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Le elezioni regionali hanno messo in evidenza lo scollegamento totale tra i problemi e la politica. La Campania da sempre è segnata dalla contraddizione tra la sproporzionata preponderanza di Napoli e la posizione residuale delle aree interne. E subisce ora anche i limiti – organizzativi, politici e democratici – del modello dell’uomo solo al comando imposto dallo “sceriffo” de Luca. Le forze politiche non sono state capaci di individuare soluzioni condivise alle problematiche territoriali aperte. Occorre perciò fare in modo che il forte appello lanciato dai vescovi per la rinascita delle zone interne – di cui si è ampiamente occupato “il Quotidiano” –  non sia lasciato cadere. Anzi, apra una nuova fase. Esso, nel vuoto desertico di proposte di una politica ridotta a pura competizione personale e ormai incapace di elaborare soluzioni condivise ai problemi, costituisce un fatto assolutamente di rilievo. Intanto ha rappresentato una svolta, sulla scia della nuova linea – portata avanti da Papa Francesco – per una Chiesa attenta ai destini delle persone e  delle zone meno favorite. Quella iniziativa è nata da una consapevolezza presente nel mondo cattolico irpino, tradizionalmente  ricco di tante esperienze e sensibilità. Lontana, però, dalla percezione dei partiti, ridotti sempre più a litigiosissimi comitati elettorali. Pronti a mobilitarsi in occasione delle diverse competizioni,  destinati poi a ripiombare in lunghi periodi di abulia politica. Manca purtroppo, in essi – e anche in una parte degli amministratori locali – il senso della drammatica emergenza con cui le popolazioni delle zone interne stanno da tempo facendo i conti. Perciò il grido di allarme dei vescovi, almeno a parole recepito dal premier Conte, appare rispettoso dei ruoli istituzionali di ciascuno, in quanto  i vescovi non hanno preteso di sostituirsi ai cosiddetti decisori politici, ma hanno chiesto ad essi ascolto.

 

Il quadro, infatti, è davvero sconsolante. Un servizio scolastico da anni contrassegnato da povertà di investimenti. E, anche per il progressivo spopolamento, soggetto a consistenti tagli di classi e insegnanti. Un servizio idrico per decenni assoggettato da una cattiva politica a vergognose logiche spartitorie. E anche ora, per le sue inefficienze, spesso a livello di terzo mondo! Una amministrazione della giustizia sempre più lontana dalle popolazioni. E segnata, negli ultimi anni, dalla soppressione dei Tribunali periferici fortemente voluta dall’ ex Presidente Napolitano (e perciò neppure timidamente ostacolata dagli esponenti del Pd) in nome di presunti, trascurabili risparmi. Con il risultato che gli attuali presidi risultano ora intasati, con oggettivi ritardi nella fornitura di una giustizia rapida. Un servizio sanitario reso sempre più povero dai continui tagli di personale e di posti-letto. Con i plessi ospedalieri cittadini ingolfati. E quelli di frontiera che sopravvivono in maniera stentata all’ incompetenza di qualche manager, ai capricci dei politici e alla trascuratezza di un governatore i cui interessi politico – elettorali preponderanti corrono tutti sull’asse Napoli-Salerno. Infine, l’emergenza più grave. Quella del lavoro. Se si riflette che gli ultimi insediamenti consistenti per dimensioni finanziarie ed occupazionali risalgono ormai a diversi decenni fa, si ha sommariamente il quadro del salto all’indietro compiuto dalle zone interne. Le lungaggini dell’Alta capacità e le alterne vicende del progetto-pilota Alta Irpinia sono indicative di un clima non favorevole. Perciò occorrerà saper cogliere l’occasione degli aiuti europei per potenziare una sanità che funziona a macchia di leopardo e per promuovere nuove forme di sviluppo articolate per filiere produttive e  non più per singoli insediamenti.  Saprà la classe dirigente territoriale, nelle sue diverse espressioni, essere all’altezza della sfida? Saprà mostrarsi capace di andare al di là del proprio campanile e di concordare su progetti di interesse comune? Solo così potrà farsi perdonare l’improduttività parolaia di questi anni  (e dimostrerà davvero di voler recepire il senso profondo dell’appello dei vescovi). Tutti lo speriamo, anche se  i motivi di perplessità non mancano !

di Erio Matteo

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