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De Conciliis racconta il murale di Borgo Ferrovia: costruire insieme la pace

E’ un appello forte per una pace da costruire insieme quello lanciato da Ettore de Conciliis in occasione della visita al Murale nella chiesa di S. Francesco a Borgo Ferrovia protagonisti dell’iniziativa di Quaderni Irpini, con l’Anpi e Auser Avellino. Un confronto tra il Maestro De Conciliis e il Prof. Annibale Cogliano per ragionare sull’attualità del Murale della pace che scandalizzo’ tanti quando fu realizzata per la scelta di inserire nell’opera figure legate a universi apparentemente distanti “Sulla destra del murale alle immagini di guerra si contrappongono quelle di una manifestazione pacificista nella quale sfilano insieme leader e uomini e donne comuni, al di là delle appartenenze religiose e ideologiche. Quella stessa pace che dobbiamo costruire insieme per fermare il pericolo atomico, che torna ad affacciarsi dopo l’orrore di Hiroshima. Ma ci riusciremo solo restando uniti, seguendo l’esempio di Francesco, altro protagonista dell’opera”. E ricorda i tanti artisti che hanno portato avanti il loro impegno pacifista per sensibilizzare le coscienze, ricordare che l’arte “non deve essere propaganda ma richiamare l’idea di bellezza che è essa stessa simbolo di pace E chiama tutti a fare la propria parte, a unire le forze per costruire una pace duratura”.

E’ Annibala Cogliano a soffermarsi sui “realistici quanto simbolici contenuti figurativi, specchio delle contraddizioni e delle speranze di tutto il ‘900. E’ un’arte sacra che, con grande fascino, senza retorica, con tratti estetici che richiamano Carlo Levi, Renato Guttuso, Pablo Picasso (raffigurati anche nel murale), Francisco Goya (per le fucilazioni e l’orrore della guerra), focalizza le grandi tragedie dello sviluppo capitalistico, del militarismo e dell’imperialismo: il fungo nero dell’atomica, le morti di massa, le fucilazioni, le forche e le croci cimiteriali, i campi di sterminio, i bombardamenti e la devastazione, la schiavitù neocoloniale, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Tragedie tutte raffigurate su una metà del murale, e tutte che si aprono alla speranza, attraverso la figura del papa Pio XII, vestito di bianco, che si apre a mo’ di crocefisso, e un prete sudamericano, simbolo della lotta in atto e del riscatto di un continente. L’altra metà è occupata da papi e leader politici di opposte ideologie, da intellettuali italiani e stranieri (Giovanni XXIII, Mao Tse Tung, Fidel Castro, Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, Palmiro Togliatti, Guido Dorso, Cesare Pavese, Rocco Scotellaro, Alberto Moravia, Bertrand Russel, ecc.), da contadini che lottano per la terra, da partigiani, da operai, donne e bambini”

La destra e l’opinione pubblica benpensante gridano allo scandalo ma all’inaugurazione parteciperanno i vescovi delle diocesi di Avellino e di Ariano, il sindaco della città, che di lì a qualche giorno pubblicherà un articolo di plauso e di ridimensionamento del clamore suscitato: «Senza i comunisti e i giornali, l’affresco sarebbe passato senza contrasti». “A chiusura dell’inaugurazione – spiega Cogliano – il vescovo di Avellino stronca i detrattori, così commentando la partizione del murale in due campi: «quello che discende dall’odio e quello che, viceversa, si aggancia all’amore e alla solidarietà.» Alla fine, lo scandalo si rovescia nel suo contrario: Paolo VI, il giorno precedente l’inaugurazione (22 ottobre), invia la benedizione apostolica per poi ricevere l’autore in udienza”.

 

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