di Gianni Marino
Notevole interesse ha riscosso la presentazione promossa dal Comune di Nusco nell’ambito del progetto “Educare alla legalità” del libro “Il genio di Giovanni Falcone – Prima il dovere” del magistrato Catello Maresca”.
Nel 1923, fu pubblicato a Berlino un libro del grande formalista russo Viktor Šklovskij dal titolo “Zoo o lettere non d’amore”. Una donna vieta a un uomo innamorato di scriverle d’amore, Lui allora le scrive lettere non d’amore. Come per magia ogni lettera si trasforma – come Re Mida – in una lettera d’amore. A fine lettura del libro del magistrato Catello Maresca, scrittore per diletto e interesse culturale, “Il genio di Giovanni Falcone “ mi è sembrato di trovare una certa analogia con il libro di Šklovskij. Quando il magistrato racconta i suoi studi universitari, la vacanza con i figli in Sicilia, la visita agli uffici di Falcone e Borsellino, le lacrime per gli attentati di quei terribili primi anni ’90, o descrive i colleghi di lavoro o lo svolgimento delle indagini, dei patrimoni criminali da sequestrare, o si sofferma sulla stessa parola “genio”. (simpatica a proposito la prefazione a proposito di Alessandro Siani) il filo rosso del racconto è sempre lo stesso: la giustizia declinata in tutti i modi possibili, in ogni gesto o azione della propria vita. Una vita da raccontare ai giovani nelle scuole di ogni ordine e grado.
C’è poi un episodio nel libro che sintetizza al meglio tale perseguimento ideale e pratico: dopo aver raccontato della sigaretta a Buscetta di Giovanni Falcone, il magistrato Maresca al quale va il merito di aver sbaragliato il Clan dei Casalesi, si sofferma a raccontare un episodio personale: il caffè bevuto ma offerto da Antonio Iovine del Clan durante un interrogatorio. In tale significativo gesto della sua lotta contro la criminalità risplende “ lumine pleno” il Magistrato che ha fatto della giustizia il cardine essenziale della sua vita. Risplende un’idea di giustizia – alta e suprema – che non ha non ha niente a che fare con la vendetta.
Nel corso di un secolo, Nusco ha onorato della cittadinanza onoraria cinque illustri personaggi della politica, arte e religione. Nel 1910 – 31 dicembre – fu conferita al Ministro Francesco Tedesco, nato ad Andretta, che aveva studiato nel Seminario Vescovile ed inviato al Comune 1.400,00 lire come aiuto dopo il terremoto e, nella stessa seduta al pittore Giuseppe Casciaro – il re del pastello – per il grande successo a Venezia dei suoi 180 pastelli nuscani, Nel 1955 al deputato Fiorentino Sullo deus ex machina delle vicende politiche provinciali, nel 1970 al Prefetto Guido Sorvino, commissario prefettizio a Nusco dal 1965 al 1760, nel 1978 al vescovo Gastone Mojaisky Perrelli. Nel 2017, infine, (mentre si discuteva sulla stampa del conferimento della cittadinanza onoraria a Diego Armando Maradona), nel Consiglio Comunale di Nusco dell’11 aprile il Sindaco Ciriaco De Mita propose di conferire tale riconoscimento a Catello Maresca, per il suo “coraggio da magistrato”. Erano anni che ciò non avveniva. All’unanimità votammo a favore. Tra i Consiglieri di minoranza c’ero anch’io. Come Associazione Culturale “la Casa di Giuseppe Casciaro” siamo stati in Sicilia più di una volta ed ogni volta ci siamo fermati a Capaci, a Cinisi e a Portella della Ginestra dispiegando un nostro striscione con foto ricordo di chi ha combattuto la mafia fino al sacrificio della propria vita e una frase di Leonardo Sciascia: “ La sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini”. I magistrati come Catello Maresca ci aiutano ad essere meno insicuri ed avere fiducia nella Giustizia.


