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“Guerra” tra bande al carcere di Bellizzi e detenuto ridotto in fin di vita, ecco la ricostruzione del raid punitivo

E’stata eseguita, stamattina, un’’operazione della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Avellino, con l’esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Avellino, nei confronti di 11 soggetti, gravemente indiziati, allo stato delle indagini, di “tentato omicidio aggravato” di un detenuto presso la Casa Circondariale di Avellino, realizzato nell’ambito di una rivolta degli stessi detenuti e conseguente alla contrapposizione tra due distinti gruppi criminali all’interno del penitenziario irpino.

Le indagini condotte dal personale della Polizia Penitenziaria sin dall’immediatezza dei fatti, hanno portato anche alle prime iscrizioni nel registro degli indagati. Dodici detenuti per cui il pm che coordina gli accertamenti, il sostituto procuratore Luigi Iglio, ha firmato un’ informazione di garanzia e una notifica del sequestro e del deposito degli atti relativi allo stesso. In buona sostanza si tratta di materiale rinvenuto nel corso delle perquisizioni eseguite poche ore dopo il raid e consistente in scarpe, tute, scaldacollo che potrebbero presentare tracce utili, ed essere dunque oggetto di appositi rilievi del Dna del  soggetto aggredito per identificare i detenuti che si sono resi autori del raid.

Le accuse provvisoriamente contestate ai dodici va dal tentato omicidio a quella di resistenza a pubblico ufficiale. Gli agenti della Polizia Penitenziaria vennero “bloccati” per consentire che il raid punitivo fosse portato a compimento. Una vicenda inquietante, quella avvenuta nel penitenziario avellinese, su cui l’ Ufficio inquirente guidato da Domenico Airoma e la Sezione specifica che si occupa dei reati e della “criminalità intramuraria” sta lavorando per dare una risposta dal punto di vista Investigativo, anche per collocare il contesto e gli episodi collegati alla brutale aggressione avvenuta dietro le sbarre. Nei giorni successivi al raid punitivo una cinquantina  di detenuti della Sezione Alta Sicurezza è stata trasferita in altre strutture Penitenziarie.

Si attende anche di comprendere l’evoluzione clinica del venticinquenne detenuto per ora ricoverato alla città ospedaliera  Moscati di Avellino. Chi ha materialmente compiuto il raid e  i mandanti  restano le domande a cui le indagini e gli accertamenti che saranno compiuti nei prossimi giorni potrebbero dare una risposta.

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