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Catalogna, democrazia a rischio 

Le nubi che la settimana scorsa si addossavano sulla Spagna si sono trasformate in una tempesta tropicale dagli esiti imprevedibili. Abbiamo chiarito che la Catalogna, come le altre comunità autonome della Spagna, non possiede alcun diritto all’autodeterminazione da invocare per giustificare la secessione dalla Spagna progettata dal suo meschino governo regionale. Il Tribunale costituzionale aveva già dichiarato illegittimo il referendum con il quale gli elettori catalani sono stati chiamati alle urne.

Il Tribunale costituzionale aveva già dichiarato illegittimo il referendum con il quale gli elettori catalani sono stati chiamati alle urne per pronunciarsi sul quesito di favorevolezza o meno all’indipendenza della loro Regione dalla Spagna.

Prima ancora che gli elettori si pronunciassero, il referendum era stato già delegittimato, sconfitto con le carte bollate.
Proprio per questo, il pesantissimo intervento del governo di Madrid, che ha invano tentato di impedire manu militari lo svolgimento del referendum scagliando la polizia contro i cittadini partecipanti alla consultazione elettorale, si è rivelato una mossa sbagliata che ha fornito un assist formidabile agli indipendentisti. Si è trattato di un intervento ingiustificato che ha utilizzato mezzi coercitivi violenti contro comportamenti inoffensivi di migliaia di cittadini, allo scopo di impedire una semplice manifestazione del pensiero, non potendo avere altro valore la scheda immessa nell’urna.

E’ ovvio che un così brutale intervento repressivo non poteva far altro che suscitare sentimenti di sdegno e di ripulsa nella popolazione catalana, dando facile esca a quella propaganda nazionalista che dipinge i corpi armati dello Stato come truppe di occupazione. In questo modo l’irresponsabile governo di Madrid ha allargato con le sue mani il solco che gli indipendentisti stanno scavando fra la popolazione catalana ed il resto del Paese. E il discorso del Re, martedì scorso, così insensibile alle sofferenze provocate dall’intervento repressivo della polizia, non ha aiutato.

Com’era prevedibile, la marcia verso la secessione non si è arrestata. Per lunedì prossimo è stato convocato il Parlamento catalano che dovrebbe adottare la prevista dichiarazione d’indipendenza, mentre il Tribunale costituzionale, su ricorso del partito socialista catalano (evidentemente non tutti i catalani sognano l’indipendenza) ha ordinato la sospensione della seduta.

Nel frattempo il governo di Madrid ha cominciato ad inviare dei contingenti militari nella regione ed i commentatori fanno trapelare che Rajoi, avendo la maggioranza assoluta al Senato, potrebbe invocare l’articolo 155 della Costituzione spagnola per sospendere l’autonomia della regione catalana, sciogliere il parlamento di Barcellona e convocare nuove elezioni.

Il clima si fa sempre più incandescente e la sfida fra autorità locali e governo centrale è destinata ad avvitarsi in un crescendo senza fine. L’esperienza della dissoluzione della Jugoslavia ci insegna che le secessioni vanno avanti quando le pulsioni indipendentiste del ceto politico locale si sposano con l’ottusità delle autorità centrali. E’ proprio quello che sta succedendo in Catalogna. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una nuova guerra civile in Spagna. In questa vicenda sono in gioco il presente ed il futuro della democrazia in Europa.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud

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