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Cento anni fa nasceva don Ferdinando Renzulli, seppe trasformare le istanze del Concilio in pratica quotidiana

di Antonio Polidoro

Cento anni fa, il 21 novembre 1925, nasceva Don Ferdinando Renzulli, figura assolutamente centrale nella storia della chiesa avellinese della seconda metà del novecento e dei primi decenni degli anni 2000. Saranno state attivate iniziative per ricordare l’evento ?

E’ pur vero che il culto del passato, la “sistemazione storica” della vita diocesana, con la scomparsa di Don Nicola Gambino e di Gennaro Passaro è esigenza poco avvertita tra il nostro clero.

Monsignor Venezia a più riprese sottolineò tale necessità, in particolare si mosse concretamente per sensibilizzare i parroci sul problema del patrimonio Archivistico Diocesano. A tale scopo la diocesi pubblicò un agile vademecum di “  tecnica archivistica” ( “Ordinamento e Riordinamento degli Archivi Parrocchiali”) che Venezia realizzò in collaborazione col preside Virgilio Iandiorio

Al vescovo Aiello va dato atto di aver richiamato fin dai mesi successivi al suo insediamento l’attenzione dei suoi sacerdoti sulla opportunità di fare memoria dei sacerdoti che li avevano preceduti nelle cure pastorali delle loro comunità.

Il 4 marzo 2024 scriveva nella prefazione ad un volume che “ricordava” un parroco della Diocesi “….Qualche anno fa avevo chiesto che i sacerdoti stessi si facessero promotori di una simile iniziativa, ciascun parroco per i suoi predecessori, ma l’invito, a causa dei molteplici impegni pastorali cui ciascuno è sottoposto non ebbe riscontro”.

Aiello sottolineava ancora quanto fosse “…pericolosa la dimenticanza che seppellisce più volte le persone fino a farne perdere ogni traccia. Le gesta dei parroci di ieri, quelli prima e dopo il Concilio Vaticano II, hanno reso vivo un tessuto ecclesiale che oggi ciascun operatore pastorale avverte smagliato, fluido o inesistente.

Anch’essi si sono misurati con le grandi sfide, la modernità, la Riforma del Vaticano II, il terremoto, ed hanno posto in atto iniziative e relazioni pastorali che hanno aiutato le persone a reggere sul piano del vivere e del credere. Dal loro esempio, continua il vescovo Arturo, e dal loro zelo abbiamo molto da imparare”.

La ricorrenza centenaria della nascita di un campione dell’impegno pastorale come Don Ferdinando diventa occasione preziosa per sottolineare la perdita progressiva di un “gusto” per la valorizzazione della memoria, che diventa anche motivo di impoverimento culturale della nostra chiesa locale.

Per la verità qualche mese fa’ fu pubblicato un volume che raccoglieva le testimonianze di chi lo aveva conosciuto ed apprezzato ma Renzulli è personalità interessante e complessa, che ha trasmesso una cifra pastorale da analizzare ed approfondire: molto di più che un “almanacco dei ricordi”…

Precursore delle istanze del Concilio Vaticano II, attivava già da giovane parroco della Ferrovia quanto la freschezza innovativa del Concilio avrebbe successivamente indicato.

Fu un giovane sacerdote dallo sguardo lungo anche nel modo di concepire la parrocchia come una sorta di avamposto sociale e, si direbbe, di “servizi”.

L’Asilo Santa Maria Goretti rispondeva anche nella struttura architettonica alle nuove prospettive di una Scuola che si andava aprendo alle nuove emergenze sociali anche sulla scorta della nuova luce che il pensiero di Maritain andava diffondendo anche in ambito pedagogico.

La Scuola Materna di Borgo Ferrovia nacque sulla falsariga delle intuizioni montessoriane e si mosse subito in direzione di un attivismo pedagogico che metteva al centro il bambino con lo sguardo attento alle necessità delle famiglie.

Un furgone che “prelevava” i bambini e li accompagnava a scuola era vera e propria fantascienza alla fine degli anni cinquanta eppure le famiglie della Ferrovia, di Pianodardine, delle tante zone rurali che la parrocchia comprendeva, potevano giovarsi di un servizio assolutamente unico nel panorama dei vecchi Asili che funzionavano in Irpinia ancor prima che fosse istituita la Scuola Materna di Stato (istituzione che provocò la caduta di un Governo).

Un presbitero, giova ribadirlo, dallo sguardo lungo che ha “vissuto” la sua Chiesa in un atteggiamento di servizio e mai perdendo di vista quella promessa di obbedienza che è fondamento e coronamento del momento solenne dell’Ordinazione.

Gli aspetti da approfondire sulle intuizioni di questo straordinario presbitero sono molteplici e complessi : il Murale della Pace, Il Teatro d’Europa di Cesinali e tanto altro che attiene ad una pastorale giovanile che, segnatamente a Cesinali, percorreva ( in piena vecchiaia e con piglio giovanile) nuove ed efficacissime strade.

Le intuizioni che puntualmente divenivano realtà sono segno e sostanza di una personalità pastorale assolutamente rara in quei tempi difficili seppur di significative “transizioni”. Importante anche studiare Don Ferdinando attraverso gli scritti. Chi scrive ha cercato e …trovato… Non moltissimo ma pagine estremamente significative.

Un volumetto in fase di pubblicazione potrà diventare ancora un piccolo contributo per un’analisi seria di quanto pionieristicamente don Ferdinando immaginò.

E seppe realizzare….

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