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Bomba al giornalista Ranucci: indagato l’imprenditore Lavitola, è il presunto mandante

C’è un nuovo indagato nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell’ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Pomezia, alle porte di Roma. La Procura della Capitale ha iscritto nel registro degli indagati l’imprenditore ed ex editore Valter Lavitola, già coinvolto in passato in diverse vicende giudiziarie. Secondo l’ipotesi investigativa dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, sarebbe stato lui il presunto mandante dell’azione intimidatoria compiuta contro il conduttore di Report e la sua famiglia.

Nei giorni scorsi i carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione di Lavitola, su delega della Dda di Roma. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati il telefono cellulare e il computer dell’indagato, strumenti che gli investigatori ritengono possano contenere elementi utili a chiarire il movente dell’attentato. Al momento, infatti, il quadro investigativo non avrebbe ancora consentito di individuare con certezza le ragioni che avrebbero portato all’ordine di colpire il giornalista.

A Lavitola e ai quattro presunti esecutori materiali dell’attentato vengono contestati, in concorso, i reati di detenzione, porto e utilizzo di ordigno esplosivo in luogo pubblico, minaccia e danneggiamento, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Insieme con Lavitola è stato indagato anche un camerunense di 47 anni, Gomes Clesio Tavares. Avrebbe svolto funzioni di intermediario tra Lavitola e il gruppo di soggetti che poi ha materialmente posto in essere l’attentato a Ranucci. Questi ultimi sono stati fermati – si ricorda – tra Napoli e Avellino: si tratta di una giovane coppia residente ad Avella, Pellegrino D’Avino e sua moglie, Marika De Filippis, finita ai domiciliari; e di Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, ritenuto uno dei capi del gruppo.

Dalle indagini emerge che i quattro sarebbero stati contattati da un intermediario, indicato nelle numerose intercettazioni ambientali semplicemente come “quello”. Sarebbe stato proprio questo soggetto a consegnare alcune migliaia di euro al gruppo per portare a termine il blitz. Secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip, sugli indagati gravano “elementi gravi, precisi e concordanti” che li collocherebbero direttamente nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’attentato, con ruoli distinti ma complementari. A mantenere i contatti con l’intermediario sarebbe stato esclusivamente D’Avino.

Le carte dell’inchiesta evidenziano inoltre che D’Avino avrebbe avuto contatti con “un soggetto terzo, evidentemente il mandante o chi agiva per suo conto”. Dopo l’attentato, questa persona si sarebbe resa disponibile a favorire un temporaneo allontanamento degli esecutori dal territorio, mettendo a disposizione risorse economiche, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative finalizzate a eludere eventuali attività investigative.

Dopo l’esecuzione delle misure cautelari nei confronti dei quattro arrestati, Sigfrido Ranucci è stato ascoltato in Procura come persona informata sui fatti. Al termine dell’audizione il giornalista ha spiegato che gli investigatori stanno seguendo ogni possibile pista investigativa. «Mi hanno innanzitutto chiesto se conoscessi gli arrestati e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report che avevano riguardato l’area geografica di provenienza dei componenti della banda», ha dichiarato, sottolineando come gli inquirenti stiano lavorando a tutto campo per ricostruire il contesto e individuare il movente dell’attentato.

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