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Giustizia riparativa, Scarlato: necessaria per restituire dignità ai detenuti

La giustizia “riparativa” può essere una soluzione per il reinserimento sociale dei detenuti? E’ stato il tema cardine dell’incontro che si è svolto nella giornata odierna presso la casa circondariale di Avellino. A prendere parte al confronto, moderato da Gianni Colucci,  il procuratore della repubblica Domenico Airoma, il presidente della sezione penale del tribunale Giampiero Scarlato, il padre gesuita Mario Picech, il Garante dei detenuti della Provincia di Avellino Carlo Mele.

La professoressa Perna ha spiegato come la giustizia riparativa rappresenti uno strumento per offrire dignità e un futuro ai detenuti, con l’obiettivo di garantire loro una inclusione nella società. Don Mario Picech si è soffermato sulle realtà delle carceri del Messico: “le condizioni in cui vivono i detenuti delle prigioni messicane sono molto più dure di quelle dei luoghi di pena italiani, ho dovuto assistere quasi 400 detenuti alla volta, senza poterli sostenere in maniera adeguata. Tutto questo, malgrado l’attuazione di percorsi di rieducazione al mondo del lavoro. Tanti gli imprenditori che selezionavano la manodopera proprio nelle carceri. In questo modo tanti hanno trovato una strada alternativa a quella della criminalità”.

Ha proseguito deciso: “A San Vittore la realtà è differente perché non entro in contatto con tutti i detenuti ma solo con quelli aderenti ad un percorso specifico. Ciò mi fornisce l’opportunità di conoscerli ed entrare in empatia con loro, conosco le loro storie, le loro tribolazioni e posso offrire un contributo più adeguato. Bisogna agevolare il reinserimento sociale dei detenuti con dei progetti che iniziano nelle carceri e si concludono all’esterno. Oggi esistono tante realtà che operano in questa direzione ma bisogna garantire una vera integrazione sociale. La società deve smetterla di considerare i detenuti come dei problemi, si preoccupi piuttosto di tenere conto delle loro storie, di cercare un modo per potenziare dei percorsi di integrazione nella comunità. Questa è la mia idea di giustizia, non quella che si preoccupa di chiudere in una cella un uomo e lasciarlo a marcire lì”.

Anche il giudice Scarlato ha sottolineato l’importanza della “giustizia Riparativa”, non senza evidenziare alcune criticità: “Auspico che nei prossimi anni si riescano ad ottenere risultati incoraggianti su procedimenti di giustizia alternativa che vadano oltre le classiche pene previste dal nostro ordinamento giuridico. La realtà che vivo ogni giorno nelle aule di tribunale però mi lascia perplesso. Una prova del mio scarso ottimismo? La mole di processi legati a ricorsi e querele per fatti anche banali che potrebbero essere risolti con un po’ di buon senso. Il percorso sarà lungo per poter ottenere dei veri risultati, bisogna operare insieme con la sinergia di tutti gli organi di giustizia, non basta solo crederci”.

A chiudere l’incontro la direttrice della Casa Circondariale di Bellizzi Rita Romano che ha ringraziato tutti i partecipanti, ribadendo il ruolo fondamentale di ognuno per il raggiungimento di traguardi importanti “Ciò che emerge dall’incontro è la  difficoltà di attuare percorsi di giustizia riparativa. Viene da chiedersi, se un domani venisse formulata una norma che preveda tali percorsi per la riabilitazione nella comunità, come reagirebbero i detenuti e i cittadini?. Si corre il rischio di affidarsi troppo al buon senso, tralasciando potenziali ricadute legate a reati minori. Ma poi come reagirebbe la collettività in vista di tali processi? Si dovrebbe partire dal perfezionamento del sistema legislativo attuale”. Luis Gentile

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