di Rosa Bianco
Nella Chiesa del Purgatorio, dall’8 novembre al 10 gennaio, un’opera che interroga la condizione umana attraverso la metafora della sospensione, del viaggio e della trasformazione. La mostra, a cura di Carla Cantore, è promossa dal MIP – Matera International Photography.
La condizione dell’uomo contemporaneo si manifesta spesso nella difficoltà di riconoscere un approdo, nella necessità di attraversare confini e ridefinire continuamente la propria identità. È attorno a questa inquietudine esistenziale che si sviluppa «Il Tuffatore Nomade – Opera in bilico in attesa di caduta», il progetto di Costabile Guariglia che inaugura domenica 8 novembre, alle ore 18, nella Chiesa del Purgatorio di Matera. Promossa dal MIP – Matera International Photography aps ets e curata da Carla Cantore, l’esposizione resterà aperta fino al 10 gennaio 2027.
L’opera assume il gesto del tuffo come dispositivo simbolico attraverso il quale indagare il rapporto tra individuo, tempo e trasformazione. Il corpo rappresentato non appartiene più interamente alla dimensione da cui proviene e non ha ancora raggiunto quella verso cui si dirige. È collocato in una condizione di passaggio, in quell’intervallo nel quale le certezze si dissolvono e l’esperienza si apre a possibilità ancora inesplorate.
La caduta evocata dal titolo non coincide necessariamente con la perdita o con la sconfitta. Può essere interpretata, piuttosto, come l’atto attraverso il quale si accetta di abbandonare un equilibrio conosciuto per misurarsi con l’ignoto. Il tuffatore diventa così figura universale dell’esperienza umana: un soggetto che attraversa la soglia, rinuncia alla stabilità e si confronta con la necessità del cambiamento.
È proprio nella sospensione che Guariglia individua una possibilità conoscitiva. L’incertezza non viene rappresentata come una condizione sterile, ma come uno spazio nel quale maturano nuove consapevolezze. L’opera non consegna allo spettatore una narrazione conclusa, né suggerisce un approdo definitivo. Lo invita, al contrario, a sostare in quella dimensione intermedia in cui memoria e attesa, perdita e scoperta, appartenenza e distacco convivono.
Un ruolo determinante nella ricerca dell’artista è affidato alla materia. Resine, sabbie, pigmenti e stratificazioni diventano elementi attraverso i quali il tempo acquista consistenza visibile. Le superfici custodiscono tracce, frammenti e sedimentazioni, restituendo alla materia una funzione che supera quella meramente compositiva. Essa diventa memoria, deposito di esperienze e testimonianza di ciò che, pur non essendo più immediatamente percepibile, continua a esercitare la propria influenza sul presente.
In questa prospettiva si inserisce il riferimento alle «Terre Immerse», ambito di ricerca nel quale Guariglia esplora le relazioni tra paesaggio, memoria e stratificazione simbolica. L’immersione assume il valore di un percorso conoscitivo: significa oltrepassare la superficie, confrontarsi con ciò che è rimasto nascosto e riconoscere nelle tracce del passato una componente ancora attiva del presente. La materia, dunque, non illustra una storia, ma la trattiene e la restituisce attraverso le proprie irregolarità, le erosioni e le trasformazioni.
La dimensione concettuale dell’opera trova un’ulteriore chiave interpretativa nel contesto di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un luogo storico e simbolico nel quale si sono intrecciati migrazioni, scambi, conflitti, contaminazioni culturali e processi di reciproca trasformazione. È una geografia di partenze e ritorni, di identità plurali e appartenenze mobili.

Il Tuffatore Nomade sembra raccogliere questa eredità. La sua figura richiama il viaggiatore che lascia una riva senza conoscere pienamente quella verso cui si dirige, portando con sé un patrimonio di memorie che non si esaurisce nel luogo d’origine. Il mare diventa metafora di una condizione nella quale ogni attraversamento modifica chi lo compie. Nessun ritorno restituisce integralmente l’identità precedente alla partenza: l’esperienza del viaggio introduce una trasformazione irreversibile.
Particolarmente significativa è anche la scelta della Chiesa del Purgatorio, conosciuta come Chiesa delle Anime Sante. L’edificio barocco non costituisce un semplice contenitore espositivo, ma partecipa alla costruzione del significato dell’opera. La sua identità spirituale e architettonica richiama una delle più antiche rappresentazioni della condizione umana: quella dell’attesa e del passaggio.
Il Purgatorio, nella tradizione religiosa, è infatti una dimensione intermedia, una condizione non ancora compiuta, nella quale si consuma un processo di trasformazione. La corrispondenza simbolica con il tuffatore sospeso risulta evidente: entrambi abitano una soglia, uno spazio che non coincide più con il passato e non ha ancora assunto la forma definitiva del futuro. Ne nasce un dialogo tra architettura e opera, tra spiritualità e ricerca contemporanea, tra lo spazio fisico e quello interiore.
L’inaugurazione sarà accompagnata dagli interventi del danzatore e coreografo Piero Leccese e del violoncellista Michelangelo Abbate. La danza e la musica contribuiranno a estendere l’esperienza espositiva oltre la dimensione visiva, introducendo una relazione performativa tra corpo, suono e architettura. Il movimento coreografico potrà restituire alla figura del tuffatore la sua tensione dinamica, mentre il violoncello costruirà una trama sonora capace di dialogare con la materia e con la spiritualità del luogo.
Il progetto si inserisce in un percorso artistico che ha condotto Costabile Guariglia a confrontarsi con importanti contesti espositivi nazionali e internazionali. Tra le esperienze significative figurano la partecipazione alla XII Biennale Internazionale dei Giovani Artisti del 2005, curata da Achille Bonito Oliva presso Castel Sant’Elmo a Napoli, le esperienze espositive a Berlino e Vienna e la mostra «Pietas», realizzata nel 2024 presso il Forum Austriaco di Cultura di Roma. Tappe differenti di una ricerca che mantiene al centro il rapporto tra immagine, materia e memoria, sviluppando un linguaggio capace di attraversare geografie e codici espressivi.
La lettura critica proposta dalla curatrice Carla Cantore, docente del Master universitario di II livello in Neuroestetica presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, riconduce il nucleo dell’opera alla possibilità di riconoscere nell’incertezza una condizione generativa. Una prospettiva che attribuisce all’esperienza artistica una funzione ulteriore rispetto alla contemplazione estetica: interrogare i meccanismi della percezione e aprire nuove modalità di interpretazione della realtà.
«Il Tuffatore Nomade» si configura, pertanto, come una riflessione sulla precarietà dell’esistenza e sulla necessità di attraversare le trasformazioni senza pretendere di possederne in anticipo l’esito. Il suo protagonista non è un eroe che conosce la destinazione, ma una figura che accetta il rischio del movimento. La caduta resta sospesa, l’approdo non viene mostrato: è proprio in questa mancata conclusione che risiede la forza evocativa dell’opera.
La mostra assume così un significato che dialoga profondamente con la stessa Matera, città la cui identità si è costruita attraverso la stratificazione dei tempi, la persistenza della memoria e una continua capacità di rigenerazione. Il progetto promosso dal MIP, in collaborazione con la cooperativa Oltre l’Arte e con il supporto della Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera, mette in relazione patrimonio storico, ricerca artistica contemporanea e sperimentazione performativa.
Un incontro nel quale l’arte non si limita a rappresentare il mondo, ma invita a ripensare il nostro modo di abitarlo: perché ogni esistenza conosce una soglia da attraversare e ogni trasformazione comporta, inevitabilmente, il coraggio di lasciare ciò che si conosce.
—
INFORMAZIONI
– Artista: Costabile Guariglia
– Opera: «Il Tuffatore Nomade – Opera in bilico in attesa di caduta»
– A cura di: Carla Cantore
– Inaugurazione: domenica 8 novembre 2026, ore 18
– Sede: Chiesa del Purgatorio, via Ridola, Matera
– Periodo espositivo: 8 novembre 2026 – 10 gennaio 2027
– Interventi performativi: Piero Leccese, danza e coreografia; Michelangelo Abbate, violoncello
– Promotore: MIP – Matera International Photography aps ets
– Collaborazioni: cooperativa Oltre l’Arte e Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera

