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A due giorni dalla ricorrenza della Festa della Repubblica le Istituzioni subiscono pesanti schiaffi. Il clima che si respira nel Paese è di tale irresponsabilità che si ha difficoltà anche ad immaginare che possa essere reale. La democrazia è in pericolo. Le Istituzioni repubblicane sono sottoposte a violenti attacchi che ne minano la credibilità. Nella capitale un ex generale dei Carabinieri, Antonio Pappalardo, chiama a raccolta in piazza i “gilet arancioni” senza mascherine e fomenta una “rivoluzione” contro le regole anti-covid. La destra neofascista organizza manifestazioni di protesta in tutte le piazze d’Italia. Obiettivo: la caduta del governo Conte e il tentativo di imporre “l’uomo forte”. Ora più che mai occorre reagire. Ripristinare la legalità e difendere lo Stato democratico contro un certo fanatismo che si nutre, purtroppo, anche di alcuni ritardi in settori vitali del vivere civile: dalla sanità alla giustizia, ad esempio. In questo scenario, ma con motivi incomprensibili, direi di pericolosa goliardia che mortifica le coscienze, si colloca ciò che è accaduto l’altra sera nella città di Avellino, insignita della medaglia d’oro per il contributo dato alla Resistenza, la città che ha dato i natali, tra tanti illustri intellettuali, al meridionalista di grande prestigio Guido Dorso. Il personaggio- sindaco è noto per le sue sue sortite sempre originali e discutibili. Il primo cittadino, Gianluca Festa, ha così dato uno schiaffo alla civile tradizione di Avellino, dimostrando tutta la sua superficialità nel rispetto delle regole democratiche, alla sua tradizione civile, al suo popolo. Non mi ergo a giudice. Non strumentalizzo la caduta di stile del primo cittadino. Tuttavia non trovo un solo motivo per giustificare il suo comportamento: contro la legalità, le regole per combattere il coronavirus, e, soprattutto, indecente dal punto di vista educativo delle giovani generazioni. E’ evidente che il gesto del sindaco è contro la legalità. Il primo cittadino non può non fare finta che quello che è accaduto sotto i suoi occhi, anzi da lui stesso provocato, ha violato le norme che stabiliscono il non assembramento e l’utilizzo della mascherina a tutela della propria salute e quella altrui. Le immagini diffuse dai social in queste ore parlano da sole. Le centinaia di reazioni che il gesto ha suscitato, oltre ad essere contro Gianluca Festa, ricadono sulla città di Avellino. Ciò accade mentre il capoluogo esce da una terribile crisi per effetto della pandemia che ha seminato lutti e tragedie che meritano grande rispetto. Forse questo, al di là dell’episodio grave, è l’aspetto più inquietante. Ed è per questo che il sindaco Festa deve chiedere pubblicamente scusa alla città e al suo popolo.

di Gianni Festa

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