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Già nella riflessione della settimana scorsa avevo parlato della prospettiva di una rigenerazione responsabile delle realtà partitiche  italiane più rilevanti  a fronte dell’auspicata e già avvertita azione di pedagogia politica ed istituzionale di Draghi  per una immediate ed efficace terapia di ripresa del Paese. Dopo una settimana  di lavoro, contrassegnato dal silenzioso rispetto della democrazia rappresentativa e delle sue prerogative costituzionali, possiamo confermare la ravvisata sensazione che il nuovo presidente del consiglio davvero , senza clamore, ha innescato  una vera rivoluzione copernicana dagli effetti già evidenti, ma ancora in gestazione in gran parte, all’interno di una partitocrazia povera di pensiero politico e di leader carismatici. Ma una domanda diffusa e fondamentale sta animando il dibattito culturale e politico di questi giorni, all’interno della società civile e forse dello stesso Parlamento: Draghi è solo un bravissimo tecnico o un personaggio politico? E’ una domanda questa non solo di oggi, in Italia e in Europa, perché ,non a caso,

già nel 2015, la risposta l’aveva data Giuseppe Gargani , politico irpino di razza, ancora  attivo pensatore politico all’interno di un orizzonte che varca i confini irpini. Infatti, nel 2015, nel suo libro “Io e il Partito”, Gargani, già Presidente della Commissione Europea per la Giustizia,  parlando di identità europea , affermava come “Draghi  era la personalità che più si era contraddistinta, assumendosi responsabilità storiche, pur non essendo un politico, ma un tecnico di assoluto valore”. Gargani che ha  sempre rivendicato il primato della politica, esplicitava  ulteriormente il suo pensiero: ”Draghi si sta dimostrando un tecnocrate dotato di una visione politica fuori dal comune, alla quale sta credendo  sino al punto di interpretare in modo estensivo e sulla scorta di una abilissima  attività diplomatica, il ruolo di presidente della Bce. L’operazione di un massiccio acquisto di titoli di Stato lanciata da Draghi a sostegno, seppur mediato dalle banche, dell’economia di famiglie ed imprese, è l’operazione più politica che un’istituzione europea non politica abbia compiuto”. Allora se il giudizio di un personaggio politico di spessore come Gargani, è quello giusto, la residua capacità politica della partitocrazia italiana, non ha altra via per rigenerarsi, cioè sintonizzarsi , sena se e senza ma, con la statura e il programma per la ripresa di Draghi. Le scaramucce pseudoidentitarie dei  pentastellati sono la riprova che i commedianti della politica ,ormai, debbono smontare il palco perché la commedia è finita e le solite comparse non incantano più nessuno. Scusate se  è poco!. Avverto, frattanto, di sottolineare il dignitoso e applaudito  ritiro di Conte- ritiro, credo, non addio- dai palazzi del potere e non dalla politica ,ove ha operato con dignità, stile e competenza,  in un momento di straordinaria emergenza, afflitto da una continua mediazione tra “uomini piccoli” come argutamente li indicava l’ex ministra Fornero.

di Gerardo Salvatore

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