di Rosa Bianco
È raro imbattersi in libri che riescono a trasformare una storia in memoria collettiva. È il caso di “Dagli Audaci ai Millennials – 1916-2026. Sangennarese Calcio, una storia lunga 110 anni”, il volume monumentale di 228 pagine presentato nel corso della 413ª Fiera di San Gennaro Vesuviano e dedicato a una delle espressioni più autentiche dell’identità cittadina.
Non è soltanto un libro di calcio. È un atto d’amore verso una comunità, un esercizio di memoria, una testimonianza generazionale. In quelle pagine, infatti, convivono sport e storia, uomini e passioni, vittorie e sconfitte, fotografie, documenti e cimeli che restituiscono un secolo e più di vita biancorossa.
Edito da Michelangelo 1915 Editore e finito di stampare nel luglio 2026, il volume porta il patrocinio del Comune di San Gennaro Vesuviano e del Comitato Fiera. Prezioso il contributo fotografico di Sangennarese Calcio Storia e Memoria e Thermo Studio, insieme allo straordinario archivio messo a disposizione dallo storico del calcio campano Chrystian Calvelli.
La copertina, con una maglia degli anni Cinquanta, è già una dichiarazione d’intenti: prima ancora delle parole, è la memoria a parlare.
L’opera nasce da un incontro davanti a un caffè, quattro anni fa, e da un progetto coltivato con pazienza da tre sangennaresi che la Sangennarese non si sono limitati a raccontarla: l’hanno vissuta, custodita e amata.
Antonio Claudio Catapano, nato a San Gennaro Vesuviano il 27 novembre 1987, avvocato, già segretario della Sangennarese e addetto stampa della Palmese, giornalista per Il Mattino e Metropolis, ha messo a disposizione un patrimonio di oltre trent’anni di fotografie e video del calcio vesuviano. Ha inoltre contribuito al riassetto del 2011 e alla rifondazione del 2022.
Francesco Iervolino, nato il 18 novembre 1973, giornalista dal 2001 e caporedattore de Il Pappagallo di Michelangelo 1915 Editore, ha collaborato con Giornale di Napoli, Radio Punto Zero e Napoli Tv, seguendo nel tempo le vicende della squadra del proprio paese d’origine.
Sabatino Nunziata, nato il 5 marzo 1988, docente di Enogastronomia ed ex dirigente della Sangennarese, è il custode storico del club. Il suo vastissimo archivio di cimeli, fotografie e documenti inediti, integrato da una paziente ricerca nelle emeroteche napoletane, ha consentito di ricostruire una vicenda sportiva che è anche storia civile di una comunità.
La squadra come patrimonio collettivo
A introdurre il volume sono le istituzioni cittadine, a testimonianza di quanto la Sangennarese appartenga ormai alla memoria stessa di San Gennaro Vesuviano.
Il sindaco Agostino Torino sottolinea il valore di una comunità che, attraverso oltre quattro secoli di storia e dall’autonomia comunale del 1841, ha costruito progressivamente la propria identità. In questo lungo cammino, osserva, un posto speciale spetta alla Sangennarese: i primi calci al pallone che diedero vita all’Audace risuonarono nella piazza principale del paese, trasformando il calcio da semplice pratica sportiva in patrimonio condiviso.
Della stessa idea la consigliera delegata alla Cultura Maddalena La Marca, per la quale il libro custodisce «una parte importante della storia della nostra comunità»: la Sangennarese è molto più di una società sportiva, perché rappresenta un simbolo di appartenenza capace di unire giovani e adulti.
Il consigliere delegato allo Sport e Tempo Libero Carmine Moccia richiama invece le parole chiave che lo sport autentico porta con sé: appartenenza, condivisione, sacrificio e crescita.
E proprio sull’appartenenza insiste la presidente del Comitato Fiera Matilde D’Ascoli, che definisce i 110 anni della Sangennarese un «filo rosso» capace di attraversare le generazioni e di raccontare, attraverso una squadra, l’anima stessa della comunità.
La memoria di Michele Nappi
A impreziosire il volume è la prefazione di Michele Nappi, che dalla memoria personale approda alla grande storia dello sport.
Tutto comincia da una telefonata della sorella Silvana e dal ricordo del padre negli anni Trenta, con la maglia rossa della Sangennarese. Poi riaffiorano le trasferte degli anni Sessanta, affrontate in sei dentro una sola automobile, e una giovinezza fatta di passione, sacrifici e sogni.
Il racconto personale diventa quindi quasi una pagina di romanzo: il servizio militare a Nocera Inferiore, le pulizie in caserma, la fuga verso il mare di Vietri a bordo di una 500, l’incontro decisivo con Piero Santin, che lo condurrà alla Palmese e poi alla Serie C.
Arriveranno il Sorrento e l’aiuto del comandante Achille Lauro, la chiamata del Perugia, la straordinaria promozione in Serie A da imbattuti nella stagione 1982-83, la Coppa Italia conquistata con la Roma nel 1984 e, quindi, la finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, conclusasi ai rigori.
Eppure, tra i grandi traguardi della carriera, resta intatto il ricordo più semplice e forse più prezioso: quello delle partite giocate in piazza Margherita, con due pietre a delimitare le porte, degli allenamenti sul campo di Massitello, nella frazione Sommesi, e degli idoli di sempre, i fratelli Vincenzo e Luigi Nappi.
È qui che la memoria individuale si salda a quella collettiva: nel calcio vissuto prima ancora che organizzato, quando un pallone bastava a trasformare una piazza in uno stadio.
Dal 1916 a oggi, una storia biancorossa
Il volume ripercorre le origini della Sangennarese nel 1916, nel pieno della Prima guerra mondiale. Un’epoca nella quale non esistevano stadi, maglie numerate né le strutture dello sport moderno. C’erano, però, un pallone, uno spazio di terra, una piazza e soprattutto il desiderio di stare insieme.
Attraverso fotografie e documenti, il libro segue l’evoluzione della società, delle sue divise, dei suoi simboli e della sua identità.
Particolare attenzione è dedicata anche alla storia dei loghi. Soltanto dalla stagione 1988-89, durante la presidenza di Francesco Cozzolino, compare il simbolo ispirato allo stemma comunale: il Vesuvio, San Gennaro con le due ampolle del suo sangue miracoloso e il drago rosso. Una simbologia che salda definitivamente la squadra al territorio.
A chiudere il percorso arriva il nuovo logo della stagione 2026-2027, realizzato per celebrare i 110 anni.
«Non si tifa soltanto. Si appartiene»
È nell’epilogo che il volume trova la propria sintesi ideale. La storia della Sangennarese viene restituita non più soltanto come cronaca sportiva, ma come metafora di una comunità capace di resistere al tempo.
Dal 1916 a oggi sono passate guerre, difficoltà, dopoguerra, partenze, crisi e sconfitte. Eppure la squadra è sempre tornata.
Perché il senso profondo di questa storia non risiede esclusivamente nei risultati conseguiti sul campo. Risiede nella capacità di una comunità di riconoscersi in una maglia, in un colore, in un nome.
La Sangennarese, dunque, non è soltanto una squadra che si sostiene dalla tribuna. È una memoria che si trasmette, una passione che passa dai padri ai figli, un sentimento di appartenenza che attraversa le generazioni.
Il libro è dedicato anche a coloro che non ci sono più: il maestro Luca Caliendo, Mario Nusco, Francesco Parisi, i cuori del Regime Biancorosso Gaetano e Ciro, e i giovani Michele e Carmine, detto Pipù.
A loro, e a tutti coloro che hanno contribuito a costruire questa lunga storia, gli autori affidano una frase che potrebbe rappresentare la vera chiave di lettura dell’intera opera: «La vera forza non si misura in cosa vinci, ma in cosa proteggi».
E la Sangennarese, con questo libro, protegge 110 anni di memoria.
Centodieci anni nei quali il calcio è diventato linguaggio della comunità, rito collettivo, luogo della memoria e, soprattutto, identità.
Perché finché in questa terra ci sarà qualcuno disposto a rincorrere un pallone, a indossare una maglia biancorossa e a riconoscersi in quei colori, la storia della Sangennarese continuerà.
Centodieci anni di passione. Centodieci anni di memoria. Centodieci anni di fiera identità.
Auguri, Sangennarese.

