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Don Carlo Gesualdo e Tasso, testi poetici e dissonanze armoniche

L’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani organizza per Giovedì 28 agosto a Gesualdo, alle ore 9,30  in palazzo Pisapia il convegno di studio a commemorazione dei 430 anni dalla morte del poeta sorrentino Torquato Tasso, dal titolo: “Don Carlo Gesualdo e Torquato Tasso: Testi Poetici e Dissonanze Armoniche”. Torquato Tasso è stato uno dei massimi esponenti della letteratura italiana del Cinquecento e figura centrale del Manierismo, nacque a Sorrento a l’11 marzo 1544, morì a Roma il 25 aprile 1595, dove è sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo. Figlio di Bernardo Tasso, anch’egli poeta, fin da giovane si immerse nella cultura rinascimentale, studiando a Napoli, Roma, Padova e Bologna. La sua vita fu segnata da spostamenti continui (seguì il padre esiliato dal vicereame spagnolo insieme al principe di Salerno Ferrante Sanseverino), difficoltà economiche e profonde crisi interiori segnarono la sua esistenza, fu un uomo diviso tra il desiderio di libertà e la rigida morale della Controriforma. La sua instabilità lo portò ad essere rinchiuso nell’ospedale di Sant’Anna a Ferrara per volere di Alfonso II duca d’Este, con cui ebbe un rapporto complesso perché ritenuto folle. Eppure, la sua grandezza letteraria era già riconosciuta: principi e poeti lo ammiravano, e Roma lo attendeva per incoronarlo poeta laureato. Morì purtroppo pochi giorni prima della cerimonia, lasciando un’eredità che avrebbe influenzato la poesia europea per secoli (fu autore di circa duemila Rime). L’evento commemorativo è stato organizzato per ricordarne il genio, autore di opere come il capolavoro epico la Gerusalemme Liberata e l’Aminta e la Gerusalemme Conquistata in cui dedicò versi alla famiglia Gesualdo, complesso fu anche il rapporto con due principi della Napoli Vicereale quali, Matteo di Capua principe di Conca che lo ospitò nel suo palazzo napoletano e il principe madrigalista Carlo Gesualdo da Venosa che fu, uno dei più grandi compositori della storia della musica europea, considerato l’avanguardia del suo tempo, i suoi madrigali ed i suoi responsori continuano a sorprendere il pubblico odierno e a toccarlo emotivamente come gli ascoltatori di allora, paragonato a Schoenberg e descritto come un visionario che ha anticipato la nuova musica del XX secolo. Stravinsky lo dichiarò il suo modello e nel 1960 gli dedicò il suo celebre Monumentum pro Gesualdo. Per Gesualdo il Tasso scrisse numerosi madrigali, ma il principe di quelli scritti appositamente per lui ne
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musicò solo uno. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco di Gesualdo Domenico Forgione, dell’assessore alla Cultura Gianfranco Bianco, del presidente dell’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani Michele Zarrella e di Luciano Russo presidente del gruppo Esse 85 Istituto Internazionale Torquato Tasso di Sorrento, si entrerà nel vivo del convegno con le relazioni del già Dirigente Scolastico e direttore dell’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani prof. Francesco Caloia, che tratterà il tema: “Principi e artisti nella Napoli di fine XVI sec. Il caso di Matteo di Capua principe di Conca, don Carlo Gesualdo principe di Venosa e le committenze a Torquato Tasso e al pittore fiorentino Giovanni Balducci detto il Cosci”. Un tema indagato negli ultimi anni dal prof. Andrea Zezza docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” con il contributo di vari altri docenti nel suo volume: “Arti e lettere a Napoli tra Cinque e Seicento: studi su Matteo di Capua principe di Conca”, dove si narra di Torquato Tasso che in brevi soggiorni napoletani frequentò letterati e blasonati del tempo, fra cui Carlo Gesualdo, Giovan Battista Manso e molti signori locali, come Matteo di Capua, i Pignatelli, i vari Carafa, i Caracciolo. Tasso visse nella luce meridiana napoletana un breve periodo di serenità durante il quale corresse le Rime d’amore in vista di una stampa d’autore (che giunse tre anni dopo). Torquato Tasso compose vari madrigali destinati a essere musicati dal principe Carlo Gesualdo, ma quando il principe di Venosa, nell’ottobre del 1590, aiutato da tre servi, assassinò la moglie Maria d’Avalos, sorpresa con l’amante, Fabrizio Carafa, Tasso, come tanti altri poeti e letterati, ne cantò la morte degli amanti (Rime, I496-99), e il rapporto tra loro si incrinò. Tasso da Roma, dove si era trasferito, l’anno successivo al tragico evento scrisse alcune lettere al Gesualdo cercando di farsi perdonare e riannodare i rapporti inviandogli dei madrigali. Questi testi scritti per Gesualdo sarebbero poi confluiti presso la Biblioteca Reale di Madrid nel manoscritto II/3281 (sigla Br), portato alla luce dal giovane ricercatore Diego Perotti, classe 1990, laureato presso l’Università degli Studi di Verona in Lingue e Culture per l’Editoria. Un codice composito di pagine a stampa e carte manoscritte di Torquato Tasso; l’esemplare fu allestito presso la Stamperia Reale di Napoli nel 1808 a cura dello storiografo capuano Francesco Daniele e donato a Giuseppe I Bonaparte re di Spagna. Da allora, e fino al XXI secolo, dei componimenti non si ebbe più traccia. Come si legge nell’edizione critica (2021, Franco Cesati Editore), curata da Perotti i componimenti con i quali Tasso sperava di racimolare qualche soldo per risollevarsi dalla propria condizione di indigenza dovevano essere oltre quaranta, ma in Br sono trentanove di questi madrigali il principe ne musicò solamente uno: Se così dolce è il duolo (altri madrigali di Tasso musicati dal principe nei primi due libri facevano parte di rime a stampa già
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utilizzate da altri compositori). All’intervento del prof. Caloia seguirà la relazione della prof.ssa Maria Rossetti Collaboratrice del Dipartimento di Musicologia, Università Federico II che con il suo intervento dal titolo: “Mentre una stella miri: i madrigali di Torquato Tasso per Carlo Gesualdo” che, esplorerà il dialogo tra poesia e musica nel rapporto tra Torquato Tasso e Carlo Gesualdo. Attraverso l’analisi di alcuni madrigali, si indaga il modo in cui Gesualdo traspone in musica i versi tassiani, restituendone le tensioni emotive, le ambiguità e le fratture interiori. L’attenzione si concentra sulle scelte espressive del compositore (dai madrigalismi alle articolazioni formali, tra cromatismi e varietà di figurazioni ritmiche), come strumenti di interpretazione profonda della parola poetica. Chiuderà il convegno l’attesa relazione del chiarissimo prof. Armando Savignano docente di Filosofia morale presso l’Università di Trieste, il quale si occupa di problematiche etiche e di ispanismo filosofico e poetico e ci parlerà di “Tasso e le lettere dal carcere :”Senza Te son nulla”. Per lungo tempo, a partire dalla sua morte, hanno gravato sulla figura di Tasso specialmente negli ultimi anni della sua vita, e anche più in generale, sulla sua poesia di argomento religioso, una serie di pregiudizi, incomprensioni e fraintendimenti, sui quali negli ultimi anni è iniziata una revisione critica anche sulla base di nuove e più accurate indagini storico-filologiche. Si possono delineare due filoni contrapposti: l’uno teso a evidenziare la religiosità, l’altro, che mette in discussione la stessa fede fino a ipotizzarne l’agnosticismo o addirittura l’ateismo. Nel primo Novecento si è approfondita la concezione della fede, anche se persistevano ancora certi condizionamenti culturali. La critica contemporanea, sulla base di approfondite ricerche, sta cercando di pervenire ad una valutazione meno agiografica e riduttiva ponendo in luce una profonda religiosità basata su l’inquietudine religiosa non riconducibile esclusivamente alle condizioni di salute del Tasso e all’epoca dell’inquisizione nella quale è vissuto. Si tratta di quell’inquietudine tipica di un individuo inquisitivo e aperto ad indagare sul senso ultimo della vita e della storia. Quella del Tasso era un’anima profondamente inquieta alla ricerca del sacro, della realtà spirituale, insomma dell’assoluto, come ha cantato in gran parte della sua produzione poetica. Le relazioni del convegno saranno intervallate da letture poetiche e lettere di Torquato Tasso al principe Gesualdo a cura dell’attrice Santa Capriolo del ClanH teatro di Avellino. Il coordinamento è affidato a Sonia Bruno, Consigliera dell’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani. Il convegno può essere l’occasione per visitare Gesualdo ed allontanarsi per qualche giorno da contesti accelerati, saturi e rumorosi e riposare, nel grembo della natura di uno dei borghi più belli d’Italia, ricco di una di storia millenaria, come ci ricorda la recente guida agile e
preziosa di Cristina Celli, esperta di comunicazione con ampia esperienza nel settore delle pubbliche relazioni: “Bellezze nascoste della Campania in 35 borghi”, Edizioni del Capricorno. Vari gli agriturismi, Bed and breakfast e i luoghi di ospitalità a Gesualdo e nei paesi limitrofi a cui ultimamente si sono aggiunte le dimore storiche come l’Antica Dimora Grella di Sturno (http://www.ospitalitacampana.it) per un turismo colto ed esperienziale.

Prof. Francesco Caloia Direttore Istituto Italiano di Studi Gesualdiani

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