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Dimensionamento scolastico, la denuncia dei sindacati: dall’Irpinia al Sannio, così non si tutela il Sud

Tanti gli spunti di riflessione emersi dal confronto a Benevento tra le organizzazioni sindacali della Scuola a cui hanno partecipato le organizzazioni sindacali di categoria, FLC CGIL, CISL Scuola, Uil Scuola, SNALS, Federazione Gilda Unams e l’Associazione nazionale presidi sulle problematiche del dimensionamento scolastico nel Sannio. Problematiche non molto diverse da quelle che potrebbero caratterizzare anche la provincia irpina.  Tutti i rappresentanti hanno espresso forte preoccupazione per la razionalizzazione della rete scolastica prevista dall’art. 99 dell’ultima legge finanziaria.

Come spiegato dal ministro dell’Istruzione Valditara, si produrranno «risparmi che andranno da 5,4 milioni nel 2024 fino a 88 milioni nel 2032» effetto «del minor fabbisogno di dirigenti scolastici e di direttori dei servizi generali e amministrativi». La popolazione scolastica nel giro di 10 anni passerà dagli oltre 8 milioni attuali a meno di 7.

Sono i sindacati a sottolineare come la politica del Ministro dell’istruzione non tuteli il Mezzogiorno “Invece di provare ad invertire la tendenza si taglia, l’effetto si vedrà soprattutto a partire dal 2024/2025, le fusioni sono concentrate per il 70% nel Mezzogiorno a causa del calo demografico, dell’emigrazione e di una situazione preesistente più complessa. La più penalizzata dovrebbe essere la regione Campania con circa 150 scuole autonome in meno. Fra i territori della Campania il Sannio potrebbe essere il più falcidiato dai tagli.

Alla preoccupazione legata all’attuazione della norma, già prevista dal PNRR, che si realizzerà attraverso un decreto del Ministero dell’Istruzione, di concerto con il ministero dell’Economia, previo accordo in Conferenza unificata, si aggiunge la tempistica che prevede tempi strettissimi per realizzare l’operazione: entro fine maggio si dovrebbe realizzare tutto, con la minaccia contenuta nella legge che nel caso in cui Provincia e Regione non procedessero nei tempi stabiliti, sarà il MIM ad effettuare le operazioni”.

Gli attuali parametri minimi per la costituzione delle autonomie scolastiche si innalzano da 600 (400 per i comuni montani) alunni a 900/1.000. In verità questi parametri, su sollecitazione dei sindacati, erano stati abbassati nelle due precedenti finanziarie a 500 (300 per i comuni montani).  Di qui l’appello dei sindacati “Poichè a norma prevede che i parametri di cui sopra vengano definiti a livello nazionale e poi adeguati regione per regione e poi tra le varie province all’interno delle regioni,  in ossequio ai principi di flessibilità, densità abitativa, Comuni montani, viabilità e trasporti ed al principio Costituzionale di sussidiarietà, è doveroso che tutte le forze sociali e politiche del territorio compiano il massimo sforzo unitario per garantire appieno il diritto allo studio di tutti i nostri ragazzi” Insomma riteniamo riduttivo quanto invocato dal ministro Valditara che sostiene esclusivamente che il PNRR segnala la necessità di intervenire sul dimensionamento, come pure sul numero di alunni per classe, al fine di “fornire soluzioni ad alcuni problemi che le scuole italiane stanno vivendo”: si tratta di tenere in considerazione tanti altri parametri, ma soprattutto di operare un riequilibrio dell’offerta formativa che non continui a fare parti uguali fra diseguali”.

Tanti gli effetti preoccupoanti “Si registrerà un aumento delle scuole prive di dirigente scolastico e di dsga, da assegnare in reggenza, con tutte le disfunzionalità che ne conseguono e noi nel Sannio sappiamo già cosa significa: da oltre un decennio abbiamo scuole normo-dimensionate in reggenza, che sono in seria difficoltà: Dirigenti scolastici che riescono a passare forse un giorno a settimana per occuparsi delle scuole che l’Ufficio scolastico Regionale ha affidato, spesso, senza che loro neanche lo chiedessero. Inoltre ci sarà un’ulteriore taglio di Collaboratori scolastici ed Assistenti amministrativi e tecnici, taglio di docenti e ampliamento della possibilità, per loro, che si costituiscano cattedre orario esterne tra comuni molto distanti tra loro, con un’aggiunta complicazione per loro. Di queste problematiche vorremmo parlare, come espresso già da tempo, al tavolo provinciale del dimensionamento con il Presidente della Provincia, ma anche con la deputazione Sannita, con l’Assessore regionale all’Istruzione, con i Sindaci, con i Dirigenti scolastici, per confrontarci sulla gravità della situazione, facendoci parte attiva e tempestiva per evitare che le scelte siano prese altrove, e condividere il risultato con le genti sannite. Non possiamo più aspettare, con il timore che gli ultimi presidi culturali sul territorio rischino di scomparire, aggravando la situazione già precaria delle province di Avellino e Benevento e aumentando i divari esistenti”

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