AVELLINO – La Via Campanina dell’Età Antica, 5/6 Secolo, che dalla Villa di Somma Vesuviana conduceva in Avellino e proseguiva per Benevento passava ai piedi del Partenio. E’ l’ultima scoperta dello storico editore Arturo Bascetta che, documenti dell’Archivio nazionale di Firenze alla mano, conferma una sua vecchia ipotesi.
Il ponte angioino dei Mignolli (frazione di Arpaise) limite papalino del territorio fra la Starza di Pietrastornina e la Tufara di Altavilla è il testimone di questa lunga vicenda che collegava la via Nolana Campana, post-romana, con la Via Regio II dei Latini, detta Major, proveniente da Nocera, Pellezzano, Atripalda, Prata e diretta a Benevento, confusa per grave errore con l’Appia Antica, dagli storici. Lungo il Sabato i telai del Trecento lavoravano il gelso nero dei coloni sofiani beneventani coltivato da Ceppaloni a Piantedosi per la produzione della canapa e della seta di Benevento. Essa fu poi usurpata dal Re di Napoli e ceduta ai banchieri di Firenze che vi insediarono un fattore Toscano nei magazzini doganali tra San Giovanni e Altavilla. La lanugine veniva lavata nelle vasche sfornate forse a Furmo e conservata nei grottoni della Tufara di Altavilla e, dopo la lavorazione, prendeva la via di Firenze sotto i nuovi padroni disposti dal Re di Napoli, al seguito dei banchieri dalla Toscana. Con i Fiorentino passarano diverse famiglie che erano dalla parte del Papa, specie quelle di Tommaso Piantedosi e Matteo di Arpaise, quando tutto divenne del Re. Qui il Maresciallo Generale del Regno, Giovanni Della Leonessa, fece deviare il corso dell’Abellola che provocò la piena a imbuto a Starza che mutò il tratto del San Martino per scippare Pietrastornina al Papa di Avignone nel 1317. «Ringrazio il prof.Carmine Cafasso – dice Bascetta – per la splendida passeggiata tra i i ruderi emersi nell’antica Piana di Starze. I libri contabili e i registri di cassa della compagnia dei Bardi a Firenze confermano la centralità logistica del Ponte Mignoli, identificato dai mercanti toscani come lo snodo viario obbligato in cui le strade uscivano dalle zone umide e paludose della Starza per raccordarsi alla via piana diretta a Napoli, facendo, in sostanza, la stessa via dell’antico acquedotto e del nuovo, come ancora oggi testimoniano le vasche dell’acqua disseminate sul territorio». Bascetta, carte alla mano, cita i documenti rinvenuti a Firenze, dove i banchieri scrivono che pagarono «per la scorta dei nostri messi a Ponte Mignoli, dove la strada esce dalla Starza, aspramente contesa tra le grandi abbazie dell’enclave e il Maresciallo del Giustizierato che in quel 1317 porterà Altavilla, S.Angelo a Scala e Pietrastornina in Regno di Napoli. In una pergamena datata novembre 1317, le autorità monastiche denunciano l’erezione abusiva di una massiccia palizzata in legno (Torre) eretta dagli sgherri feudali nel punto esatto di congiunzione tra la Tufara di Altavilla e i confini di S.Angelo a Scala, finalizzata a movimentare i carichi di zolfo dalle fosse estrattive verso la Starza, aggirando le piene invernali del fiume Sabato. Lungo questa pista sopraelevata, i banchieri Bardi stabilirono un banco di pesatura delle merci protetto dalla scorta armata, consentendo al Maresciallo di riscuotere direttamente i diritti di passaggio nel Regno. Dei proventi della seta della Starza di Pietrastornina, quest’anno nulla – dice il Rettore pontificio di Avignone in Benevento- . I coloni della Malfetana non hanno potuto transitare per il costone della Tufara a causa della fortificazione dei soldati. La lavorazione è cessata e la decima è perita nelle mani del Re.
Il ponte angioino dei Mignolli (frazione di Arpaise) limite papalino del territorio fra la Starza di Pietrastornina e la Tufara di Altavilla è il testimone di questa lunga vicenda che collegava la via Nolana Campana, post-romana, con la Via Regio II dei Latini, detta Major, proveniente da Nocera, Pellezzano, Atripalda, Prata e diretta a Benevento, confusa per grave errore con l’Appia Antica, dagli storici. Lungo il Sabato i telai del Trecento lavoravano il gelso nero dei coloni sofiani beneventani coltivato da Ceppaloni a Piantedosi per la produzione della canapa e della seta di Benevento. Essa fu poi usurpata dal Re di Napoli e ceduta ai banchieri di Firenze che vi insediarono un fattore Toscano nei magazzini doganali tra San Giovanni e Altavilla. La lanugine veniva lavata nelle vasche sfornate forse a Furmo e conservata nei grottoni della Tufara di Altavilla e, dopo la lavorazione, prendeva la via di Firenze sotto i nuovi padroni disposti dal Re di Napoli, al seguito dei banchieri dalla Toscana. Con i Fiorentino passarano diverse famiglie che erano dalla parte del Papa, specie quelle di Tommaso Piantedosi e Matteo di Arpaise, quando tutto divenne del Re. Qui il Maresciallo Generale del Regno, Giovanni Della Leonessa, fece deviare il corso dell’Abellola che provocò la piena a imbuto a Starza che mutò il tratto del San Martino per scippare Pietrastornina al Papa di Avignone nel 1317. «Ringrazio il prof.Carmine Cafasso – dice Bascetta – per la splendida passeggiata tra i i ruderi emersi nell’antica Piana di Starze. I libri contabili e i registri di cassa della compagnia dei Bardi a Firenze confermano la centralità logistica del Ponte Mignoli, identificato dai mercanti toscani come lo snodo viario obbligato in cui le strade uscivano dalle zone umide e paludose della Starza per raccordarsi alla via piana diretta a Napoli, facendo, in sostanza, la stessa via dell’antico acquedotto e del nuovo, come ancora oggi testimoniano le vasche dell’acqua disseminate sul territorio». Bascetta, carte alla mano, cita i documenti rinvenuti a Firenze, dove i banchieri scrivono che pagarono «per la scorta dei nostri messi a Ponte Mignoli, dove la strada esce dalla Starza, aspramente contesa tra le grandi abbazie dell’enclave e il Maresciallo del Giustizierato che in quel 1317 porterà Altavilla, S.Angelo a Scala e Pietrastornina in Regno di Napoli. In una pergamena datata novembre 1317, le autorità monastiche denunciano l’erezione abusiva di una massiccia palizzata in legno (Torre) eretta dagli sgherri feudali nel punto esatto di congiunzione tra la Tufara di Altavilla e i confini di S.Angelo a Scala, finalizzata a movimentare i carichi di zolfo dalle fosse estrattive verso la Starza, aggirando le piene invernali del fiume Sabato. Lungo questa pista sopraelevata, i banchieri Bardi stabilirono un banco di pesatura delle merci protetto dalla scorta armata, consentendo al Maresciallo di riscuotere direttamente i diritti di passaggio nel Regno. Dei proventi della seta della Starza di Pietrastornina, quest’anno nulla – dice il Rettore pontificio di Avignone in Benevento- . I coloni della Malfetana non hanno potuto transitare per il costone della Tufara a causa della fortificazione dei soldati. La lavorazione è cessata e la decima è perita nelle mani del Re.



