di Virgilio Iandiorio
Nel Centro Pastorale San Francesco di Ariano Irpino, ieri, sabato 18 aprile, hanno discusso con Nicola Prebenna del suo ITINERARIO POETICO-LETTERARIO, Floriana D’Ambrosio, Presidente del Rotary Club Avellino Est Centenario, Mons. Sergio Melillo, vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia, e Michele Ciasullo, Consigliere dell’Ordine dei Medici di Avellino.
Per chi conosce la poesia e gli scritti di Nicola Prebenna questi incontri del poeta con la sua città sono l’occasione propizia per rileggere le sue opere e riflettere su quanto in esse è contenuto.
I componimenti poetici di Nicola Prebenna sono come una retrospettiva: rivedere il film della propria vita di uomo e di poeta, fotogramma per fotogramma; ripercorrere le vie di come si è venuto formando questo universo di parole che è stato letto, riletto, assorbito, elaborato, rifatto, alla maniera sua, di Nicola Prebenna, come può fare chi ha la consapevolezza che attingere le vette della poesia è arduo.
Nella nostra vita c’è un “prima” che noi diciamo “la nostra storia”. C’è un “adesso”, che è l’ora che scorre velocemente. Noi vorremmo parlare del “dopo”. Il “dopo” è la nostra immaginazione, le nostre rimozioni, la nostra prefigurazione; esso è letteratura, filosofia, fiction. Il “dopo” offre inquietudine, oppure l’idea del riposo. Con il “dopo” la maggior parte della gente convive irriflessivamente. E così la mattina, quando ci svegliamo e diciamo “buongiorno”, noi pensiamo inconsciamente alle cose che sono “dopo”.
Nicola Prebenna non si sente poeta-vate, o poeta-veggente che sa interpretare i segreti celati nella natura e nell’animo dell’uomo, e svelare agli umani il mistero del reale. Nicola Prebenna sente la comunanza con gli altri uomini, condividendo con essi uno stesso destino di sofferenza. Il suo piacere consiste nel sapere suscitare nei lettori attraverso i suoi versi, quelle angosce intime che ogni essere umano condivide e in virtù delle quali si riconosce uomo.
Quella di Nicola Prebenna è una poesia schietta e franca, che schiva la verbosità e il languore, evitando anche la retorica di una militanza solo parolaia, ma vuota di riflessione.
La capacità di scrivere con semplicità e chiarezza, è una qualità che si ottiene con lo sforzo e la pratica. E Nicola Prebenna mostra con i suoi continui riferimenti di averla imparata dai grandi poeti. La continuità con i poeti delle generazioni passate si è, però, innestata in lui con il desiderio di novità nel campo della poesia.
Il porre in evidenza tale connessione sollecita ad uscire da facili luoghi così radicati nella mentalità comune, primo tra tutti, che la poesia sia un semplice sfogo dell’animo, qualcosa di inessenziale nella vita e che al massimo possa essere un orpello, un passatempo decorativo, sempre più inutile perché sorpassato da altri passatemi sempre più accattivanti, o, peggio ancora, che essa sia utile solo a riempire i ritagli di tempo libero. Tempo libero da che cosa? O da chi?
Il nostro poeta di Ariano così sintetizza la lezione che abbiamo ricevuto dalla pandemia che ci ha colpito alcuni anni fa: “Auspicio è che rasserenato torni l’animo/ e, mite fatto, a più lodevoli imprese si volga,/ freno ponendo alla brama di possesso,/ alla corsa folle verso la conquista/ spericolata di danaro e alla vocazione/ antica dell’inganno a danno dei fratelli”.



