Sarà inaugurato giovedì 25 giugno 2026 alle ore 18.30, presso il Museo Lercaro in via Riva di Reno 57, Bologna, LA PERSISTENZA DEL MOSAICO il quarto progetto dell’Osservatorio sull’arte 2026, dedicato all’attività dell’artista irpino Felice Nittolo, ravennate d’adozione.
La mostra, a cura di Daniele Torcellini, presenta negli spazi della Project Room una selezione di opere che attraversano oltre cinque decenni di ricerca, dalla fine degli anni Settanta a oggi, mettendo in evidenza alcune delle principali linee sperimentali attraverso cui l’artista ha ridefinito il rapporto con il mosaico, inteso non soltanto come tecnica o tradizione, ma come linguaggio aperto alla reinvenzione.
Nato a Capriglia Irpina nel 1950, Nittolo si trasferisce a Ravenna nel 1968, attratto dalla possibilità di confrontarsi con la cultura musiva della città. In quegli anni, Ravenna rappresenta un contesto particolarmente fertile per il mosaico contemporaneo, sospeso tra la continuità con la tradizione bizantina e le spinte sperimentali che, a partire dal secondo dopoguerra, ne avevano progressivamente ridefinito codici, materiali e possibilità espressive. All’interno di questo scenario, l’artista sviluppa una pratica autonoma e radicale, caratterizzata da una costante tensione verso il superamento dei limiti disciplinari del mosaico.
La mostra La persistenza del mosaico intende restituire alcuni momenti significativi di questa ricerca, evidenziando la libertà con cui Nittolo ha attraversato il linguaggio musivo, alterandone ritmi, materiali e processi operativi. Dopo la presentazione di un inconsueto paesaggio del 1977, il percorso espositivo prosegue con le opere della serie A-ritmismo (1984-1985), che segnano l’inizio della stagione più sperimentale dell’artista. In questi lavori gli smalti vetrosi vengono frantumati in schegge e polveri cromatiche, disseminati su superfici materiche e posti in relazione instabile con interventi pittorici sottostanti. Il mosaico perde così la propria regolarità compositiva tradizionale e si apre a una dimensione gestuale, informale e processuale. Accanto a queste opere, la mostra presenta alcuni lavori appartenenti alla serie Vestigia, avviata nel primo decennio del Duemila. Qui l’attenzione dell’artista si concentra sui materiali residuali di operazioni di strappo di mosaici pavimentali antichi. Le tele di juta recuperate sono trasformate in opere autonome. Le superfici conservano impronte, lacune e sedimentazioni che evocano il mosaico per assenza, come memoria negativa delle tessere e dei loro andamenti. A chiudere il percorso sono alcune opere recenti dedicate alla sperimentazione sull’alluminio, materiale che Nittolo manipola attraverso processi di fusione, colatura e raffreddamento. Le forme ottenute – agglomerati metallici, gocce solidificate, micro-sculture fluide – instaurano un rapporto concettuale e operativo con il mosaico, richiamandone i processi laboratoriali e suggerendo nuove possibilità di articolazione della materia.
L’allestimento della mostra accompagna visitatrici e visitatori attraverso differenti stagioni della ricerca dell’artista, mettendo in dialogo opere lontane nel tempo ma accomunate da corrispondenze ideali, materiali ed estetiche. Ne emerge il ritratto di una pratica artistica che, pur confrontandosi costantemente con la tradizione musiva ravennate, ne sovverte le convenzioni, riaffermando il mosaico come territorio di continua sperimentazione contemporanea.
Il progetto ha il patrocinio del Comune di Ravenna e fa parte di Bologna Estate 2026, il cartellone di attività promosso e coordinato dal Comune di Bologna e dalla Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.
INAUGURAZIONE
Giovedì 25 giugno ore 18.30. A seguire brindisi nel Giardino delle Arti offerto da I sapori italiani, un’azienda artigianale a conduzione familiare che dal 1999 si occupa della produzione di prodotti alimentari. I sapori italiani consegnano i prodotti a grossisti e rivenditori sul territorio nazionale e servono la Grande Distribuzione Organizzata.


