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Di Virgilio Iandiorio

Nelle grandi calamità, naturali o provocate, a soffrire sono i bambini. Perché togliamo ad essi quanto di meglio e sublime hanno: la fantasia. Un classico della letteratura iraniana contemporanea è il romanzo Suvashun di Simin Daneshvar, edito nel 1969, traduzione italiana 2018. Gli eventi narrati si riferiscono agli anni della seconda guerra mondiale, a cui l’Iran non aveva preso parte; il titolo significa compianto per Siavassh, una cerimonia che si svolgeva ogni anno a fine raccolto. Nel romanzo si legge la storia (come una fiaba) di una bambina che amava le stelle:” C’era una volta una bimba di nome Mina. Era l’unica bambina a piangere quando le stelle non si facevano vedere in cielo. In tutta la mia vita non ho mai visto un bambino piangere per questo. Solo lei. Quand’era piccina, la mamma la prendeva in braccio e le indicava il cielo dicendo:” Lunina, lunetta, lunà, vieni in braccio a Minà”, e così Mina s’innamorò del cielo. E ogni notte nuvolosa la piccola piangeva per le stelle, sperando che quella sciattona dello loro domestica, che perlopiù spargeva la polvere di stelle di qua e di là, spazzasse il cielo rendendone visibile qualcuna. Ah, ma se spazzava la mamma, lei raccoglieva luna e stelle, le poneva in un sacco di cui cuciva l’imboccatura e lo nascondeva nella credenza. Mina aveva capito e, alleandosi con la gemella Marjan, aveva rubato le chiavi della dispensa alla mamma e se le portava a letto.

Senza quelle chiavi le due bimbe non riuscivano a dormire. Non ho mai visto nessun altro bambino pensare tanto alle stelle. E non ho mai visto una città in cui tu possa nasconderle nella dispensa”. Azar Nafisi, scrittrice iraniana contemporanea, che vive negli USA, ha pubblicato nel 2014 La repubblica dell’immaginazione: “Quanto è facile per i bambini passare dalla realtà alla fantasia e viceversa. I fanatici hanno molte facce, possono lanciare anatemi, uccidere e mutilare nel nome del progresso, della libertà o di Dio. Ma non possono rubare i nostri ideali. Ma se c’è una cosa che non dovrebbe essere negata a nessuno, ricco o povero, è l’opportunità di sognare. I toni sguaiati dei media e dei politici alimentano una mentalità pugilistica, e noi cittadini diventiamo semplici spettatori, con emozioni e sensazioni da stimolare costantemente in una sorta di scarica adrenalinica che ci trasforma in astanti passivi, dipendenti da questo gioco. Io mi oppongo all’idea che la passione e l’immaginazione siano superflue, che le discipline umanistiche non servano a niente dal punto di vista pratico o pragmatico, e che quindi debbano essere subordinate ad altre materie più utili. Quando i padri fondatori (degli USA) concepirono questa nuova nazione, capirono che l’istruzione dei suoi cittadini sarebbe stata fondamentale per la salute del loro progetto democratico. Naturalmente avevano sperato che un giorno tutti gli americani al di là del loro patrimonio o del ceto, avessero la possibilità di leggere Tacito e Cicerone”.

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