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Primo maggio, Cgil: la politica non resti a guardare, serve un tavolo permanente sul lavoro in Regione

Vertenza Acs: i lavoratori non paghino il prezzo della malapolitica Necessaria una proroga
E’ un appello forte alla politica e alle istituzioni a restituire centralità al lavoro quello lanciato dalla Cgil nel corso della manifestazione promossa in città, nello spazio antistante la Villa Comunale. “In un tempo – spiega Italia D’Acierno, segretaria provinciale Cgil –  dominato da precariato e vertenze, si fa fatica a parlare di festa ma oggi più che mai è necessario rimettere al centro di ogni discussione il lavoro e la realtà difficile che vive la nostra provincia. Siamo nella città capoluogo, che si appresta al voto, e deve fare i conti con numerose criticità, dal precariato alla mancanza di lavoro. Ecco perchè abbiamo rivolto il nostro invito a partecipare alle istituzioni, ai candidati, nella convinzione che il lavoro è uno di quei temi su cui non ci si non può non confrontare. Noi non ci arrendiamo e siamo decisi a resistere, a dare voce a chi vive sulla propria pelle”.
A sintetizzare le tante vertenze con cui deve fare i conti l’Irpinia Silvia Curcio, Rsu della Menarini, introdotta da Daniela Esposito ” Penso all’ex Arcelor, che paga le conseguenze di una multinazionale che ha delocalizzato e ha lasciato per strada 32 lavoratori. Ecco perchè chiediamo che in Regione Campania si apra un tavolo di crisi permanente con la partecipazione di sindacati e lavoratori per affrontare queste vertenze. Siamo convinti che la chiusura di un’azienda è sempre il segno della sofferenza del territorio. Oggi viviamo una realtà difficile, le industrie manifatturiere sono tutte in crisi, soprattutto le grandi aziende. Molti lavoratori stanno andando via, accettando gli incentivi all’esodo, assistiamo a un ridimensionamento del tessuto produttivo, con la perdita di posti di lavoro. Basti pensare alla FMA che registra circa 400 lavoratori in meno: operai giovani, che non vengono sostituiti. E’ chiaro che soffre l’intero territorio. L’esodo è costante ogni anno, ma le istituzioni non ci sono: le vediamo solo durante i grandi eventi, subito dopo è come se il problema non esistesse.  Di qui la necessità di un tavolo di crisi permanente presso la Regione Campania che segni una discontinuità rispetto al passato, per valorizzare i territori e salvaguardare le industrie. Sappiamo bene che senza industria non c’è certezza di un lavoro sicuro e dignitoso. Perché quando le aziende chiudono, gli operai diventano “ex”, ma quegli “ex” poi diventano invisibili. Non c’è nessuno che riesca davvero a tutelarli. Il sindacato fa quello che può, ma non redige le leggi e non sceglie i datori di lavoro. Questo è compito delle istituzioni”
Tra le vertenze anche quella dei lavoratori Acs, più volte citata nel corso della giornata, come sottolinea Paolo Sarno della Cisl “Siamo dentro un tunnel che rischia di non condurre da nessuna parte. Tutto appare bloccato per questi dipendenti che, da oltre vent’anni, svolgono un servizio come ausiliari del traffico. Noi chiediamo che, in questo momento — mentre ci avviamo verso la prossima amministrazione — si conceda loro almeno una proroga, per consentire al futuro sindaco e alla futura amministrazione di prendere decisioni oculate e mirate, non soltanto per il bene dei lavoratori, ma anche per il bene della città”.  Lo ribadisce anche Fiorella Gengaro, lavoratrice Acs “E’ un giorno tristissimo, tanti gli incontri con il commissario ma abbiamo ottenuto solo promesse. Il 30 giugno sarà il mio ultimo giorno di lavoro insieme a quello di altri 23 lavoratori. Non so cosa abbiamo fatto per meritare questo, la nostra è una società municipalizzata, è responsabilità del Comune farsi carico del nostro futuro”.  A sottolinearlo anche Annalisa Famoso della Uil: “I lavoratori non possono pagare i tanti errori politici compiuti. Speriamo che il vento che soffia oggi sia davvero un vento di cambiamento”.
E sono tanti gli interventi nel corso della mattinata, da Fiorentino Lieto che ricorda come “Sono 103mila i pensionati nella nostra provincia, con una pensione media di mille euro, tra le più basse d’Italia. Se teniamo in considerazione le detrazioni legate all’addizionale Irpef ci rendiamo conto delle difficoltà che vivono ogni giorno. Di qui la richiesta alla Regione di agevolazioni che tengano conto della condizione di tanti pensionati”. Rita La Bruna della Flc Cgil, insegnante, sottolinea come “La scuola è sotto attacco da venti anni. Gli unici investimenti da parte del governo hanno riguardato le paritarie. C’è bisogno di un’azione sindacala forte per affrontare vertenze nazionali che avranno ripercussioni anche in Irpinia, penso alla piaga del precariato, al dimensionamento scolastico, con tagli continui al personale docente e al personale Ata e il mancato sostegno da parte di Piani di zona e servizi sociali per favorire l’inclusione dei ragazzi con disabilità”.
Gerardo Rosamilia porta sul palco le rivendicazioni dei lavoratori della Lioni Grotta “Fino al 2018 i lavori sono andati avanti speditamente, poi dopo la scadenza dell’incarico del commissario, si sono susseguiti ritardi e difficoltà finanziarie con la necessità di numerose varianti. Oggi si intravede una piccola luce all’orizzonte, su alcuni lotti assistiamo ad un avanzamento dei lavori ma è chiaro che bisogna mantenere alta l’attenzione, poiché numerosi lavoratori sono ancora in cassa integrazione. Le grandi opere, dalla Lioni Grotta all’alta velocità. vanno accompagnate dalla Regione per garantire che siano completate e non restiamo incompiute”. Giuseppe Contrada pone l’accento sull’emergenza legata alla desertificazione bancaria mentre Donato Sena, lavoratore Enel, chiede con forza la necessità di garantire salari dignitosi, puntando l’indice contro chi viene in Irpinia per investire ma poi va via. Davide Perrotta di Libera invoca il ritorno al diritto internazionale, in una società in cui non sembrano esserci regole, come dimostrano le guerre in corso e il trattamento riservato agli attivisti della Flottilla.
Roberto Montefusco di Sinistra Italiana ricorda come le condizioni di lavoro siano notevolmente peggiorate, soprattutto a causa di nuove forme contrattuali che hanno reso ricattabili i lavoratori “Il governo ha respinto la richiesta di salario minimo mentre chiediamo da tempo un’indicizzazione degli stipendi. Se aumenta il costo della vita, devono aumentare anche gli stipendi per restituire dignità ai lavoratori. C’è bisogno di una politica che guardi finalmente al Sud e alle aree interne, altrimenti da soli non possiamo farcela”. Tony Della Pia di Rifondazione rilancia sulla necessità di tornare a parlare di diritti dei lavoratori “Oggi più che mai è necessario unire le vertenze per essere più forti e ricostituire un movimento dei lavoratori per contrastare le politiche neoliberiste che creano disuguaglianze e ingiustizie sociali”. Marco Alaia, segretario provinciale del Pd, ribadisce come “non è possibile immaginare paesi senza scuola, di qui la richiesta di una deroga per le aree interne per contrastare il dimensionamento scolastico e salvaguardare i piccoli paesi. Altrimenti è chiaro che non riusciremo ad arginare la fuga dei giovani”. Antonio Aquino dei 5 Stelle pone l’accento sull’importanza di ripartire dall’idea di lavoro come gratificazione, contro ogni forma di sfruttamento, sottolinea la centralità attribuita dalla sinistra al lavoro e ricorda l’impegno dei 5 Stelle  nella battaglia sul salario minimo e nella questione della sicurezza, attraverso la proposta di una Procura Nazionale del lavoro.

Cgil primo maggio Silvia Curcio
Cgil primo maggio manifestazione

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