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Castelfranci, il gruppo teatrale “Enzo Barbone” rilegge Eduardo e conquista il pubblico

di Felice Santoro

È sempre molto atteso lo spettacolo del gruppo teatrale parrocchiale “Enzo Barbone” a Castelfranci. La rappresentazione  viene proposta nel mese di marzo e apre la primavera nel paese sul Calore, noto per il  rinomato vino e la calorosa accoglienza. Il periodo è particolarmente caro ai castellesi, perché ricorre l’anniversario della scomparsa di don Vincenzo Buccino, amato e indimenticabile parroco dal 1960 al 2001, volato in cielo il 17 marzo 2017. Il teatrino  fu da lui immaginato e realizzato sessant’anni fa  ed è a lui dedicato.
Agostina  Perillo è l’anima e la regista da circa quarant’anni, per decenni insegnante e tuttora  educatrice appassionata. Continua  a credere  nella funzione del  teatro e si spende per quest’opera meritoria con passione, competenza e determinazione.
Tanti sono i giovani, giovanissimi e meno giovani, che hanno calcato la scena. Anche Enzo Barbone, che ha lasciato prematuramente questa  terra;  nel suo nome il gruppo scopre ulteriori energie e non si risparmia.  Dal 2001 parroco a Castelfranci è don Enzo Granese, il quale  sottolinea  il valore di questa iniziativa  ai fini di una crescita personale e collettiva.
La partecipazione è sempre puntualmente  numerosa nel corso delle tre serate di programmazione.  Tanti applausi, silenzi attenti, risate fragorose si alternano e ancora una volta, e non è una sorpresa, lo spettacolo risulta assai gradito ed apprezzato.  È anche  un omaggio ad Eduardo a quarant’anni dalla morte, avvenuta  il 31 ottobre  1984.
Gli interpreti sono studenti e lavoratori, che si ritrovano, creano e stringono amicizie, le rafforzano e intanto offrono ore di grande gioia, di allegria, con spunti di riflessione che attraversano varie tematiche.  Quest’anno la commedia  è Non ti pago: è proprio vero che quanto donano ogni anno  non ha prezzo. Sono un esempio di impegno e di sano divertimento  che  riversano su chi li segue, e sono tanti, anche dai paesi vicini, che hanno in agenda questo appuntamento che dà la carica alla nuova stagione.

Nota è la trama che ruota intorno al gioco del lotto, una caratteristica della napoletanità. Dodici gli attori, sette uomini e cinque donne, e si fa tredici  con la regista;  la sapiente scelta delle parti valorizza le qualità di ognuno. Personaggi ed  interpreti sono: Ferdinando Quagliuolo, proprietario di un banco lotto, Concetta, sua moglie, e Stella, loro figlia, Antonio Felice Nigro, Michela Cieri ed Elisa Vigilante; Aglietiello, uomo di fatica di Quagliuolo, e Margherita, cameriera, Angelo Maiorano e Gilda Vigilante; Mario Bertolini, impiegato di Quagliuolo, ed Erminia, sua zia, Vincenzo Colucci e Francesca Nigro; i fratelli Vittorio e Luigi Frungillo, giovani vicini di casa, Michele Perillo e Luigi Schiavone; Carmela, popolana, Piera Di Minico; Don Raffaele Console, prete, Simone Grosso; Lorenzo Strumillo, avvocato, Vincenzo Schiavone.

Occorre arrivare in sala decisamente tanto prima  per trovare un posto, così anche nella replica,  e probabilmente anche con un ulteriore appuntamento se ci fosse stato. Un nucleo è collaudato, chi si inserisce riscontra un contesto  aperto  e favorevole. Chi lascia lo fa con dispiacere, si verifica solo per  irrinunciabili motivazioni. La squadra è sempre  armoniosa, serena, convinta e convincente. Trasmette entusiasmo, scuote le menti e spalanca  i cuori. Lo spettacolo lega le famiglie, un pubblico vario si unisce e  l’impegno dei protagonisti è grande. Gli applausi finali sono di gratitudine per l’intensa serata vissuta,  di fiducia nelle loro capacità e di speranza affinché possano sempre tornare con la solita grinta nel nuovo anno.
I tempi cambiano ma la puntuale messa in scena  è una costante. Con l’autunno iniziano le prove, che svelano  un modo per incontrarsi nei lunghi inverni dei nostri borghi e nello stesso tempo  dimostrano che   i sacrifici durante la preparazione non sono pochi.  Sono attesi, rispettati, ammirati ed amati con la ricchezza dei loro sguardi sereni,  mentre si susseguono risate sincere e sorrisi contagiosi. La calda risposta dei presenti  è il giusto e meritato premio ed espressione della riconoscenza dell’intera comunità.  Le battute ascoltate, memorizzate e ripetute ritornano nelle chiacchierate degli  incontri quotidiani. Le frasi pronunciate, i monologhi , i dialoghi, i loro volti, segnano e ricordano i momenti  lieti vissuti in compagnia e riempiono felicemente i  ricordi di tanti.

 

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