Domenica, 24 Maggio 2026
00.59 (Roma)

Ultimi articoli

Si è concluso nella notte di lunedì il più tormentato Consiglio Europeo nella storia dell’Unione, drammatico perché si è svolto in circostanze drammatiche. Il disastro economico- sociale provocato dalla pandemia, infatti, ha creato una situazione simile a quella in cui si trovava l’Europa all’uscita dalla seconda guerra mondiale, con l’economia distrutta e il debito pubblico alle stelle. Si tratta di una crisi epocale che richiede un progetto straordinario di ricostruzione. Però questa volta non c’è il soccorso americano con un nuovo piano Marshall (che non a caso si chiamava European Recovery Program), per questo il progetto di risanamento delle ferite provocate dalla pandemia e di rilancio dell’occupazione e di uno sviluppo sostenibile è una responsabilità che grava esclusivamente sulle spalle dell’Unione Europea. Ed è una responsabilità talmente pesante che incide sul destino stesso dell’Unione che rischia di dissolversi se non saprà affrontare la crisi e ripensare profondamente la propria governance economica e politica. Occorreva una svolta e la svolta finalmente c’è stata al Consiglio europeo attraverso una gestazione lunga e travagliata che ha consentito di salvare nella sostanza il progetto presentato dalla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen (denominato NextGenerationEU). IlRecovery fund approvato dal Consiglio UEha un valore complessivo di750 miliardi, 390 miliardi in “grants” (sussidi diretti) e 360 in “loans” (prestiti garantiti dall’Ue, a tassi molto bassi). E’ lo stesso ammontare della proposta della Commissione, ma con una diversa distribuzione tra sussidi e prestiti, meno sussidi, più prestiti: questo è il prezzo pagato (assieme ad altri ugualmente velenosi) all’egoismo dei paesi c.d. frugali. Il Recovery fund è collegato al Bilancio pluriennale dell’Europa. I 750 miliardi saranno raccolti sui mercati. Vuol dire che per la prima volta la Commissione emetterà degli eurobond che daranno vita ad un debito comune europeo, ovvero un debito “garantito” da ciascuno degli Stati membri, sebbene poi le risorse vengano distribuite in base alle necessità createsi con il coronavirus. Per capirsi, tutti contribuiranno al debito europeo da 750 miliardi, ma a usufruirne maggiormente saranno Paesi come Italia e Spagna in base alla perdita di Pil e lavoro che hanno registrato per colpa di Covid-19. Questo significa che il principio solidaristico, che tiene in piedi ogni comunità politica, ha prevalso sulla cecità degli egoismi nazionali di cui si è fatto alfiere il leader olandese Mark Rutte. Per far ciò è stato derogato uno dei peggiori principi fondamentali iscritto nell’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione, il famoso no bail out, il divieto di ogni finanziamento agli Stati membri in difficoltà, essendo stati già sospesi i piani di rientro dal debito imposti dal fiscal compact. Questa decisione segna la nascita di una nuova Europa, il parto è stato frutto di un travaglio lungo e doloroso, ma – a differenza di quello che generalmente succede – la nuova nascita è stata accolta senza amore. Il nuovo accordo dovrà essere ratificato dall’Euro – parlamento e dai Parlamenti di tutti i Paesi membri. Nei paesi che ritengono di avere economie più forti o bilanci meno compromessi, si sono levate alte le grida di rabbia dei sovranisti, che daranno battaglia nei rispettivi parlamenti. Gli stessi leader di questi paesi, malgrado appartengano a famiglie politiche europee che dovrebbero avere a cuore le sorti dell’Europa, come i popolari (Mark Rutte) o i socialisti (il premier svedese Stefan Lofven o la premier finlandese Sanna Marin), hanno cercato fino all’ultimo di far abortire la nuova creatura e far implodere la costruzione europea, facendo finta di non capire che nessun paese si può salvare da solo quando la recessione colpisce tutti gli altri attori del mercato unico. Si è creata così una frattura che non sarà facile da superare. I prossimi mesi saranno decisivi per verificare se il parto di questa nuova Europa sarà felice o se sarà destinato ad una fine prematura. E’ giunto il momento di decidere finalmente se l’Unione Europea deve essere una Comunità politica unita da valori comuni o solo uno spazio di mercato in cui prevale la competizione di tutti contro tutti.

di Domenico Gallo

Condividi

Picture of redazione web

redazione web

Lascia un commento

Cronaca

Corsi fantasma all’Alto Calore: stamane sono stati riuniti i due procedimenti aperti dalla Procura della Repubblica di Avellino sulle ore…

Minacce al sindaco di Taurano Michele Buonfiglio per l’attivismo della sua amministrazione sui beni confiscati alla criminalità organizzata. Lo ha…

I carabinieri della Compagnia di Montella hanno dato esecuzione all’ordinanza di misura cautelare personale degli arresti domiciliari, con contestuale applicazione…

Attualità

Momenti di apprensione a Serra di Pratola, frazione del Comune di Pratola Serra, per circa 5 incendi che hanno circondato…

Francesco Sellitto, presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino. Uno sguardo sulle criticità territoriali, dal pronto soccorso dell’Ospedale Moscati di Avellino…

Leggi anche

Una mattinata emozionante quella vissuta da una piccola rappresentanza della redazione del Giornale d’Istituto “Voce fuori campo” dell’Istituto Superiore “De Caprariis” di Atripalda. Al Castello di San Barbato, il Comune di Manocalzati, patrocinatore della XXVI edizione del Concorso Nazionale “Il miglior giornale scolastico Carmine Scianguetta”, ha assegnato, al giornale del...

In attesa del voto di domenica e lunedì, è più o meno utile dare una occhiata al risultato del 2024. Almeno per capire più o meno chi sono i grandi portatori di voti. Anche se non è detto che ognuno di loro riesca nello stesso risultato. Comunque, due anni fa...

“A colpirmi di questa terra è stata la sua bellezza, che è tutt’uno con il senso di pace che qui si respira, un altro universo rispetto al caos di Napoli”. E’ il fotografo Francesco Cito a raccontare la mostra “Terra dell’Osso. Indagine sull’Irpinia”, a cura di Giovanni Menna, docente di...

La vita per la vita: in occasione del riconoscimento istituzionale del Giardino della Memoria in Parco Regionale della Memoria, nel giorno del 34 esimo anniversario della strage di Capaci, il Consiglio di Presidenza dell’Associazione Aglaia, ha designato il Premio Giovanni Paolo II a Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, Caposcorta...

Ultimi articoli

Attualità

Un momento di riflessione, ascolto e confronto dedicato alla consapevolezza di sé, all’inclusione e ai percorsi di crescita personale. Domenica…

E’ nella sua capacità di unire, abbattendo steccati, il senso profondo della processione di Santa Rita, che attraversa la città,…

Adips Campania accoglie con vera soddisfazione il pacchetto di politiche sociali denominato “Inclusione”, presentato dal Presidente della Regione Campania, Roberto…

Segui il Corriere dell'Irpinia

Informativa Privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Le informazioni raccolte dai cookies sono conservate nel tuo browser e hanno la funzione di riconoscere l'utente quando ritorna sul nostro sito web e aiutare il nostro team a capire quali sono le sezioni del sito ritenute più interessanti ed utili.

Puoi modificare le impostazione dei cookies nelle sezioni a sinistra.

Una versione estesa della nostra privacy policy invece è visionabile al seguente indirizzo Privacy Policy