“La libertà passa sempre per un libro. Ecco perchè è gravissimo che i nostri giovani non leggano”. Lo sottolinea con forza lo scrittore Maurizio De Giovanni nel presentare ieri a Villa Amendola il suo “Angeli per i Bastardi di Pizzofalcone”, nel corso di un incontro promosso dall’associazione ‘Per Aenigmata’, guidata da Annalisa Barrel. “Chi scrive – prosegue De Giovanni, intervistato dalla professoressa Roberta Di Maio – lascia sempre metà del lavoro al lettore. leggere è faticoso e non è social, perciò in tanti si allontanano dalla lettura. Ma chi non legge non può immaginare e l’immaginazione è indispensabile se vogliamo inventare o semplicemente fare qualcosa di nuovo”. Ribadisce, rivolgendosi ai tanti studenti presenti, come “Nessuno vuole che voi leggiate, perchè leggere significa sottrarre tempo alla pubblicità, significa smettere di essere clienti. Non smetterò mai di ripeterlo, la lettura va salvata perchè da essa dipende il futuro dei nostri giovani”. Spiega come il suo ultimo “romanzo è dedicato a tutte quelle persone che in silenzio ci aiutano, dagli artigiani ai poliziotti, vegliano su di noi e rendono la nostra vita più semplice”. Così la letteratura incontra sempre il nostro tempo “Ci troviamo – prosegue – a fare i conti con un sistema economico che ci impone di comprare oggetti nuovi in maniera compulsiva, nessuno ripara più ciò che si rompe o semette di funzionare. Ecco perché gli artigiani svolgono una funzione bellissima, di protezione degli oggetti che amiamo, danno ad essi una nuova vita ”. Angeli come la madre, a cui è dedicato il libro, che lo ha iniziato all’arte di raccontare storie “Angelo prima, angelo adesso”. Personaggi come Nando Iaccarino, capace di mettere a punto qualsiasi motore, capace sempre di riparare ciò che gli altri buttavano. di prendersi cura delle cose. Il nuovo romanzo di De Giovanni si apre con il rinvenimento del suo cadavere, toccherà ai Bastardi di Pizzofalcone scoprire chi lo ha ucciso”. Poichè “L’omicidio – scrive De Giovanni in ‘Angeli per i Bastardi di Pizzofalcone’- è uno strappo, non una semplice scucitura. Il tessuto sociale non sarà mai più lo stesso. Resterà una brutta cicatrice a ricordare che qualcuno ha deciso di togliere qualcun altro dalla faccia della terra sostituendosi alla malattia, alla vecchiaia, al destino, a Dio. Certo, se ne può trovare il colpevole: ma sarà solo aggiungere una vittima all’altra. Il nostro mestiere, pensava Lojacono, quando ci si trova davanti a un cadavere, non differisce poi molto da quello di un sarta davanti a un paio di pantaloni strappati. A parte il disordine, è ovvio. Quello era un’altra cosa”.
E’ lui stesso a sottolineare come la forza della serie dei Bastardi sia legata alla “coralità delle storie che si intrecciano. A differenza di quanto accade nella serie televisiva nei libri non c’è mai un personaggio che prevale sugli altri, sono tutti protagonisti”. Chiarisce più volte come esista una differenza netta tra i romanzi e la serie televisiva “Sono contento che le mie storie siano approdate al teatro, alla tv, attraverso una contaminazione di linguaggi differenti. Questo fa sì che i miei personaggi siano ancora più vivi e riconoscibili. Per strada mi salutano, mi fanno complimenti ma spesso capita che mi rimproverino per ciò che ha fatto questp o quel personaggio. Come se i personaggi fossero in carne e ossa. Mi piace che facciano parte di un immaginario che appartiene a tanti. Tuttavia, sarebbe sbagliato cercare nei romanzi gli eventi che accadono nella serie televisiva e viceversa, i romanzi seguono una linea narrativa che non è la stessa seguita dalla serie tv. E’ qualcosa che rivendico con forza, i lettori rappresentano una società segreta ed è giusto che possano accedere a qualcosa di diverso da ciò a cui accedono tutti gli altri. E’ la ragione per cui ho sempre messo la scrittura al primo posto, anteponendola a qualsiasi progetto televisivo”. E sul suo essere scrittore “I personaggi mi parlano, li sento, voglio credere che esistano da qualche parte e che noi scrittori abbiamo una finestra per accedere alle loro vite. Ci sono gli scrittori di parole, autori di talento che vivono di immagini e poesia e poi ci sono gli scrittori di storie come me, penso di non avere un particolare talento ma solo di poter accedere a una bella finestra”.
Sottolinea come “Ritorno sempre con piacere ad Avellino, dove ho tanti lettori. Per fortuna la macchina della cultura sta ripartendo ma non dobbiamo abbassare la guardia, L’unico strumento per difendersi dalla pandemia è il vaccino”. Rilancia sulla forza dei piccoli centri “Città come Avellino sono portatrici di grande cultura, di una vivace tradizione che non deve essere sacrificata in nome della modernità, sarebbe sbagliato rinunciare alla propria identità per inseguire il mito della globalizzazione. E la cultura continua ad essere uno straordinario motore di rilancio”. E sulle opportunità offerte dal Pnrr “Non dobbiamo sprecarle, lo sa bene una città come Avellino che ha potuto contare, all’indomani del sisma, sui fondi della ricostruzione ma non ha saputo utilizzarli nel modo giusto”
E sul riscatto possibile del Sud chiarisce come “Il Mezzogiorno ha bisogno di infrastrutture e attenzione da parte delle istituzioni, in Italia non si è mai fatto un tentativo di omologare le due parti del paese come in Germania”.
E quando gli chiediamo della città partenopea, spiega che “E’ sempre la stessa, campionessa di resilienza, sopporta ogni avversità, ci passa attraverso, per poi riproporre la propria identità”. Quindi ritorna sulla forza di Napoli come capitale delle arti “Sul piano culturale, il fermento è costante, iniziative, bellezze artistiche museali teatrali, musicali”.
De Giovanni, ospite di Per Aenigmata: “La libertà passa sempre per la lettura”
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