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Grisaglia e spiragli, Prebenna e la memoria della città di Ariano

Virgilio Iandiorio

Il titolo del libro di Nicola PrebennaGrisaglia e spiragli”, edito dalla Delta 3 alla fine dell’anno appena trascorso, non tragga in inganno il lettore. Perché la grisaglia, nell’intestazione dei venti racconti, che compongono il libro, è l’abito della tradizione. Nicola Prebenna si veste, metaforicamente, in grisaglia, in abito di colore grigio che si indossa per le occasioni di un certo interesse, affinché la sua narrazione sia più adeguata al paese e ai suoi personaggi. E poi ci sono gli spiragli, aperture piccole quanto si vuole, ma che lasciano passare aria e luce. Come a dirci di non disperare perché nulla è perduto del nostro tempo, perché «Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma», come diceva Antoine-Laurent de Lavoisier.

La biografia del nostro autore si confonde con quella della città, Ariano Irpino, in cui è nato e vive. Le amicizie nate tra i banchi della scuola elementare che si tengono vive anche negli anni delle superiori e dell’università. La partecipazione alla vita politica del paese. “La mia prima scelta politica – scrive Prebenna- fu la Democrazia Cristiana. E anche quando non ritenni di continuare ad essere politicamente impegnato nella DC, sono sempre rimasto legato ad una visione dell’impegno che si ispira ai principi evangelici… Ed ho continuato poi a confrontarmi con la realtà come spirito libero e mente critica, divenendo forte sostenitore di una visione etica della politica (Cronaca di un amore mai nato, p.133).

Nella vita politica dei nostri paesi non sono mai mancati momenti di grande ilarità, che travalicavano i confini ideologici. “Era divenuto un ritornello, brandito a mo’ di minaccia per gli altri e a mo’ di conforto per se stessi Adda vinì Baffone. Una buona fetta della popolazione non si sbilanciava: guardinga, timida e sorniona, s’incuriosiva, chiedeva, s’informava, non si esprimeva e non si schierava (Pane sì, lavoro niente, p. 18). Durante un’accesa consultazione elettorale “Era stata annunciata la visita (ad Ariano) dell’onorevole socialista Cacciatore, sottosegretario alla poste del governo Parri, per un comizio”(Ibidem, p.19). Un gruppetto di giovani amici pensano di fare uno scherzo. “Chiamiamo Splendore [il sempliciotto del paese che non sa né leggere né scrivere] gli diciamo che domani viene il sottosegretario delle poste e, anche se è socialista, è una persona che può fare del bene alla città, gli promettiamo un pranzo alla trattoria ed è fatta… gli diciamo di mettersi in prima fila con un cartello bello grande su cui scriveremo qualcosa di divertente, tanto lui non sa leggere”. Sul cartello era scritto: Pane sì e lavoro niente. “No, compagni, -gridò dal palco il sottosegretario- non è possibile pretendere il pane senza lavorare. Sì, leggo bene: Pane sì e lavoro niente! Assurdo cari compagni”. Vedendo che si metteva male, Splendore se la diede a gambe levate.

Tra le principali festività che scandiscono la vita nei nostri paesi il Natale è quella più sentita:” Con il passare del tempo, a seconda dei momenti, ora il Natale l’ho vissuto con intensità di fede e di festa, ora in tono minore. Al presente avverto sempre più prepotente il bisogno della testimonianza cristiana ed è naturale che viva con particolare intensità e partecipazione la rievocazione delle principali tappe della vita di Cristo” (Il Natale di una vita, p.70)

C’è il ricordo di personaggi illustri della città, come il prof. Fedele Gizzi “Un uomo di spirito nobile e di sani principi con cui non poche sono state le occasioni per incontrarci, stimarci, confrontarci. E’ stato un uomo di scuola, preside, politico con occhio attento e di riguardo per gli umili sindaco, presidente della Provincia e della Comunità Montana, amante del teatro e vicino ai giovani di belle prospettive e dai progetti ambiziosi” (Il professore gentiluomo, p. 72)…Ricordo anche il triste e umiliante episodio della carcerazione, quando, presidente della Comunità Montana, fu accusato di una gestione poco attenta e di avere profittato a fini personali del fondi della Comunità. Fu poi scarcerato, prosciolto lui e tutti gli incriminati da ogni accusa, ma l’esperienza terribile del carcere lo aveva sconvolto e profondamente turbato” (Ibidem, p.78)

Protagonista vero di tutti i venti racconti è Nicola Prebenna, che sembra trarre le storie dal suo diario, scritte in momenti diversi, ma con lo scopo di raccontare la storia del suo paese e della sua gente, non lasciarla cadere nell’oblio.

 

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