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Giustizia e dintorni, calcio scommesse: che strano

Strano. Molto strano. È strano che ad essere invischiati nell’ultimo “stress test” per il calcio italiano siano calciatori della stessa classe, le promesse, i rampolli della Federazione.

Ragazzotti con un ottimo futuro davanti, tantissimi soldi sul conto corrente ed una smodata, sfrenata, incontrollabile voglia di infrangere uno dei pochi capisaldi dell’ordinamento calcistico, dello statuto dello sport, del loro codice di giustizia: è fatto divieto a tutti i soggetti dell’ordinamento federale di effettuare o accettare scommesse, lecite o illecite, che abbiano ad oggetto incontri ufficiali organizzati dalla FIGC, FIFA e UEFA (scommesse di dirigenti e calciatori sul calcio, per intenderci).

Che strano, dunque. Se andiamo a verificare l’età e la carriera di ciascuno, appartengono tutti alla stessa risma anagrafica ovvero al medesimo gruppo di genere: le nuove stelle, gli eletti, i beniamini del giornalismo nostrano, cocchi della Federazione ed orgoglio degli agenti sportivi.

Strano, molto strano, anche il giudizio che la vulgata, i soloni del calcio, hanno immediatamente espresso, e che i più vorrebbero che sia: un bravata di quattro ragazzini. Siamo proprio certi che siano coinvolti loro quattro e gli altri quattro no? Il rischio è che la stranezza sia spia di una moda, piuttosto che di un inciampo. Un fiume carsico che scorre, a nostra insaputa, tra le nuove star italiane del calcio mondiale. In altre parole, un modo di fare, di agire e di pensare. Altro che.

Tutto strano. Strano anche che si pensi di giustificare o di attenuare le responsabilità di uno, di pochi o di tanti, buttandola sul patologico.

Se si è malati e ti accorgi – ma qui, però, bisognerebbe concretamente averla la possibilità di accorgersene – che madre natura ha voluto concederti in via esclusiva una dote che consente di camminare in un mondo lastricato d’oro e di avere una montagna di soldi che nessuno guadagnerebbe se pure rinascesse mille volte, la ludopatia te la curi prima dell’ascesa, non dopo la caduta.

Ma poi, perché è tanto strano che sia annoverata tra le ragazzate?

Per la stessa ragione per la quale appare strano ai più, molto strano, che Gatti, difensore centrale e giovane promessa del calcio italiano, qualche settimana fa, tiri un “no-look”, un calcio al pallone senza nemmeno guardare, e segni un gol, non nella rete degli avversari bensì nella sua, con il portiere lontano mille miglia dalla porta.

Che strano! E Matturro? Giovane difensore centrale, altro enorme prospetto, che la butta nella sua rete a pochi minuti dalla fine, chiudendola in pareggio. Con Silvestri, portiere dall’altra formazione, che la passa al giovane attaccante avversario per saggiarne le virtù ed il test finisce male, incassando un clamoroso gol.

Cosa dovremmo pensare, allora, di tutte le ammonizioni ed espulsioni, sulle quali vengono settimanalmente giocati milioni di euro e che puntualmente si verificano con modalità incredibili, cioè “non credibili”: un’inutile randellata sulle ginocchia a centrocampo o un’attesa ingiustificabile prima di uscire, dopo essere stato sostituito. Che strano!

Ecco il senso di quella regola su cui poggia e fa quadrato il gioco, non solo del calcio. Ecco perché non è, e non potrà mai essere, “una bischerata”: ogni comportamento, strano o meno strano, genererebbe il dubbio che sia un trucco. Non posso non chiudere, orbene, con quella più strana, tra le bischerate, ovviamente.

Luciano Spalletti, uno degli ultimi grandi filosofi del nostro tempo, nella conferenza stampa di ieri, prima di Italia-Malta, ha chiccheggiato alla sua maniera: cari ragazzi, dovete sapere che siete famosi; di conseguenza dovete stare attenti, in particolar modo agli sciacalli, spioni senza alcuna morale e dignità, che vi seguono e vi osservano con lo scopo di diventare famosi come voi.

Per la serie: fatelo, ma senza farvi vedere. Ci stanno gli sciacalli, loschi figuri che, in cerca di pubblicità, vi spiano e, piano piano, alla lunga, vi scoprono. Che strano, anzi: che bischerata!

Gerardo Di Martino

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