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Non si contano più, ormai, gli episodi che hanno visto Lega, FdI e FI assumere atteggiamenti diversi  fuori e dentro le aule parlamentari. Non solo le tante rivalità interne, che hanno condotto il centro-destra ad alcune candidature poco competitive soprattutto alle regionali (clamoroso il caso della ri-presentazione di Caldoro). Ma anche i divergenti interessi che portano, sempre più frequentemente, a nocive differenziazioni. E’ come se la coalizone, che pure ha guidato l’Italia, avesse smarrito il suo equilibrio. E stentasse a ritrovarlo, tra dispetti e scaramucce. Tuttavia, quanto accaduto la scorsa settimana – per le cose dette e per il substrato di non detto – minaccia di superare ogni analoga vicenda del passato. E di costituire un motivo dirompente di incomprensioni ancora più profonde. L’emendamento proposto in commissione dalla maggioranza per impedire scalate ostili a Mediaset da parte dei francesi di Vivendi, ha visto ovviamente il consenso di FI. Ennesima riconferma del volto bi-fronte di FI. Ma il netto voto contrario da parte della Lega – solo in aula trasformato in una astensione molto poco benevola – ha dato la dimostrazione della bellicosa atmosfera di diffidenza e di sospetti reciproci.  Il tutto liquidato poi, a fatica, come mero incidente parlamentare,

Da tempo, ormai, il centro-destra – pure elettoralmente ancora forte – non appare capace di esprimere una linea politica davvero comune ai tre principali azionisti della coalizione. E il mutamento dei rapporti di forza derivato dalle più recenti competizioni, invece che giovare allo stato di salute della alleanza attualmente all’opposizione, sembra aver acuito difficoltà, problemi e tensioni. La leadership salviniana, consacrata dai numeri e dalle dichiarazioni formali degli alleati, viene smentita – o messa da parte nei fatti – dagli altri competitor. Essa è stata più volte irrisa, anche clamorosamente, come è accaduto al Quirinale quando il cavaliere, con un colpo di teatro, riuscì a rubare la scena al leader leghista improvvisando, con le mani, una sorta di controllo dei punti programmatici elencati da quest’ultmo. La leadership salviniana è soprattutto contesa nei fatti dalla Meloni. La “pasionaria” di destra ha saputo costruirsi una aura di credibilità e di popolarità che va al di là degli stessi, angusti confini elettorali del suo campo tradizionale di azione. Una crescita rapida che ha messo insieme tutto e il suo contrario. Ma  che in futuro imporrà di fare i conti con le frange neo-fasciste diffuse in FdI. Insomma, la tattica adottata dai partner, una volta resi gli omaggi rituali alle magnifiche sorti e progressive della alleanza, sembra essere quella di comportarsi ciascuno come gli pare. Di seguire i propri interessi politici. Di cercare di occultare, dietro i sorrisi e le parole compiacenti, le scelte politicamente divergenti. Non sempre però la minimizzazione riesce a celare completamente lo stato vero dei rapporti interni. Con sensibili danni alle stesse possibilità del centro-destra di ribaltare (ma lo vuole davvero?) gli attuali equilibri politici. A cominciare da quelli di governo.

I giochi di Salvini si sono fatti sempre più incomprensibili, negli ultimi tempi. E la vaga, lontana prospettiva di una vittoria del centro-destra (insieme al “salvataggio” delle sue aziende) ha indotto il Cavaliere a puntare su più vicine e concrete certezze La sua disponibilità dicharata a “collaborare” nella distinzione dei ruoli (almeno, così, per ora è stato detto) ha ovviamente rafforzato i sospetti già diffusi tra gli alleati. Alimentati dalla nomina di Schifani a consigliere politico, con la mission di favorire questa prospettiva.

Difficile prevedere i possibili, futuri sviluppi politici della mossa del Cavaliere in termini di schieramento. Essa appare – anche al di là della eventuale logica di scambio – come un barlume, sia pure molto flebile, del tentativo di dimostrare l’esistenza, nel centro-destra, di una sia pur minoritaria componente moderata che non intende rassegnarsi alla logica del “muoia Sansone con tutti i filistei” . Il tempo e le vicende parlamentari ci diranno se questa mossa rimarrà un ulteriore episodio isolato o se si concretizzerà in apprezzabili risultati !

di Erio Matteo

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