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Emergenza tetracloroetilene, la Cgil chiede ai sindaci di istituire una unità di crisi

La missiva indirizzata ai primi cittadini di Montoro, Solofra e Serino: “Il protrarsi per un tempo così lungo di una gravissima condizione di emergenza ambientale senza che il susseguirsi nel tempo di tavoli tecnici e di azioni amministrative abbia determinato un chiaro e tangibile percorso di risanamento richiede, a questo punto, una non più improcrastinabile iniziativa all’insegna della risolutezza e della trasparenza”

Una Unità di Crisi per’emergenza da tetracloroetilene (TCE) nella areale della Bassa valle del Sabato – Alto Irno. E’ quanto chiedono la segreteria Cgil Avellino, Italia D’Acierno e Carmine De Maio – responsabile area Solofra/Montoro in una lettera aperta ai sindaci di Montoro, Salvatore Carratù, di Solofra, Nicola Moretti e di Serini, Vito Pelosi.

Gentilissimi Sindaci,

la recente nuova emergenza da TCE insorta nei territori ascrivibili ai comuni di Serino – Solofra – Montoro, con particolare riferimento ai dati analitici sulle analisi prodotte dall’ARPAC e dall’Università Federico II nel dicembre 2024, in conseguenza dei prelievi effettuati nel comune di Montoro, evidenzia come questo annoso problema, le cui prime avvisaglie si sono avute nel 2008, con una fase emergenziale già nel 2014, risulta, di fatto, irrisolto.

Il protrarsi per un tempo così lungo di una gravissima condizione di emergenza ambientale senza che il susseguirsi nel tempo di tavoli tecnici e di azioni amministrative abbia determinato un chiaro e tangibile percorso di risanamento richiede, a questo punto, una non più improcrastinabile iniziativa all’insegna della risolutezza e della trasparenza.

Per questo motivo riteniamo sia opportuno determinare l’istituzione di una di una vera e propria “Unità di Crisi” che possa affrontare l’emergenza stabilendo un rapporto di confronto ed indirizzo con la parte pubblica e sia in grado di curare una necessaria azione di tutela e di informazione per i cittadini.

La CGIL da anni sviluppa in tutta Italia buone pratiche di Contrattazione Sociale e Territoriale. Tra le materie di questa azione di politica partecipata vi è la tutela dell’ambiente. Proprio per questo abbiamo seguito dall’inizio la vertenza TCE partecipando a tutti gli incontri ed alle conferenze dei servizi convocate dalla regione Campania in data 6/8/2024 e 5/11/2024. Con le stesse motivazioni riteniamo di non poterci sottrarre ad un ruolo di responsabilità in questa nuova fase emergenziale.

Sarà nostro impegno tenere alta l’attenzione sulla questione e partecipare alle iniziative che verranno proposte al riguardo. In tal senso, abbiamo appreso dalla stampa con favore l’iniziativa del Comune di Montoro di istituire un Tavolo Tecnico Permanente, tuttavia riteniamo che una “Cabina di Regia” sulla crisi possa essere efficace solo se questa abbia una costruzione intrinsecamente sovracomunale e sia costruita con la partecipazione fondamentale di attori che sono fuori dalla parte pubblica. Riteniamo, per esempio, che sarebbe sicuramente utile la convocazione di un consiglio comunale congiunto tra i tre Comuni dell’area distrettuale per stabilire una azione sinergica su quando da farsi nel breve e nel lungo termine.

Come detto l’emergenza TCE inizia nel lontano 2008. Il succedersi di diverse compagini amministrative nei Comuni del territorio ha reso incostante ed inefficace la risposta pubblica. Negli anni, abbiamo assistito ad un continuo succedersi di proclami, abbiamo letto i piani di caratterizzazione e di risanamento, abbiamo preso atto finanche di indagini giudiziarie e di interrogazioni parlamentari senza che si sia determinato un buon esito di quella che sembra ormai definirsi come una vera e propria emergenza ambientale.

La nostra analisi è supportata da quanto accaduto nella Conferenza dei Servizi convocata per il 5 novembre 2024, dove tutto era pronto per la chiusura della fase di caratterizzazione, senza la quale non si può avviare la fase di bonifica. In quella sede i tecnici del comune di Montoro hanno di fatto allungato i tempi per la chiusura della fase di caratterizzazione rinviando l’avvio della bonifica, oggi tanto invocata. Tutto ha ripreso a vivere un sonno silente fino alla nuova emergenza. E dopo la nuova emergenza sono ricominciati gli incontri pubblici, gli interventi dei politici e si è incominciato di nuovo a lastricare di buone intenzioni ogni “metro” di parole profuse.

Data la complessità della materia e le naturali tensioni derivanti dalle azioni necessarie alla mitigazione/risoluzione del problema è necessaria una Unità di crisi che sappia interpretare gli aspetti tecnico/scientifici e sappia relazionarsi autonomamente con le istituzioni e con la comunità. Una tale Cabina di Regia deve possedere la trama fine della riflessione profonda per coordinare gli atti di indirizzo politico senza per questo essere influenzata dalle dinamiche amministrative e dalle debolezze dell’agire della politica contemporanea.

Pertanto, immaginiamo un tale contenitore costituito da rappresentanti della parte pubblica, da tecnici qualificati di enti ed accademie (Istituti di Ricerca, Università, etc.) e da membri delle parti sociali. Immaginiamo sia superfluo dover precisare che tali figure debbano essere il risultato di una selezione seria e virtuosa senza dover sottostare alla consueta prassi dei compromessi e della promiscuità.

In conclusione, riteniamo che la gestione della nuova emergenza da TCE debba essere ricollocata all’interno del perimetro di un corpo intermedio sovracomunale che sia capace di determinare risposte qualificate, trasparenti, e, soprattutto, pur nel rispetto del sistema economico-produttivo, definite da una intenzione cogente: la tutela della popolazione civile residente.

Non parliamo ovviamente di un commissariamento “de facto” degli enti comunali quanto piuttosto di una azione di costruzione dedicata che possa perdurare nel tempo fino alla risoluzione della questione.

Attendiamo quanto prima di essere convocati allo scopo di poter definire le modalità di costruzione di un tale fondamentale organismo.

 

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