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Sale, insieme all’acqua alta, l’angoscia. Venezia affonda e il suo patrimonio irripetibile rischia di scomparire. La vicenda, nella sua grande drammaticità, fa riflettere. Dall’altra parte d’Italia, nel Mezzogiorno, in Basilicata, la furia del maltempo inonda e distrugge in parte un altro patrimonio storico di grande suggestione. Non Matera, per fortuna, capitale europea della cultura. Ma parte della Basilicata è violentata dal maltempo e insultata dalla cattiva gestione del territorio, ferita nella sua unicità. Qui vengono inghiottiti suggestivi arenili, fiumi indifesi per cantieri mai completati rompono gli argini, le comunità sono chiamate a prove terribili. In entrambi i casi, in città così distanti geograficamente fra loro, si aprono i processi sui ritardi, si denuncia la scarsa attenzione dell’uomo nella difesa della natura. Eppure tra le due realtà si registra un diverso grado di attenzione. La tragedia e la tristezza di Venezia trovano subito una giusta mobilitazione del governo, con il quasi presidio del premier Conte a piazza san Marco, con gli appelli alla solidarietà di politici in stivaloni, con l’assicurazione che il cantiere del Mose sarà concluso fra poco più di un anno. I giornaloni e le tv, con enfasi, raccontano l’angoscia dei residenti, rendicontando i danni enormi della città iper-turistica. Tutto bene, tutto giusto. Ma la tragedia del Sud, della Basilicata? Dopo le ore terribili quasi scompare dall’attenzione. Su di essa cade l’effetto notte. Quello stesso che ha accompagnato le grandi tragedie che hanno colpito il Mezzogiorno. E’ tutto chiaro: mentre il mondo muta repentinamente, aumentano le diseguaglianze. Di più. Per il Sud si consolida l’incertezza, latita la stabilità dell’impegno dei governi, mentre le risorse disponibili si perdono nei mille rivoli di sprechi assistenziali senza sviluppo, né occupazione. Il pensiero è sommerso dalle emergenze che sono la conseguenza di un tempo vissuto all’insegna dell’approssimazione e delle vuote parole. Come l’Autonomia regionale differenziata. Vale a dire: diversi anche nelle risposte alle tragedie.

di Gianni Festa

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