«Il Mezzogiorno non ha bisogno di carità, ma di giustizia», scriveva Guido Dorso. Parole che oggi tornano a vivere nel percorso di chi sceglie di raccontare il Sud come terra di ricerca, innovazione e visione globale. È lo spirito che anima il Premio Guido Dorso 2025, conferito a Palazzo Giustiniani a Michele Costagliola di Fiore, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, per una tesi che esplora il valore della diversità nei team imprenditoriali e il suo impatto sulle startup innovative.
La ricerca di Costagliola di Fiore dimostra come la solidità di un’impresa non dipenda solo dai capitali, ma dalla forza delle persone, dall’equilibrio tra competenze diverse e dalla capacità di condividere una visione comune. Un messaggio che si intreccia con quello della Cattedra Unesco “Innovation and Entrepreneurship Ecosystems in the Mediterranean and Mena Countries”, diretta dal professor Marco Ferretti alla Parthenope: un progetto che promuove cooperazione e sviluppo sostenibile nei Paesi del Mediterraneo.
Istituito nel 1970, il Premio Guido Dorso segnala ogni anno l’impegno di giovani studiosi, accademici e personalità che contribuiscono al progresso del Mezzogiorno. Nel suo nome — quello del politico e meridionalista avellinese che invitava i suoi conterranei a “distruggere da sé le cause della propria inferiorità” — continua a vivere l’idea di un Sud capace di rinnovarsi attraverso conoscenza, coraggio e responsabilità.
Anna Bembo




