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E ora come farò senza di te. Per me sei stato il figlio in più, colui che ha vissuto con la stessa passione questo mestieraccio che insieme a tanti traguardi fa suonare anche, a volte drammaticamente, le campane a morte. Caro Igor ho sperato fino all’ultimo che potessi risparmiarmi questa lacerazione che mi coinvolge fino al punto da ritenere inutile il tempo che mi resta da vivere. E’ questo che sento nell’anima come colui che d’improvviso perde l’orienta – mento, vacilla nelle certezze, si chiede se il brano della vita che il Signore ci consente può essere così crudele. Figlio e amico, timoniere discreto del Corriere che con te è nato e vive grazie ai tuoi rapporti, al tuo lavoro immenso che ci ha consentito di guardare avanti sempre con la schiena diritta. Lo so, collaborare con me è molto difficile. Forse perché ho conosciuto tempi in cui l’informazione si svolgeva in modo diverso, con sacrifici straordinari e un’etica che purtroppo si è sfarinata nel percorso che conduce fin ai giorni nostri. Mi avevi capito e perdonavi anche le mie eccessive pretese. Che faccio, cado nella retorica del non “c’è più”? Non me lo perdoneresti, avendo conosciuto la tua immensa bonomia, la tolleranza, la non comune sensibilità nel desiderio di comprendere gli altri, anche quando non si era d’accordo. Stasera mentre scrivo ho il cuore a pezzi, vedo il tuo studiolo illuminato e penso che tu stia lì ad onorare la tua professione. Non posso credere che non sia più così. Non posso immaginare che le mie urla affinché tu mi raggiungessi nella mia stanza si possano disperdere tra le scrivanie di una redazione vestita a lutto e in queste ore bagnate di lacrime. Non esagero. Sento il dovere di ringraziarti per tutto quello che hai fatto con grande umiltà. La stessa che ti sei imposto come scelta di vita. Tu architetto di talento assumerti la responsabilità di un settore che qui da noi è visto come un favore personale e non come un servizio. Sento, da padre, di ringraziarti per tutto quello che hai fatto per Simona, figlia mia, tua compagna di vita, alla quale hai dedicato il tuo saper essere angelo custode. Sento di ringraziarti per tutto ciò che mi hai insegnato, che hai fatto per il giornale. Per me non sarai mai morto. Il maledetto Covid che ti ha portato via stavolta ha perduto la sua battaglia. Perché in me, in noi, sei e sarai sempre vivo.

gianni

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