NUSCO C’è un patrimonio che vive nelle pietre, nei documenti e nella memoria delle comunità. Da questo patrimonio prende forma E dodici son le stelle. Storia della Badia di Fontigliano (1080-2026), il nuovo volume di Marco Storti dedicato alla storia della Badia di Santa Maria di Fontigliano. L’opera rilancia, dopo oltre cinquant’anni, la ricerca sulla storia ecclesiastica di Fontigliano, raccogliendo l’eredità degli studi di don Giuseppe Passaro.
Il volume sarà presentato venerdì 7 agosto 2026, alle ore 19.00 nella sede della Misericordia “Pro civitate Nusci” in occasione del convegno “E dodici son le stelle. Fontigliano: storia di un santuario”, promosso dalla Parrocchia “Sant’Amato” – Chiesa Concattedrale di Nusco, dall’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e dal Comune di Nusco.
La presentazione del volume si inserisce nel programma di celebrazioni per la recente erezione di Fontigliano a Santuario Diocesano, riconoscimento che apre una nuova stagione di studi e valorizzazione per uno dei luoghi di fede più rappresentativi dell’Irpinia.
Dopo gli indirizzi di saluto del parroco don Dino Tisato e del sindaco Antonio Iuliano, il convegno entrerà nel vivo con un tavolo di studio e confronto dedicato alla storia cristiana di Fontigliano. L’incontro si terrà alla presenza di S.E.R. Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, che dialogherà con Marco Storti e Giovanni Marino sul valore storico, ecclesiale e culturale del nuovo Santuario Diocesano.
A moderare l’incontro sarà la docente Jessica Iuliano, mentre gli intermezzi musicali saranno affidati alla Corale Polifonica Sant’Amato di Nusco, contribuendo a sottolineare il carattere solenne dell’iniziativa.
Al termine del convegno sarà inaugurata la mostra allestita presso la Chiesa-Collegiata di San Giuseppe, offrendo ai partecipanti un ulteriore momento di approfondimento dedicato alla storia di Fontigliano.
Ricerca storica, riflessione ecclesiale e valorizzazione del patrimonio culturale si intrecciano in un’iniziativa che guarda al passato non come esercizio di nostalgia, ma come chiave per comprendere il presente e costruire il futuro della comunità



