in poco tempo) non servono per le riserve idriche, lisciviano in superficie, causano  smottamenti, ingrossamenti dei fiumi, esondazioni, allagamenti e pericoli per la società e per le colture agrarie”. È l’allarme lanciato da Antonio Capone presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Avellino.
“Siamo nel pieno del cambiamento climatico: siamo a circa 500 mm di pioggia in 4 mesi e mezzo, febbraio tra i mesi meno piovosi, con 25 mm di pioggia mentre in 15 giorni di maggio abbiamo avuto 100 mm di pioggia. Abbiamo assistito ad un inverno mite e poco piovoso, un mese fa eravamo a parlare di siccità invernale con meno 40 % di precipitazioni, ci troviamo a metà maggio con la primavera che non è ancora partita e con 15 giorni di continue piogge che creano il problema opposto.
Tirando le somme potremmo dire che abbiamo recuperato dal punto di vista di riserve idriche, ma non è assolutamente cosi”, spiega il presidente Capone.
 “In primavera le piante avrebbero necessitano di acqua, ma anche di energia solare necessaria per le normali funzioni biologiche e fisiologiche – aggiunge Capone – La vegetazione è in ritardo di circa 20 giorni rispetto alla media degli altri anni, i giovani germogli, le piogge, il perdurare delle alte  umidità e le temperature di 18-20 gradi, sono purtroppo il giusto mix per lo sviluppo di patologie funginee  a carico delle piante e di malattie del legno.  In tutto questo – sottolinea Capone – non si riesce ad entrare in campo con i mezzi agricoli  per compiere la difesa fitosanitaria e mettere in sicurezza la produzione. All’orizzonte almeno altri 10 giorni di condizioni climatiche avverse. Al momento siamo impotenti, possiamo solo aspettare”.
“Agli agricoltori e alle aziende agricole consigliamo di essere pronti ad intervenire per la difesa fitosanitaria – dice Capone – con prodotti idonei per la coltura tenendo in considerazione lo stato vegeto/produttivo e le condizioni climatiche del periodo. Da preferire prodotti sistemici, traslaminari e citotropici ai prodotti di contatto, che visto il momento verrebbero ad essere dilavati.  In questo modo è diventato molto difficile fare agricoltura, non ci sono tecniche agronomiche o protezioni che tengono, le aziende agricole  sono in grande difficoltà”.
“Siamo nel pieno del cambiamento climatico – evidenzia Capone – che si fa sentire con tutta la sua forza. Si passa da un clima  mediterraneo ad un clima tropicale, con estremi climatici che vanno da siccità a bombe d’acqua, alte temperature a vento forte, grandine a smottamenti. Bisogna rimboccarsi le maniche e prendere consapevolezza che le nostre azioni quotidiane pesano come macigni sul cambiamento climatico che è già in atto, e che ogni evento estremo ci presenta il conto, che diventa sempre più salato.  E’ necessario alzare l’asticella anche della prevenzione, vedo alvei dei fiumi sporchi è mai puliti, valloni diventare discariche, canali di scarico pieni di terreno e di spine, manutenzioni private e pubbliche inesistenti”, conclude Capone.
L’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali esprime il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime dell’Emilia Romagna e tutta la solidarietà  agli sfollati e a chi ha avuto danni per questa impressionante calamità.

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