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Giustizia e dintorni: abuso d’ufficio, che paura

di Gerardo Di Martino *

Di cosa parlare, in questo rovente fine settimana, se non dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio? E infatti di questo discutiamo.         

Favorevoli, contrari, indecisi. Con chi stare?

 Bah, direi con tutti e con nessuno. Con tutti, perché ciascuno dice qualcosa di vero. Con nessuno, perché tutti non la dicono tutta.

 Partiamo da qualcosa di indiscutibile: eliminare il delitto di abuso d’ufficio – perché i Sindaci o i funzionari temono di firmare i provvedimenti – è una delle più grandi stupidaggini mai sostenute, e ripetute, da quando la società ha iniziato a comprendere che lo Stato abusa del suo potere ed il cittadino subisce, inerme.

L’abrogazione di questa diga può mai essere, secondo voi, uno dei puntelli di una riforma liberale? Dipende da cosa intendiamo per liberale, mi direte. Ed infatti, che può mai significare “liberale”?

Semplicemente la capacità di uno Stato di (auto)comprendere che, da un lato, la sua forza è smisurata rispetto a quella di tutti noi; e che, d’altro canto, esistono diritti della persona che ci accompagnano per il solo fatto di essere nati: lo Stato non li deve attribuire, ma semplicemente riconoscere.

 Se questo è, e questo è, cosa avrebbe di liberale l’eliminazione del caposaldo di questo pensiero? Cosa ci sarebbe di liberale nell’eliminazione della punizione di uno Stato che abusa per il tramite dei suoi funzionari o rappresentanti?!? Bah.

 La questione è molto più sottile e per tanti tratti pure nascosta, come ben sa chi segue questa rubrica.

Che ne dite se invece di eliminare l’argine, lo estendiamo a tutti gli Uffici? Perché il problema è proprio questo: fino a quando nell’abuso non rientrerà chi decide se c’è abuso, difficilmente potremo assistere ad una interpretazione rigorosa dell’abuso (fine primario, a quanto sembra, del Legislatore).

 Anziché depennare, dunque, rafforziamolo. Come? Annoverando nell’abuso pure chi, abusando, ha il potere di stabilire che c’è stato abuso. E come per magia otterremo una norma fedele al suo scopo, tassativa e rispettosa della legalità. Ci volete scommettere?

 Ah, scusatemi, dimenticavo. Chi intendo? Ma la magistratura, ovviamente.

* avvocato

 

 

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