Spopolamento, restanza, proposte di legge per le zone fragili (interne): il linguaggio della cosiddetta desertificazione si arricchisce sempre di nuove idee.
Tra queste, quella della giunta regionale della Calabria, presieduta dal governatore Roberto Occhiuto, si inserisce nel grande pianeta della questione meridionale, alle prese con il drammatico problema della “fuga dei cervelli”.
Una proposta che fa discutere per la bontà dell’idea ma che, al tempo stesso, si contrappone a quell’antico sistema assistenziale che, nel tempo, ha finito per condannare il Mezzogiorno, segnato da poche infrastrutture e da un lavoro spesso precario.
In sintesi, ecco la proposta calabrese: per trattenere i giovani talenti nello studio ed evitare che recidano il legame con le proprie radici, rendendo ancora più difficile la vita di chi resta, la Regione assicura fino a mille euro al mese a ogni studente che, trovandosi in particolari condizioni, rinunci a emigrare.
Suggestivo anche il nome dell’iniziativa: “reddito di merito”.
Tra i requisiti richiesti agli studenti per ottenere il beneficio, dopo il conseguimento della maturità, figurano la frequenza presso una delle università della Regione Calabria e la regolarità nel percorso di studi, con esami sostenuti e una media elevata.
Altri dettagli sono contenuti nel provvedimento, che potrebbe essere già operativo a partire dal prossimo anno.
A ben riflettere, l’iniziativa regionale si presenta come un incentivo non solo a promuovere il sapere, ma soprattutto a evitare che chi lascia il proprio territorio, nella maggioranza dei casi, non vi faccia più ritorno.
Gli studi realizzati a sostegno di questa tesi da parte delle università calabresi indicano cifre e motivazioni relative all’emigrazione intellettuale che, solo nel periodo compreso tra il 2015 e il 2025, testimoniano un preoccupante saldo migratorio negativo.
Il provvedimento merita grande attenzione, non fosse altro che per l’entusiasmo che attraversa il mondo del sapere e quello istituzionale. Tanto da far dichiarare con orgoglio al governatore Occhiuto, intervistato nel merito:
“Siamo i primi a farlo davvero”,
per combattere il sottosviluppo e l’emigrazione.
Un messaggio che suona quasi come un invito al governatore della Campania, Roberto Fico, a seguire la traccia calabrese.
Sebbene proprio Fico, sin dal suo insediamento, e ancora prima, abbia posto tra le priorità dell’azione regionale la questione dello spopolamento delle zone interne, per la quale sono in itinere iniziative di notevole interesse.
La domanda che avanza, e che ancora non trova risposte sufficienti, è semplice quanto decisiva: perché i giovani vanno via?
Non è forse vero che l’emigrazione intellettuale, a differenza di quella generalista e ben più consistente del dopoguerra, vive oggi in un contesto di grande disagio, dovuto all’emarginazione e alla difficoltà di socialità, in territori privi di servizi essenziali: trasporti, scuole, presìdi burocratici?
Luoghi in cui il solo pensiero di vivere in modo diverso, disponendo di infrastrutture adeguate e di un lavoro non precario, spinge il giovane verso una fuga spesso senza ritorno?
Se questo ragionamento ha un minimo di fondamento, l’iniziativa della Regione Calabria potrebbe apparire come un “pannicello caldo” per curare una ferita ben più profonda.
Lo stesso “reddito di merito”, idea generosa e potenzialmente capace di mettere in moto un percorso virtuoso, mostra tuttavia il limite di non riuscire da solo a risolvere la complessità del problema dello spopolamento.
Rischia, in definitiva, di trasformarsi in una misura assistenziale dal segno rovesciato, probabilmente avviata verso qualcosa di già visto.


