Le aree interne non chiedono compassione. Chiedono diritti, servizi, fiscalità equa e rappresentanza. E’ l’idea da cui nasce Diritto di restare, uno spazio civico e politico promosso dal Movimento Aree Interne per unire cittadini, sindaci, amministratori, associazioni e competenze attorno a una proposta nazionale per i territori per garantire alle comunità la possibilità di restare, tornare e scegliere. Un movimento nato intorno a una piattaforma per raccogliere adesioni, lanciare proposte, attraverso gruppi di lavoro tematici, costruire una rete di amministratori e competenze, elaborare proposte e proporre una rappresentanza politica. A guidare il movimento in Irpinia Mimmo Giugliano di Morra, Michele Carluccio di Conza, Giuseppe Luongo di Avellino, Gerardo Nappa di Lioni, Gennaro Lepore di Altavilla.
Un manifesto, quello del Movimento, costruito intorno ad alcune priorità, dalla fiscalità che chiede per i piccoli comuni strumenti fiscali e contributivi compensativi che riconoscano la distanza dai servizi e il valore del presidio umano dei territori, a scuola e sanità con servizi essenziali progettati sulle distanze reali, i tempi di accesso e la fragilità demografica dei piccoli comuni. Alla qualità dei servizi essenziali si affiancano la necessità di non lasciare soli i piccoli comuni nella progettazione e rendicontazione degli investimenti pubblici e la sfida di costruire nuove economie locali: cooperative di comunità, lavoro da remoto, recupero del patrimonio abitato, filiere agricole, cultura e impresa territoriale. Tra le proposte quella di integrare la Strategia Nazionale Aree Interne nelle politiche ordinarie con risorse strutturali durature per sanità, istruzione e trasporti, agevolazioni fiscali, contributi prima casa, sgravi mutui. Sostegno ai servizi di prossimità e rifinanziamento del Fondo per le attività commerciali. pagamenti PES per chi tutela foreste e biodiversità e la necessità di puntare su un turismo lento e sostenibile come volano economico delle comunità. E ancora banda larga e 5G per tutti, smart agriculture e robotica, coworking per abitare i borghi senza rinunciare alle opportunità professionali. Senza dimenticare un’agricoltura multifunzionale per la manutenzione del territorio, la promozione di cooperative di comunità, recupero immobili abbandonati, nuove opportunità per i giovani nelle aree interne.
“Il Movimento Aree Interne – Diritto di Restare – si legge nel Manifesto . nasce dalla constatazione semplice e devastante che in Italia esiste una forma di ingiustizia che non ha ancora trovato il suo nome politico: l’ingiustizia geografica. Il fatto che dove si nasce determini, in modo strutturale e non occasionale, la qualità della vita, l’accesso ai servizi, le opportunità di lavoro, il diritto alla salute, alla conoscenza, alla partecipazione civica.
Siamo nati nelle aree interne d’Italia. Nei paesi dell’Appennino e delle Alpi minori, nei borghi del Mezzogiorno profondo, nelle valli che non finiscono sui depliant turistici. Conosciamo la bellezza di questi luoghi e conosciamo la violenza silenziosa di un abbandono che non viene mai dichiarato, ma si compie ogni giorno.
Non siamo un movimento di nostalgia. Non chiediamo di fermare il tempo o di conservare un’Italia rurale che non esiste più. Chiediamo qualcosa di molto più concreto e molto più radicale: che ogni cittadino italiano, ovunque viva, abbia gli stessi diritti fondamentali”.



