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Carcere di Avellino, massacrato di botte e deceduto al Moscati: nuove contestazioni per gli imputati per la morte di Paolo Piccolo

Da tentato omicidio ad omicidio volontario con la contestazione delle aggravanti. Questa la nuova contestazione mossa nei confronti degli imputati per il decesso del detenuto Paolo Piccolo avvenuto il 18 ottobre dopo un anno di agonia. Il processo è stato trasferito dal Collegio Penale alla Corte d’Assise composta da due giudici togati e la giuria popolare, competente per giudicare gli omicidi.

Il pm Luigi Iglio, stamattina in aula,davanti al collegio presieduto dal giudice Sonia Matarazzo,ha contestato però un nuovo capo di imputazione, quello di lesioni ai due agenti della Polizia Penitenziaria, per cui e’ stato necessario ricevere dai detenuti, collegati in videoconferenza l’accettazione della nuova contestazione per un unico processo e per trasferirlo in Corte di Assise. Gli imputati – collegati da remoto – hanno preso atto anche delle nuove contestazioni, ad eccezioni di G.F. che lo farà nel corso della prossima udienza.

Sono undici i detenuti, accusati per i fatti avvenuti il 22 ottobre 2024, quando detenuti nella Casa Circondariale di Bellizzi Irpino presero parte all’aggressione di Piccolo con calci, pugni e utilizzando bastoni, oggetti acuminati e contundenti. Tre dei responsabili dell’aggressione che hanno scelto il rito abbreviato, celebrato a luglio scorso, davanti al Gup del tribunale di Avellino . A.P. e C.G. sono stati condannati a 7 anni e 4 mesi, mentre R.Z. è stato condannato a 10 anni e 8 mesi di reclusione.

Piccolo aveva trascorso la maggior parte del tempo proprio al “Moscati”, dove era stato ricoverato sin dai giorni immediatamente successivi all’aggressione. Poi era stato trasferito alla struttura “Don Gnocchi” di Sant’Angelo dei Lombardi, ma un improvviso peggioramento lo aveva costretto a tornare in ospedale ad Avellino. Nella notte tra il 17 e il 18 ottobre il suo cuore ha smesso di battere.

I fatti
L’aggressione, avvenuta il 24 ottobre 2024 nella sezione “primo piano destro”, era stata brutale. Bastonate e ferite inferte con oggetti acuminati aveva causato lesioni in diverse parti del corpo, fratture multiple, un polmone perforato, gravissimo trauma cranico. Che lo avevano condannato a un silenzio senza ritorno. La spedizione punitiva era maturata nell’ambito delle faide tra i clan del Napoletano. Alcuni detenuti di ritorno dagli ambulatori e dalla infermiera erano riusciti ad introdursi nel box riservato alla penitenziaria e dopo aver minacciato di morte due agenti hanno dato il via al raid.

Tre detenuti bloccarono, spingendolo contro il muro, uno dei due uomini in divisa, nel tentativo di sottrargli le chiavi del piano terra destro dove era in cella il 26enne. Non contenti colpirono gli agenti con dei violenti schiaffi al volto. Alla fine due di loro costrinsero un agente a seguirli fino al primo piano, dove li attendevano altri autori del raid. Mentre un altro detenuto – accusato di tentato omicidio – rimase all’interno del box per sorvegliare l’agente di turno evitando che lanciasse l’allarme. Raggiunta la cella, trascinarono in corridoio Paolo Piccolo e iniziarono a colpirlo provocandogli i gravi danni che poi l’hanno portato alla morte.

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