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Fate presto, Vocaturo racconta il terremoto dell’Irpinia: una terra attraversata da ferite mai sanate

Uno sguardo inedito per raccontare il terremoto dell’Irpinia del 1980 attraverso la voce della terra stessa, che irrompe come narratore e carnefice. E’ l’idea da cui nasce “Fate presto” di Gloria Vocaturo, romanzo corale che attraversa Napoli e l’Irpinia. E’ la stessa autrice a spiegare in un’intervista la sfida da cui nasce il libro

Come nasce l’idea di dedicare un libro al terremoto del 1980?

L’idea nasce da una convinzione molto semplice e molto forte: la memoria è responsabilità. A distanza di quarantacinque anni, il terremoto del 23 novembre 1980 non è solo un ricordo storico, ma una ferita ancora aperta. Non si è trattato soltanto di un evento naturale, ma di una frattura profonda che ha cambiato per sempre comunità, territori e destini. Ho sentito il bisogno di raccontarlo perché il tempo rischia di trasformare il dolore in silenzio, e io volevo fare esattamente il contrario. Riportarlo alla luce, senza retorica.

Quale prospettiva hai scelto per raccontarlo?

Ho scelto una prospettiva volutamente insolita: ho dato voce al terremoto stesso.
Non volevo un racconto “da fuori”, distaccato o cronachistico. Far parlare il sisma significa renderlo presenza, non semplice evento: una forza che entra nelle case, nei corpi, nei pensieri, e decide tutto in novanta secondi. È una scelta narrativa forte, quasi crudele, ma necessaria per far sentire al lettore l’impatto emotivo di quel momento, senza filtri.

Hai vissuto sulla tua pelle l’esperienza del sisma?

Non ho vissuto direttamente il terremoto dell’80, all’epoca vivevo a Roma.
Ma quella notte mi è arrivata addosso lo stesso, attraverso le persone che mi stavano intorno. Amici più grandi, mio cugino e tante altre persone partirono subito, creando una vera e propria catena di solidarietà, andando sul posto per aiutare come potevano. Io ho vissuto il terremoto attraverso i loro racconti, il loro coinvolgimento, il senso di urgenza e di impotenza che li accompagnava. È anche da lì che nasce questo libro: da una memoria ereditata, condivisa, che non appartiene solo a chi c’era fisicamente, ma a un’intera comunità che si è mossa, si è stretta, ha cercato di rispondere.

In che modo il sisma del 1980 continua a risuonare nelle vite della gente del Sud?

Risuona nei luoghi incompiuti, nelle ricostruzioni lente, nelle comunità spezzate e ricomposte a fatica. Ma soprattutto risuona nelle persone: in chi ha perso una casa, un familiare, un futuro possibile. Il terremoto è stato uno spartiacque: ha mostrato tutta la fragilità e l’arretratezza del Sud, ma ha anche acceso una straordinaria solidarietà umana. Quel contrasto è ancora vivo, e continua a definire molte storie del presente.

Chi sono i protagonisti del romanzo?

Fate presto! Il terremoto dell’80 è un romanzo corale. I protagonisti sono frutto dell’immaginazione, ma mi sono servita di fatti realmente verificatisi in quei territori e di ciò che quella tragedia ha lasciato nelle persone. Non mi interessava raccontare un singolo eroe o una storia isolata, ma dare voce a una collettività travolta: famiglie, lavoratori, bambini, soccorritori improvvisati, radioamatori, comunità intere che in pochi secondi si sono ritrovate senza punti di riferimento. Ogni personaggio porta con sé una verità emotiva autentica.

Hai scelto di soffermarti in particolare su alcuni paesi della terra irpina?

Sì, il romanzo si sofferma in modo particolare su Conza e Sant’Angelo dei Lombardi, due luoghi emblematici della terra irpina. Conza rappresenta l’impatto più radicale del sisma, la frattura profonda che può cancellare un paese dalla sua forma originaria. Sant’Angelo, invece, è il luogo in cui mi soffermo maggiormente sulla dimensione umana del dolore. È un paese che nel romanzo diventa spazio della sofferenza collettiva, del lutto vissuto in silenzio, della difficoltà di dare un senso a ciò che è accaduto. Attraverso questi luoghi ho voluto raccontare l’Irpinia non come semplice sfondo geografico, ma come una realtà viva, attraversata da ferite che ancora oggi continuano a risuonare nelle persone e nella memoria.

 

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